Esclusiva MY-Basket – Intervista a Jabari Parker, la stella di Duke: “Possiamo fare qualcosa di speciale”

Quando è iniziata la nuova stagione NCAA, una cosa è apparsa subito chiara. Jabari Parker (Duke), Andrew Wiggins (Kansas) e Julius Randle (Kentucky) sono tre talenti come non se ne vedevano da tempo in giro, e saranno loro a contendersi la prima scelta del prossimo Draft, annunciato come uno dei più talentuosi della storia. Se in estate la chiamata n.1 sembrava già ad appannaggio di Wiggins, sono bastate poche settimane per far capire che niente è scritto e da qui a giugno può cambiare tutto. Anche perché dopo poco più di un mese di NCAA l’ordine dei Mock Draft si è già capovolto: finora Jabari Parker ha impressionato più di tutti, apparendo come un giocatore già pronto per la NBA, soprattutto grazie alla sua versatilità, qualità che gli sta valendo un numero sempre più crescente di estimatori. Nonostante qualche serata difficile, come quella vissuta contro Arizona (ha segnato 19 punti, ma prendendosi ben 21 tiri), la stella di Duke ha entusiasmato gli appassionati e gli addetti ai lavori, essendo un misto di atletismo, velocità, tecnica e abilità nel fare spesso la giocata giusta. Il suo essere un all-around di alto livello lo ha proiettato momentaneamente in testa alla maggior parte dei Mock Draft, ma la strada è ancora lunghissima: certo è che uno che guida i Blue Devils in punti, rimbalzi, rubate e stoppate sarà difficile per Wiggins e Randle schiodarlo dal gradino della prima scelta assoluta.

Duke fa parte della ACC, una delle conference più difficili di tutta la NCAA, inoltre questa stagione si prospetta come una delle più difficili e di alto livello di sempre. Pensi che i tuoi Blue Devils abbiamo ciò che serve per vincere?
“Dobbiamo evitare di compiacerci e dobbiamo continuare a lavorare al massimo delle nostre forze giorno dopo giorno in allenamento. Al momento non siamo ancora la squadra che vorremmo essere quindi è importante continuare a migliore per raggiungere gli standard che ci siamo imposti a inizio stagione. Stiamo costruendo un’ottima chimica di squadra e ci stiamo allenando per capire quali siano precisamente i nostri ruoli in squadra. Dagli allenamenti agli scouting report, tutto ci è utile per progredire come squadra. Se riusciamo a fare tutto ciò, allora questa squadra ha la possibilità di fare qualcosa di speciale”.

Tuo padre ha giocato in NBA per 6 anni mentre tra i cugini di tua madre ci sono alcuni giocatori di football con una carriera in NFL. La presenza di così tanti atleti professionisti in famiglia ti ha aiutato a diventare l’incredibile talento che sei oggi?
“Non conosco bene il ramo della famiglia di mia madre, quindi posso dire che è stato mio padre la figura più influente della mia vita, l’uomo che mi ha aiutato ad arrivare dove sono ora. Il suo esempio, i suoi comportamenti e i suoi ideali si sono come trasferiti su di me e il modo in cui sono stato cresciuto mi ha reso la persona che sono ora. Grazie a lui sono in grado di prendere buone decisioni e di provare a essere tanto professionale quanto è stato lui”.

Hai fatto la storia vincendo quattro titoli statali in quattro anni a Simeon Career Academy, il tuo liceo. Come ti senti a essere nei libri di storia di una scuola che ha creato giocatori come Deon Thomas, Bobby Simmons, Derrick Rose e il compianto Benji Wilson?
“Faccio parte di un tale gruppo di nomi solo perché ho avuto dei compagni di squadra straordinari, non certo solo per le mie prestazioni individuali ma principalmente per il modo in cui tutta la squadra ha giocato restando sempre estremamente vincente. Non sarò di certo l’unico a far parte dei libri dei record, con me ci saranno anche tutte quelle persone che hanno aiutato la squadra a raggiungere gli incredibili risultati di cui stiamo parlando. Questo è quello che penso io, il resto lo lascio decidere agli altri, di certo non voglio entrare nel discorso su chi sia il miglior giocatore mai uscito da Simeon”.

La tua incredibile carriera liceale ti ha obbligatoriamente messo sotto i riflettori. Tutti parlano di te, su Twitter hai 70’000 followers e la tua pagina di Wikipedia è più aggiornata e completa rispetto a quelle di molti giocatori NBA. Quanto è difficile per un ragazzo di 18 anni vivere costantemente sotto pressione, sapendo che la gente è pronta a criticare pubblicamente ogni tuo più piccolo errore?
“Non sono mai stato un egocentrico e non ho mai cercato di mettere la mia immagine, la mia persona, al di sopra di quella degli altri, mi preoccupo solo di come stiano ora i miei amici e la mia famiglia. Di solito mi piace passare il tempo con loro e dedicarmi ad aiutare gli altri. Tutto ciò elimina in toto il concetto di vanità. Probabilmente l’aspetto più interessante della mia crescita personale è amare il prossimo e penso che sia proprio questo il punto cardine del mio carattere”.

Carmelo Anthony ha recentemente dichiarato in un intervista di essere un tuo fan e di vedere molte similitudini tra il suo e il tuo modo di giocare. Pensi che il tuo gioco sia comparabile con quello di Melo? Cosa pensi di dover migliorare per diventare quel tipo di superstar in NBA?
“Già solo sentire certe parole provenire dalla bocca di un tale giocatore è un complimento incredibile, è una di quelle cose che ti motivano a lavorare e a impegnarti per raggiungere l’eccellenza e ripercorrere i passi di un giocatore del genere. Melo è uno di quei giocatori, anzi una di quelle persone che ho adorato crescendo e su cui ho adattato il mio gioco quindi sentire un proprio “modello” parlare di te in questo modo è davvero qualcosa di cui andare fieri. Ora devo solo continuare a lavorare duro e a guardare avanti muovendomi in questa direzione”.

Grazie a Jabari Parker per la disponibilità ed all’ufficio stampa di Duke per il suo lavoro, senza il quale non avremmo potuto realizzare l’intervista.

Nome Jabari Parker
Nato 15 marzo 1995
High School Simeon
College Duke
Ruolo Ala piccola
Altezza e peso 203cm x 107kg
Statistiche attuali 22.1 punti, 7.8 rimbalzi, 1.6 stoppate, 1.1 recuperi
Role Model Mio padre Sonny Parker

Photo: Jabari Parker // ibtimes.com

Claudio Pavesi, Filippo Antonelli e Gabriele Galluccio