Final Four NCAA, perchè Wichita State è favorita

Wichita State favorita? Bella provocazione, direbbero alcuni, eppure, eccovi quattro motivi per cui la squadra di coach Marshall può ambire al titolo nazionale.

 Il cammino
Nessuna delle partecipanti alle Final Four ha avuto un cammino duro come quello degli Shockers. Al primo turno, Wichita State ha sfidato la #8 del ranking, Pittsburgh, cliente durissimo che in stagione aveva battuto corazzate come Georgetown e Syracuse, e aveva perso di misura contro Louisville, sempre Syracuse, nel torneo della Big East, e Marquette. Non contenti del colpaccio d’apertutra, gli Shockers hanno realizzato il vero capolavoro del loro torneo, eliminando al secondo turno Gonzaga, la #1 del West Regional, grazie ad una partita pressochè perfetta, e ai tanti punti dalla panchina che hanno permesso alla squadra di coach Marshall di sbattere fuori Kelly Olynik e compagni, autori fino a quel momento di una strepitosa stagione da 32 vittorie e 2 sconfitte. Come “premio” per l’upset più grande del torneo NCAA 2013, alle Sweet Sixteen, Wichita State ha incontrato l’unica squadra con un ranking inferiore al suo, La Salle (#13). La partita, pur non essendo scontata, visto che dagli Shockers ci si aspettava una gara da favoriti, è stata vinta agilmente dai gialloneri, che all’Elite Eight, hanno compiuto l’ennesimo miracolo cestistico del loro strepitoso Marzo; hanno battuto la corazzata Ohio State, #2 del Regional, nonché grande favorita per l’approdo alle Final Four. La partita degli Shockers è stata pressochè perfetta per trenta minuti, grazie ad un dominio fisico e tecnico esercitato sui Buckeyes, che, pur mostrando nel finale la loro vera forza, non sono riusciti a completare la rimonta.
Niente male.

 Le stelle
O la mancanza di stelle. E’ infatti il collettivo ad essere la vera forza degli Shockers. Nessuna prima donna, libertà totale a livello offensivo, che si tramuta in sinergia perfetta anche nella metà campo difensiva. La creatura creata da coach Marshall è senz’altro la più democratica (anche Louisville e Syracuse in parte lo sono) delle partecipanti alle Final Four, non contando, o non potendo contare, su un giocatore tecnicamente superiore agli altri. Armstead, Early e Hall, sono tutti e tre leader, ma in misura diversa; non è un’esagerazione dire che si completano alla perfezione, a maggior ragione quando affiancati da gregari con punti nelle mani come Baker, Cotton, man of the match contro Ohio State, e VanVleet. I tre giocatori che spiccano leggermente sopra gli altri, sono tutti leader emotivi più che tecnici, essendo tutti “specialisti”; Armstead è il più continuo con la palla in mano, Early, il più caldo al tiro dalla distanza e Hall, il più decisivo dentro il pitturato. E’ questa completezza che ha permesso a Wichita State di non andare mai sotto, anche contro squadre più blasonate. Saper di non temere il playmaker avversario, per ulteriori informazioni chiedere ad Aaron Craft, di poter segnare con continuità da fuori e di poter perdere l’uomo perché dietro sei difeso dal miglior stoppatore del torneo (non me ne voglia Jeff Withey di Kansas) fa la differenza, e ti può far credere di essere più forte anche di squadre come Gonzaga e Ohio State.

 Il coach
Che dire di Gregg Marshall, allenatore non particolarmente conosciuto fino al Febbraio scorso. Nel 2011-2012 ha partecipato per la prima volta al Torneo NCAA con Wichita State, prima c’era riuscito con Winthrop, piccola Università della Big South Conference, ma guai a dirgli che si è trattato di un miracolo che i suoi siano arrivati fino alle Final Four. “Pensavamo di poterlo fare già l’anno scorso, ma purtroppo non ci eravamo riusciti” ha detto a caldo alle tv americane, dimostrando di credere moltissimo nel suo lavoro e nella squadra. E’ infatti questa una delle doti principali di un coach, che presto siederà su una panchina di prestigio della Divison I; prima della gara contro Ohio State, ha detto ai suoi ragazzi che non necessariamente avrebbero dovuto disputare la partita della vita, ma che per vincere sarebbe bastata una buona gara (“we need a very very good game”), dimostrazione lampante di come per lui Wichita State valga tranquillamente squadre come Gonzaga o i Buckeyes. Questa fiducia, trasmessa a tutto il collettivo, ha fatto si che Wichita State, abbia meritato ampiamente l’approdo a queste Final Four, perché, escludendo i minuti di appannamento contro Ohio State, gli Shockers hanno sempre dominato gli avversari, forti o fortissimi che fossero. Se dovesse riuscire nell’ennesimo miracolo, non stupitevi di vederlo guidare un programma da milioni di dollari nei prossimi anni.

 Gli avversari
La patata bollente, subito. D’altra parte è un po’ la storia di Wichita State, costretta ad incrociare il cammino delle squadre più forti della Nazione. Louisville è infatti l’unica #1 del tabellone appordata alle Final Four, e può contare, oltre che ad una squadra ed un allenatore di altissimo livello, sul fattore emotivo scaturito dal bruttissimo infortunio di Kevin Ware, che ha permesso al gruppo di fare quadrato e di sentirsi in missione, per poter festeggiare il titolo con lo sfortunatissimo compagno di squadra. Ad ogni modo, dopo una corsa del genere, gli Shockers si sono creati un pedigree notevole, che potrà permettgli di rivaleggiare una squadra come Lousville, senza troppo timore reverenziale. Inoltre, forse, è meglio così, perché battere i favoriti per la vittoria finale, permetterebbe di dare ancora più slancio al razzo che è partito il 21 Marzo da Salt Lake City, e che risponde al nome di Wichita State.

FOTO: nydailynews.com