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Joel Embiid, il pallavolista camerunense alla conquista del basket made in USA

Certe volte è facile capire quale sarà il proprio destino, altre volte invece si capisce solo all’ultimo secondo quale sia la giusta strada da prendere, certe volte non riuscire a realizzare i propri sogni può demoralizzare una persona, talvolta invece può motivarla a fare di più o addirittura portarla a conoscenza di una nuova passione che gli cambierà la vita. Questo è il caso di Joel Hans Embiid, il talentuoso centro freshman dei Kansas Jayhawks originario del Camerun, il cui passato è ricco di esperienze sportive ma nessuna di queste riguarda il basket, scoperto solo molto di recente e per cui è risultato discretamente portato, non per niente il suo coach, il leggendario Bill Self, lo ha definito “un giovane Hakeem Olajuwon”.

Facciamo un passo indietro. Vi anticipo subito che chi scrive questo articolo ha avuto la fortuna di risiedere e lavorare in Camerun per un breve periodo e anche per questo motivo ho potuto percepire meglio la situazione sportiva locale. Dovete sapere che in Camerun ci sono due tipi di religioni, quella che si pratica nei più classici luoghi di culto come chiese, templi o moschee, e c’è quelle che si pratica sul campo di calcio, la squadre nazionale di questo paese infatti è quella che detiene il record per il maggior numero di qualificazioni alla fase finale dei Campionati Mondiali di Calcio (7 se consideriamo anche quella che prenderà luogo in Brasile nel 2014), ha vinto 4 trofei continentali, un oro Olimpico a Sydney nel 2000 in questa disciplina e ha dato alla luce alcuni dei calciatori africani più rappresentativi di sempre come Roger Milla e Samuel Eto’o. Il calcio è la principale via di fuga dalla povertà, significa “farcela”, significa uscire dalla miseria, significa essere pagati e rispettati dai bianchi per giocare a uno sport inventato proprio da questi ultimi. Non è strano infatti trovare decine e decine di persone radunate attorno a uno dei pochi televisori del quartiere per vedere una partita qualsiasi, non importa di quale campionato o di quale categoria, l’importante è vedere una partita. Perché proprio il calcio? Semplice, un po’ è per tradizione, come abbiamo già detto, e un po’ è per comodità: per giocare a calcio infatti non serve nulla, le porte vengono fatte con quello che si trova in giro e la stessa cosa vale per il pallone, per giocare a basket invece servono canestri disposti a una certa altezza, un pallone che rimbalzi e un terreno su cui quest’ultimo può rimbalzare costantemente, non cose facilissime da trovare in un paese incredibilmente povero in cui si alternano mesi roventi ad altri in cui piove ininterrottamente per 20 ore al giorno.

Perché vi dico tutto ciò? Perché anche Joel da bambino seguì la “moda” locale e decise di cominciare a giocare a calcio, ovviamente da attaccante, come Roger Milla e Samuel Eto’o. Il ragazzo però continuava a crescere e ben presto superò i 205 centimetri, certo non era un attaccante molto coordinato, i più lo avrebbero preferito come portiere, ma almeno sui colpi di testa era inarrestabile. Embiid non smetteva di crescere e così il padre Thomas, giocatore professionista di pallamano, lo ha convinto a giocare a pallavolo, sport in cui ha sempre primeggiato anche per il fatto di poter andare a muro senza nemmeno saltare. Embiid era una vera e propria stella della pallavolo camerunense e il padre era convinto che Joel sarebbe diventato un professionista in questo sport ma sappiamo tutti come vanno le cose, i ragazzi più giovani hanno difficoltà a restare concentrati su una singola attività e vogliono provare tutto, ecco perché quando il cugino, quello che gli fece vedere una palla da basket per la prima volta quando Joel aveva 12 anni, chiese a Embiid di accompagnarlo a un camp organizzato dal giocatore NBA e ex UCLA Luc Mbah a Moute, anch’esso camerunense e proveniente dalla capitale Yaoundé proprio come i due cugini, l’attuale centro di Kansas non riuscì resistere e lo seguì.
Mettiamo in chiaro una cosa: non pensiate che Mbah a Moute sia considerato come un eroe locale. Sono pochi i camerunensi che seguono il basket ed è praticamente impossibile reperire immagini della stagione NBA, ecco perché sono pochissimi i locali che conoscono anche solo il nome di Mbah a Moute, almeno questo è ciò che ho constato in loco. Nonostante ciò Joel Embiid era troppo curioso e ha voluto seguire il cugino al camp dell’allora giocatore dei Milwaukee Bucks in cui avrebbe giocato una vera partita per la prima volta. Mbah a Moute notò subito questo magro “perticone” dotato di piedi enormi e scarsa conoscenza delle regole del gioco, Embiid infatti lo impressionò subito grazie alla sua altezza e ai suoi educatissimi movimenti di piedi tanto che l’attuale giocatore dei Sacramento Kings volle parlargli personalmente. Quando alla domanda “Complimenti! Dove hai imparato a giocare?” Embiid rispose “E’ la prima volta che gioco!” a Mbah a Moute cadde la mascella per terra dallo stupore come accadeva nei vecchi cartoni animati e, dopo essersi ripreso, chiese al ragazzone di fargli incontrare i genitori: “vostro figlio deve andare negli Stati Uniti per giocare a pallacanestro, portatelo al liceo ‘Montverde Academy’ in Florida, lo stesso in cui ho giocato io, e vedrete che l’investimento vi ripagherà nel prossimo futuro”.

La famiglia Embiid mette da parte il denaro necessario (forse con un aiuto dallo stesso Mbah a Moute ma questo non possiamo saperlo con certezza) e nel 2011, a 17 anni, Embiid sbarca negli States per giocare la sua stagione da junior a Montverde sotto il leggendario coach Kevin Boyle il quale, vedendolo ancora troppo acerbo, lo fa giocare pochissimi minuti preferendogli il senior Landry Nnoko (anch’esso camerunense e attualmente al secondo anno a Clemson) ma gli insegnò a giocare in post basso e soprattutto gli diede un DVD di Hakeem Olajuwon da esaminare dicendogli “vedi questo ragazzo col numero 34? E’ africano e alto come te, ha i piedi enormi e rapidi come i tuoi ed è diventato una leggenda in questo sport, perché non cerchi di diventare come lui?”
Embiid si allenò tantissimo nell’anno da junior e aveva l’obiettivo di spaccare il mondo nell’anno da senior, per questo decise di lasciare Montverde e iscriversi a The Rock School, squadra che ha condotto al primo titolo statale della sua storia mantenendo una media di 13 punti, 9.7 rimbalzi e 1.9 stoppate a partita.

All’inizio dell’anno da senior Embiid era talmente sconosciuto da non essere nemmeno presente nelle classifiche dei migliori liceali stilate da ESPN.com e Rivals.com anche se le sue prestazioni con i Lions di The Rock School hanno fatto crescere a un livello tale le sue quotazioni da farlo diventare in breve tempo il miglior centro della sua classe e da attirare su di lui le attenzioni di college di prima fascia quali UCLA, Florida, Texas e appunto Kansas che ha poi vinto la lotteria guadagnandosi le prestazioni del ragazzo di Yaoundé.

In queste prime partite con i Jayhawks sta già sbalordendo tutti, tanto che gli addetti ai lavori che lo ritenevano un progetto da tre o quattro anni di college hanno già detto che potrebbe essere scelto in top ten già al prossimo Draft. Sicuramente queste considerazioni sono un po’ azzardate dato che JoJo (è il suo soprannome) è ancora un po’ grezzo, sottopeso e spesso commette qualche palla persa di troppo. Il potenziale però resta qualcosa di incredibile e sicuramente in futuro ripagherà l’investimento della sua famiglia. Dimenticavo, col fatto che JoJo si è trasferito negli Stati Uniti nel 2011 la sua famiglia non l’ha mai visto giocare a basket, almeno fino al 19 novembre, giorno in cui il padre Thomas è finalmente riuscito a raggiungere il campus di Kansas per ammirarlo nella vittoria contro Iona in cui il figlio Joel ha realizzato la prima doppia-doppia nella sua carriera NCAA con 16 punti (tirando 7/7 dal campo), 13 rimbalzi e 2 stoppate.

Joel sarà il nuovo Olajuwon o semplicemente il nuovo Thabeet? Al momento è difficile dirlo anche se sembra molto più vicino al primo. Una cosa però è certa, a Kansas potrà giocare con meno pressione del solito dato che tutti gli occhi saranno puntati su Wiggins, inoltre i Jayhawks sembrano avere un ottimo feeling con i pallavolisti, vi ricordate Jeff Withey, attuale rookie dei Pelicans? Il percorso è stato lo stesso.

Photo: rantsports.com