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Ho visto Cezar Guerrero – Fresno State a Vicenza per il College Basketball Tour

Rodney Terry Sideline

Il 10 di agosto era una data che aspettavo da parecchio. In un torrido lunedì pomeriggio, insieme al mio amico e collega Niccolò Costanzo, ho preso un sempre discutibile treno regionale in direzione Vicenza per la prima data maschile del College Basketball Tour. La creatura di Ales Masetto e del suo staff è ormai una tradizione per me e per questo motivo non vedevo l’ora di tornare a vedere qualche squadra NCAA affrontare le selezioni locali nell’ormai leggendario PalaGoldoni. Inutile dire che quello che seguirà non sarà un recap della partita, per questo ci pensano già i ragazzi del College Basketball Tour. Anzi, quest’anno è possibile rivedere per intero la partita su YouTube con il commento di Nicola Zen, personaggio funambolico quanto preparato. Per la verità nella cronaca della partita sono presenti anche il sottoscritto e Niccolò Costanzo nel ruolo di spalle tecniche. Inutile dire che l’ascolto della telecronaca è di conseguenza qualcosa che va a vostro rischio e pericolo.
Detto ciò, questo è quello che mi è rimasto della prima data che ha visto in scena i Fresno State Bulldogs.

ALL STAR VICENZA – Ormai da anni la struttura della selezionale locale intenta ad affrontare la compagine americana è sempre la stessa anche se forse mai come quest’anno si è resa competitiva. I “senatori” sono sempre loro: Stefano Gallea, Alberto D’Incà, Jonathan Melotto e Tone “Batman” Reese, nonostante l’assenza di Enrico Crosato, ovviamente presente in panchina a sostenere i compagni. Interessanti gli innesti di molti giovani quali Agostino Donati e Leonardo Marini anche se le aggiunte più pregiate sono state quelle del playmaker americano con stile da playground Jamie Adams, ex Florida A&M, e del lunghissimo Milovan Draskovic, giocatore montenegrino classe 1995 proveniente dalle giovanili del Barcellona. Nonostante la sconfitta per 83-67 i ragazzi di coach Ussaggi se la sono giocata fino agli ultimi cinque minuti con un Draskovic da 18 punti e altrettanti rimbalzi e con un “Batman” Reese da 18 punti. Il montenegrino è un talento sinceramente interessante. Nonostante la meccanica migliorabile e qualche istinto individualista un po’ troppo marcato, l’ex Barcellona ha dimostrato di avere sempre ottima posizione a rimbalzo e qualche movimento più che interessante spalle e fronte a canestro. Tone Reese invece è il giocatore che non può mancare in questo tipo di partite: quello che tira tutto il possibile e non è estraneo al canestro. Da segnalare il suo rapporto col soprannome di “Batman”. Il ragazzo, operativo nella base militare presente nel vicentino, ha una passione maniacale per l’eroe della DC Comics e infatti usa sempre una maglia di Batman nel riscaldamento pre partita. Come mi ha insegnato il già citato Nicola Zen, se lo incontrate non sarà strano sentirlo dire “look at the sky”, con un segno verso l’ipotetico bat-segnale. Lunga vita a Tone.

Vicenza

FRESNO STATE – Lo ammetto, Fresno State non è la squadra NCAA che più avrei desiderato seguire, così come non sarà quella che vi farà innamorare del college basketball. Ma qui si parla di “love of the game”, quindi è un piacere prendersi un treno con un clima pressoché amazzonico per seguire i Bulldogs. La compagine della Mountain West non ha talento da vendere ma sa correre e giocare molto in transizione. I dati più positivi vengono certamente dal junior ed ex Freshman of the Year 2014 della Mountain West, Paul Watson, autore di 29 punti e 10 rimbalzi conclusi con una tomahawk al volo che avrebbe fatto esplodere anche il Rucker Park di New York. Altri ottimi segnali si sono visti da Marvelle Harris, il migliore realizzatore della passata stagione con 16.4 punti, la cui facilità nel crearsi lo spazio per tirare indipendentemente da chi sia il difensore a marcarlo è impressionante, specie se si cimenta nell’arte dello step-back. Un altro veterano decisamente già pronto per la prima palla a due stagionale è Edo Karachi. Lungo dal fisico possente ed esplosivo, ha dimostrato di essere il mostro di atletismo che conoscevamo. Sicuramente non un talento con la palla in mano ma la sua intensità e l’ottima posizione in attacco quanto in difesa sono armi che fanno comodo in Mountain West.
Va detto che i Bulldogs però hanno molti ambiti da migliorare. A parte i ragazzi già citati c’è poco altro, specie quando si tratta di fare canestro. Anche il tiro perimetrale è in generale una parte del gioco in cui i californiani sono molto, troppo discontinui. Il reparto lunghi è anch’esso in difficoltà. Karachi infatti, seppur efficace, è leggermente sottodimensionato e il resto della frontline lo è ancora di più. Il sophomore Terrelle Carter II, altro vero lungo di Fresno State, è lontanissimo dall’essere pronto per la stagione. Vero che il PalaGoldoni non è condizionato, ma vedere un sophomore essere costretto al cambio dopo due minuti scarsi di gioco è segno di uno stato fisico-atletico da migliorare.

Se le mie parole non vi sono bastate, vi lascio a quelle più autorevoli di coach Rodney Terry, intervistato da Niccolò Costanzo a fine partita. “Siamo una squadra esperta, con tre senior di alto livello che sono cresciuti in questo programma negli ultimi tre o quattro anni. – ha detto coach Terry – Credo che siano pronti per guidare la squadra a una grande stagione nella Mountain West”.
Successivamente il coach dei Bulldogs ci ha parlato del recente aumento di giocatori NBA usciti dalla Mountain West Conference e le relative considerazioni su qualche suo giocatore: “Kawhi Leonard e Paul George sono gli esempi più importanti ma non dimentichiamoci che anche nell’ultimo Draft due scelte al primo giro provenivano dalla Mountain West (Rashad Vaughn da UNLV alle 17 e Larry Nance Jr. da Wyoming alla 27,ndr.) quindi la nostra conference sta crescendo di considerazione sia agli occhi dei ragazzi che degli addetti ai lavori. In MWC si gioca a un ritmo molto alto, noi giochiamo a un ritmo molto alto, e ciò rende i ragazzi in questione particolarmente adatti al basket professionistico del giorno d’oggi. Ad esempio, fino a un paio di anni fa abbiamo avuto Tyler Johnson, che ora gioca con i Miami Heat. Allo stesso modo credo che anche Marvelle Harris possa ambire a un posto tra i grandi”.
Nel corso dell’intervista si parla anche di Texas, college che recentemente ha cambiato corso, cestisticamente parlando, dopo diciassette anni sotto la guida di Rick Barnes, coach che Rodney Terry ha affiancato per dieci stagioni come assistente. Non appena citiamo Texas l’espressione di coach Terry diventa meno rilassata e più corrucciata, ma poi si scioglie: “Shaka è un ottimo allenatore. Mi piace come gestisce l’attacco e anche come porta avanti il programma nella sua interezza. penso che sia una grande scelta per Texas. Rick Barnes ha fatto grandi cose in diciassette anni, su tutte è riuscito a far crescere il nome dei Longhorns permettendo così un recruiting migliore, ma siamo in una nuova era della pallacanestro, un’era fatta di ritmi più elevati e con un pressing più intenso quindi è giusto cambiare rotta”.

CEZAR GUERRERO – Qui si apre un capitolo importante perché chi vi scrive è platealmente fan di Cezar Guerrero. Potrà non essere il tipico pupillo NCAA ma ricordo benissimo il suo ultimo anno a St. John Bosco High School e fu in quell’occasione che impazzii per il suo gioco. Californiano per definizione, Cezar era, è e sempre sarà sfacciato come pochi altri. Il tipico giocatore da campetto che può sbagliare cinque tiri consecutivi per poi mettere una tripla senza ritmo. E state certi che vi ricorderà di avervi segnato quella tripla in faccia fino alla sirena finale. Nell’ultima stagione a Bosco High flirtava con i 30 punti di media, cifre che lo hanno reso un’All-Star della West Coast per tutti i siti di settore. Come se non bastasse le sue migliori prestazioni sono arrivate proprio contro le avversarie più blasonate quali Orange Lutheran, contro cui ne segnò 41, e la campione in carica Mater Dei, contro cui ne sparò 48 in una partita che difficilmente mi leverò dalla testa. Quell’anno, il 2011, vinse anche la gara del tiro da tre punti nell’evento organizzato per l’inaugurazione delle finali nazionali.
Scelse di giocare a Oklahoma State, in cui arrivò insieme a LeBryan Nash con l’intenzione di cambiare la storia dei Cowboys ma, nonostante un discreto primo anno, la squadra decise di puntare su altre guardie quali Joseph Forte e Marcus Smart. Guerrero si trasferì così a Fresno State, nella sua California, potendo anche stare più vicino a mamma Martha. Cezar viene da un anno difficile, in cui ha dovuto saltare diciassette delle trentadue partite per problemi legati all’eleggibilità. A stagione conclusa ha dovuto anche operarsi alle anche e di certo la cosa non ha aiutato.
Nella partita contro la selezione vicentina infatti ha chiuso con 9 punti, 4 assist e 4 rimbalzi, sotto i suoi standard, regalando però un paio di assist fantascientifici e qualche giocata di pura arroganza più adatta al campo in cemento che al parquet. A fine gara si è semplicemente seduto in panchina, con lo sguardo nel vuoto, frustrato per i tanti tiri sbagliati. Vorrei lasciarlo in pace ma al cuore non si comanda quindi mi precipito ad intervistarlo. Incomincio presentandomi e liberandomi di qualche segreto, manco fossi da una psicanalista. Gli rivelo ovviamente di essere suo fan fin da Bosco High, ed ecco che lo sguardo perso di Cezar torna a essere un sorriso. Possiamo davvero cominciare con l’intervista.
“Sono convinto che questa sia una squadra forte e pronta – inizia a dire Guerrero – perché sappiamo eseguire il nostro gioco con grande rapidità e siamo molto bravi in contropiede. Penso che questa squadra abbia tutto il necessario per arrivare al Torneo NCAA e non fermarsi al primo turno”. Successivamente parla della sua stagione da senior: “Spero in una grande stagione. Mi allenerò per migliorarmi al massimo e per raggiungere il mio pieno potenziale così da poter avere una chance in NBA, il mio sogno. L’importante sarà dare il massimo in ogni partita per mostrare che giocatore sono”.
Tocca poi al discorso sul ruolo che un senior come lui deve ricoprire in spogliatoio: “essere uno dei capitani della squadra è una grande responsabilità. Vuol dire che non puoi fare errori perché devi saper essere una guida per i compagni. Oggi ad esempio non ho tirato molto bene e in questo so di aver sbagliato ma sono rimasto concentrato e ho aiutato la squadra a vincere, che è l’unica cosa che conta davvero”.
Come detto, l’anno scorso Guerrero ha perso diciassette partite. Ne ha parlato: “E’ stato un brutto momento ma ne ho approfittato per concentrarmi sulla scuola. Una lunga assenza influenza molto il morale e la mentalità di un giocatore ma se devo essere onesto il mio primo pensiero era rivolto al fatto che dovessi restare al massimo della forma fisica. Essere positivi è importante ma essere in forma per rientrare in campo in qualsiasi momento lo è ancora di più”.
Il talento californiano ha parlato anche del suo transfer da Oklahoma State: “Penso di aver scelto il posto giusto venendo a Fresno State e soprattutto credo di aver fatto bene a lasciare i Cowboys dopo una sola stagione. A Fresno State sono uno dei capitani e posso esprimere il mio gioco al meglio. Inoltre con i Bulldogs sto facendo delle meravigliose esperienze di vita, incluso questo viaggio in Italia che, a proposito, mi sta piacendo moltissimo. Abbiamo visto Milano, il Lago di Como e Venezia, in questi giorni andremo a Firenze e a Roma”.
Anche Coach Rodney Terry ci ha parlato di lui e della differenza che ha fatto quando è rientrato in squadra: “La differenza è stata sostanziale e la cosa più importante è che se ne sia accorto lui stesso. A inizio estate ha avuto anche un intervento a entrambe le anche quindi è importante che già ora stia giocando in questa tournee italiana, è fondamentale averlo al massimo per l’inizio della stagione. Sarà una delle chiavi di questi nuovi Bulldogs e sono convinto che abbia la possibilità di diventare professionista dopo questa sua ultima stagione a Fresno State”.
Non so se sarà professionista, tantomeno dove, ma di certo faccio il tifo per lui.

Si conclude così la prima tappa vicentina del College Basketball Tour ma la testa è già a domenica 16, giornata in cui andrà in scena una doppia partita, prima con USC (Southern California) come protagonista e poi i riflettori si punteranno su Marquette. Mancare è proibito.

Foto: fresnobee.com / Maria Chiara Tonello