Emmanuel Mudiay sceglie SMU: è la conferma che sono i coach i simboli dei programmi NCAA

Alzi la mano chi conosce Emmanuel Mudiay. Per chi non lo sapesse Mudiay è uno dei migliori liceali d’America che nel 2014/15 affronterà la sua prima stagione in NCAA, ma allora perché parlarne con così tanto anticipo? Semplice, Mudiay ha preso una decisone particolare, ha infatti firmato il suo commitment con SMU, i Mustangs di Southern Methodist University, una piccola scuola di Dallas in Texas, città natale dello stesso Mudiay. Prima ancora di procedere con ciò che voglio dire però ritengo sia giusto gustarsi un bel video di Mudiay così che anche chi non lo conosce può capire di cosa, o meglio di chi, si sta parlando.

Ovviamente non è la prima volta che uno dei migliori prospetti d’America sceglie di stare nella città natale piuttosto che andare in scuole prestigiose ma distanti da casa, questa situazione però è ben diversa, Mudiay infatti, riconosciuto, per dirlo in breve, come una specie di nuovo Derrick Rose più alto, aveva offerte da Kansas, Kentucky, Oklahoma State e Baylor ma ha deciso di prendere parte al progetto dei Mustangs quasi esclusivamente per seguire coach Larry Brown, leggendario coach con all’attivo tantissimi successi tra NCAA e NBA oltre che famoso per essere l’unico allenatore a cui Allen Iverson abbia mai dato ascolto. Sicuramente la possibilità per una guardia talentuosa di essere allenata da un coach con un tale pedigree è estremamente allettante ma in un periodo in un cui bastano poche partite sbagliate per perdere parecchie posizioni al futuro Draft è davvero una buona idea scegliere una scuola come SMU? Mudiay ha dimostrato di non avere rivali a livello liceale e per questo sembra strano vederlo scegliere una squadra di così basso profilo, SMU infatti non vede il Torneo NCAA dal 1993 e per quanto possa essere forte Mudiay di certo non potrà svoltare totalmente la situazione.

emmanuel-mudiayOvviamente ci sono anche due punti che rendono questa scelta molto interessante e potenzialmente ottima. Per prima cosa va detto che SMU ha lasciato la precedente conference, ovvero la Conference-USA, per approdare nella AAU, la American Athletic Conference che poi non è altro se non la nuova e rimaneggiata Big East e per questo motivo Mudiay potrà almeno confrontarsi con avversari di alto livello come Memphis, Louisville, UConn e Cincinnati anche se non c’è paragone con l’altissimo livello della vecchia Big East. L’altro punto, quello a mio avviso più rilevante, riguarda gli effetti che la scelta di Mudiay (foto a sinistra) avrà sul recruiting dei Mustangs, Larry Brown infatti ha dichiarato che la presenza in squadra del talento di Dallas porterà all’arrivo di un lungo dal valore di almeno 4 stelle su 5 (indice del valore dei talenti liceali secondo i maggiori siti specializzati). A questo punto nasce un dubbio di fondo: l’arrivo di Mudiay è “solamente” una vittoria personale di Larry Brown o un vero e proprio punto di partenza per il futuro del programma? Mi spiego meglio. Se Mudiay dovesse restare un solo anno a SMU allora il programma non beneficerebbe molto della sua scelta ma Larry Brown potrà sempre dire di essere riuscito a portare uno dei più forti e ricercati talenti liceali in circolazione in un piccolo ateneo, se Mudiay invece dovesse restare per due o tre stagioni allora potrebbe davvero rivoluzionare il futuro dei Mustangs con le sue prestazioni, la sua attrattiva su altri liceali e il suo appeal mediatico. Ovviamente tutto va preso con le molle e bisogna dare tempo al tempo, anche O.J. Mayo ai tempi della sua scelta di frequentare USC disse “i campioni non vanno nei grandi programmi, i campioni li creano” ma poi restò ai Trojans per una sola stagione senza cambiare più di tanto la storia della squadra.

In ogni caso Larry Brown può festeggiare per questo commitment ma soprattutto ha dimostrato una volta per tutte l’importanza del coach a livello NCAA, soprattutto nel recruiting e ha ribadito il concetto secondo cui è l’allenatore il vero punto cardine di un programma collegiale vincente. Non ci credete? In estate, durante l’NCAA Italy Tour a Vicenza, ho avuto l’occasione di parlare personalmente con l’intero organico di Rhode Island e St. Joseph’s, due squadre non tra le più famose ma con al timone due allenatori di altissimo livello come Dan Hurley e Phil Martelli, per cui anche in queste occasioni ho potuto incontrare giocatori di altissimo livello che ai tempi del recruitment hanno ricevuto offerto da college ben più prestigiosi ma che mi hanno rivelato di aver scelto quei determinati atenei solo ed esclusivamente per la presenza di determinati coach i quali avrebbero aiutato questi talenti a crescere ben più di un ambiente rinomato e storicamente più vincente.

John Calipari - Derrick RoseNon dimentichiamoci anche esempi più noti come quello di coach John Calipari (foto a destra con Derrick Rose), arrivato a University of Memphis nel 2000 dopo aver impressionato tutti a UMass e aver trascorso un breve periodo in NBA. Calipari rivoluzionò i Tigers con la sua solo presenza, Memphis infatti non vinceva un titolo di conference dal 1996 e, anche per il fatto di giocare nella non proprio esaltante Conference-USA, era da tempo che non poteva osservare nel proprio campus un giocatore di altissimo livello ma Calipari in nove anni ha condotto il suo college a quattro titoli di conference, sei apparizioni al Torneo NCAA, tre Elite Eight, e una Finale NCAA persa clamorosamente all’overtime contro Kansas nel 2008, annata poi rimossa dai libri di storia dalla NCAA per irregolarità. Per raggiungere certi risultati Calipari ha puntato molto sul recruiting, basti sapere che su otto All-American presenti nella storia di Memphis ben tre vengono dalla gestione Calipari (Rodney Carney, Chris Douglas-Roberts e Derrick Rose) e su trentatre giocatori NBA provenienti da Memphis ben undici vengono dal recruiting di coach Cal. Inutile dire che quando Calipari ha deciso di andare a Kentucky ha rivoluzionato il panorama NCAA, Memphis infatti è rimasta competitiva ma ha dovuto puntare su giocatori di livello leggermente inferiore mentre i Wildcats sono magicamente tornati a dominare, anzi in cinque anni di recuiting a Kentucky Calipari ha sempre chiuso come primo nella nazione in questa particolare classifica basata sul valore attribuito ai giocatori reclutati una volta usciti dal proprio liceo.

Probabilmente a chi è abituato a una logica di basket europeo ciò non è facilmente concepibile ma in un sistema in cui un giocatore, indipendentemente dalla sua forza e dalle disponibilità economiche del college in questione, può restare nel panorama NCAA per un massimo di quattro stagioni il coach fa tutta la differenza del mondo, specie in un sistema come quello del recruiting NCAA in cui (in teoria) tutte le scuole partono ad armi pari nell’azione di persuasione di un talento liceale. D’altronde pensiamoci, se voi foste un super talento liceale e coach Mike Krzyzewski, anche allenatore di Team USA, vi offrisse una borsa di studio per giocare nella sua squadra anche se avesse lasciato Duke per allenare gli Abilene Christian Wildcats non ci fareste un pensierino? Io sì.

Tornando al punto iniziale, riuscirà Larry Brown a trasformare SMU in una potenza sia nel campo del recruiting che sul parquet? Per quanto riguarda la qualità del gioco sarà il tempo a darci una risposta ma se parliamo di recruiting un dollaro sul vecchio Larry me lo giocherei. Magari mi sbaglio ma nel frattempo la famiglia Mudiay sta già arredando casa con gli accessori dei Mustangs.