Giocatori europei in NCAA, terza parte: Baumann, Mockevicius e van Zegeren raccontano la loro esperienza

Per l’ultima puntata del nostro viaggio alla scoperta dei giocatori europei in NCAA, abbiamo deciso di intervistare tre ragazzi che hanno scelto di giocare negli Stati Uniti. Lasciamo la parola a Javon Baumann, Egidijus Mockevicius e Joey van Zegeren.

Javon Baumann (St. Joseph’s Hawks)

BaumannSJH«Non si può fare un vero e proprio confronto – spiega Baumann – tra il college basketball e il sistema dei settori giovanili europei. Il college è il livello successivo per chi proviene da un settore giovanile, dovrebbe essere il passo che un giocatore compie dopo l’esperienza nelle categorie under europee». Baumann ha 21 anni ed è nato a Solms-Oberbiel, in Germania. Ha fatto parte del settore giovanile dei Giessen 46ers, squadra con cui ha esordito nella ProB tedesca, prima di passare al Liber Bären. Nella stagione 2011/2012, sempre in ProB, ha giocato 19 partite a 15 minuti di media. La sua decisione di attraversare l’oceano per vestire la maglia dei St. Joseph’s Hawks risale al 2012.

«Nelle università americane si riesce a studiare e a giocare a basket. Non ho mai avuto intenzione di interrompere una di queste due attività e il college è un’ottima via per combinare i miei studi e la pallacanestro. Inoltre volevo assolutamente andare all’estero per conoscere una nuova nazione e la sua cultura». Baumann studia food marketing e nella sua prima stagione a St. Joseph’s, la 2012/2013, è stato redshirted [in questi casi il giocatore si allena, frequenta i corsi, ma non gioca le gare ufficiali e non perde l’anno di eleggibilità, ndr]. «Non è stato così difficile ambientarmi, oltretutto avevo già visitato gli Stati Uniti diverse volte. Ho viaggiato molto nella mia vita e ho imparato ad adattarmi. Dopo un po’ diventi parte della nazione in cui vivi. La prima metà del primo anno qui non è stata semplice perché prima non parlavo molto in inglese, ma ci si abitua in fretta e adesso non ci penso neanche più».

La Germania fornisce alla Division I dell’NCAA un buon numero di giocatori del Vecchio Continente. Perché? «In Germania si sente parlare molto del college basketball. Molti giocatori statunitensi – spiega Baumann – arrivano a giocare nei nostri club e ci raccontano delle loro esperienze al college. Io stesso sto cercando di convincere diversi miei amici tedeschi a venire qui perché penso che sarebbe un’esperienza molto interessante per loro, ma alcuni vogliono solo giocare a basket e rimanere in Germania. Io mi sono accorto di quanto sono fortunato ad essere qui. Certo, qualche volta non è facile essere tenuto sotto osservazione dai college, ma mi trovo in una situazione unica». Altri giocatori tedeschi, come Niklas Ney dell’Alba Berlino, sono pronti per approdare in Division I.

Egidijus Mockevicius (Evansville Aces)

Tra gli europei in NCAA c’è anche chi, in Europa, ha già lasciato un segno tangibile. La Lituania ha vinto nel 2012 i Campionati Europei U-20 ed Egidijus Mockevicius è stato uno dei giocatori chiave. Nella finale contro la Francia, il lungo classe ’92 è stato il miglior marcatore della sua squadra nonostante il suo avversario diretto fosse Rudy Gobert. Mockevicius ha tenuto quasi 15 punti di media nella NKL – il secondo campionato lituano – in quella che è stata fino ad ora la sua ultima avventura europea prima del trasferimento negli States. «L’educazione – dice Mockevicius – è la cosa più importante per me. L’università di Evansville mi ha dato l’opportunità di giocare a basket ad alto livello e di poter ottenere una buona istruzione».

«Il mio compagno e connazionale Rokas Cesnulevicius – continua Mockevicius – ha svolto un ruolo fondamentale nel mio approdo ad Evansville. È arrivato qui un anno prima di me e mi ha dato tutte le informazioni di cui avevo bisogno. Avevo altre possibilità in Europa e negli Stati Uniti, ma Evansville era decisamente il posto migliore per me». Al suo secondo anno con la maglia degli Aces, Mockevicius ha tenuto 10.5 punti e 8.3 rimbalzi di media in 25.2 minuti di utilizzo. «Alla fine dei conti la pallacanestro è la stessa ovunque vai, ma il gioco in NCAA è leggermente diverso da quello europeo. A livello collegiale, negli Stati Uniti, il gioco è un po’ più veloce e più fisico. Non sto dicendo che i giocatori europei siano meno duri, ma semplicemente che in NCAA c’è un po’ più di contatto su entrambi i lati del campo, un fattore che rende elevata l’intensità fisica».

La presenza baltica in NCAA non è paragonabile a quella tedesca, ma comunque il numero di giocatori lituani sta crescendo. «Di nuovo, penso che sia una questione di istruzione. L’opportunità di studiare negli Stati Uniti era la migliore per me ed era tutto quello che stavo cercando. Penso che nel tempo vedremo sempre più giocatori europei prendere una decisione del genere. Il mio stile di vita – racconta Mockevicius – è cambiato molto da quando sono qui. Da studente del college, devi andare a scuola e frequentare i corsi ogni giorno. Non è così semplice bilanciare tutti gli impegni. In alcune leghe europee ci sono giocatori che hanno anche altri lavori e, in generale, le partite vengono giocate nei weekend. Qui si gioca in diversi giorni della settimana e questo rende ancora più difficile riuscire a far coesistere l’attività sportiva con gli impegni scolastici».

Joey van Zegeren (Virginia Tech Hokies)

Virginia Tech Men's Basketball vs. Clemson«Crescendo, molti giocatori sognano di giocare a basket al college e poi in NBA. Ovviamente anch’io ho sognato tutto ciò ed è questo il motivo per cui ho deciso di trasferirmi negli Stati Uniti: per provare a coronare il mio sogno!». Van Zegeren è un ragazzo olandese di Hoogeveen, una città non distante da Assen e Zwolle. Da tre anni fa parte del roster dei Virginia Tech Hokies, nella ultra-competitiva ACC. «Non è stato facile adattarmi alla velocità e all’intensità del gioco di questa conference, ci ho dovuto lavorare molto. Nella mia prima stagione sono stato redshirted [in questi casi il giocatore si allena, frequenta i corsi, ma non gioca le gare ufficiali e non perde l’anno di eleggibilità, ndr] e questo mi ha aiutato moltissimo a lavorare per adattarmi al college basketball».

«Ma le difficoltà non finiscono di certo – continua van Zegeren – quando riesci ad adattarti al gioco: i giocatori e il gioco stesso continuano a migliorare e così devi fare anche tu. Se non migliori vuol dire che stai peggiorando, perché gli altri di sicuro stanno dando il massimo». Da sophomore, van Zegeren è diventato un lungo importante nelle rotazioni degli Hokies e ha disputato una stagione da 6.4 punti e 5 rimbalzi di media in 22 minuti di utilizzo. Da un punto di vista generale, non è stata una grandissima stagione per Virginia Tech, che ha vinto solo 2 partite contro le avversarie dell’ACC. «Il livello della competizione nel college basketball è elevatissimo: ogni giocatore è affamato ad ogni singola giocata, in ogni singolo minuto e in ogni singola partita. E bisogna spendere un sacco di tempo e di energie per prepararsi tra una gara e l’altra». L’aria che si respira all’interno del college basketball ha affascinato van Zegeren. «La mia esperienza a Virginia Tech è stata fino ad ora grandiosa. La gente è fantastica e il loro amore per lo sport, che dimostrano ad ogni partita, è incredibile. L’intera comunità e l’università ci supportano e noi giochiamo per loro! È abbastanza diverso rispetto all’Europa».

Van Zegeren è uno dei tanti giocatori ad aver attraversato l’oceano dopo aver frequentato la Canarias Basketball Academy (ne abbiamo parlato nella seconda parte). Per gli olandesi in particolare questo sembra essere un percorso naturale. «La CBA – spiega van Zegeren – è la miglior accademia di basket in Europa, sia che tu voglia giocare negli Stati Uniti sia che tu preferisca rimanere nel Vecchio Continente. Il modo in cui i giocatori migliorano con il programma della CBA è incredibile. Se giocare a basket è quello che vuoi fare nella tua vita, non c’è nessun posto migliore per sviluppare le tue abilità, la tua etica del lavoro, il tuo fisico e la tua mente e diventare un giocatore migliore. Non riesco neanche a spiegare quanto la CBA abbia influenzato la mia vita e mi abbia migliorato come giocatore e come persona».

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Photo: Javon Baumann (St. Joseph’s) e Joey van Zegeren (Virginia Tech)