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Il viaggio italiano di Marquette inizia con una vittoria. Le prossime tappe Montecatini e Vicenza

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SPEDIZIONE – Nella seconda settimana di Agosto Roma non è propriamente una città che offra particolari attrazioni. Poche persone, negozi chiusi, caldo torrido. Uno degli sparuti angoli della Eternal City ad offrire uno spunto d’interesse è rappresentato dai campi della Stella Azzurra, zona Tor di Quinto/Due Ponti. Si sfidano due squadre di pallacanestro, la prima è islandese, l’Haukar, la seconda americana, e sono i Marquette Golden Eagles, una delle squadre di college di maggior prestigio della Divison I.

La tribuna è gremita. A seguito degli atleti e dello staff tecnico (che già saranno più di venticinque) vi sono circa un centinaio di addetti ai lavori, parenti, appassionati che, oltre a seguire la squadra del cuore, hanno sfruttato l’occasione di poter visitare il bel paese in un viaggio che durerà intorno alle due settimane. Marquette ha fatto le cose in grande e ha trasformato una tournèè della squadra di pallacanestro maschile in una vera e propria spedizione. D’altra parte gli echi della partenza dei Golden Eagles sono decollati proprio dagli Stati Uniti; tra video, social media e streaming delle partite, i fan di Marquette potranno seguire tutto, ma proprio tutto il viaggio dei loro beniamini, che nelle prossime tappe saranno occupati in quel di Montecatini, Vicenza, nella quale si è esibita Fresno State il 10 di Agosto, e Lugano nell’ultima tappa, Svizzera, del tour.

Per capire quale sia l’interesse attorno alla squadra di coach Wojciechowski basti guardare il preview del “trip to Italy” fatto dal canale tematico di GoMarquette.com, che con ben due inviati e due cameraman seguirà l’intero percorso dei Golden Eagles.

Nella speranza di ripetere “ciò che ha fatto Notre Dame” nella scorsa annata, ovvero prepararsi in Italia per cementare il gruppo e affinare automatismi in vista della stagione, i Golden Eagles si stanno preparando affrontando squadre di alto livello. E’ il caso degli islandesi dell’Haukar, che hanno dato filo da torcere a Marquette dominando la gara per tre quarti abbondanti. Non solo Colosseo, Fori e Piazza di Spagna, ma anche sudore, parquet, falli. Non sarà facile seguire il cammino della Notre Dame 2014/2015, che si presentava sicuramente più pronta ai blocchi di partenza, ma i Golden Eagles hanno nei prossimi due anni grossi margini di miglioramento, a patto di mantenere il roster intatto. L’impostazione di un ex Duke come Steve Wojciechowski, potrà essere in questo senso ideale. Sviluppare un gruppo di giocatori per poter ottenere il massimo nel giro di un triennio, grazie all’impegno e allo sviluppo delle individualità chiave.

WIN EVERY DAY – Il mantra di Steve Wojciechowski, ex giocatore di Duke, a cavallo tra il 1994 e il 1998, è ben identificabile dall’atteggiamento del coach e della squadra tenuto contro la squadra islandese dell’Haukar nella partita d’esordio del Tour. Coach “Wojo” è stato uno dei migliori difensori della storia di Duke, ottavo nella classifica di tutti i tempi nelle rubate, difensore dell’anno della Divison I nel 1998, è evidente come l’ex assistente di coach K sia convinto che l’impegno, la difesa e la determinazione siano le chiavi per il successo.

1-2

L’animosità con la quale ha condotto la squadra alla rimonta contro l’Haukar, ben descrive quale sia la filosofia della Marquette post Buzz Williams; Wojo ha giocato ogni singola azione, chiamato ogni singolo blocco subito dai propri giocatori, ha difeso e lottato con loro, prendendo addirittura un tecnico per un eccesso di foga nelle proteste nei confronti degli arbitri, come se stesse giocando una partita della Big East, e non un’amichevole estiva.

L’intensità del coach, tuttavia, non si è sempre tradotta in una difesa tecnica da parte della squadra, che ha sofferto molto il cinque fuori degli islandesi, che potendo contare su fantastici tiratori da tre punti ha portato spesso fuori dalle zone di competenza Henry Ellenson e Luke Fischer. I due lunghi, soprattutto quando impiegati insieme, hanno dimostrato di non avere i giusti automatismi per fronteggiare squadre in grado di schierare uno stretch four, un ala grande in grado di tirare da dietro l’arco.

Molto più “wojociechowskiana” la difesa del back court, formato da Duane Wilson e Traci Carter, matricola da subito impiegata in quintetto base. Il primo è stato il secondo miglior realizzatore della passata stagione, ed ha dimostrato di poter fisicamente dominare entrambi i lati del campo, il secondo, un freshman, ha impressionato per l’aggressività sulle linee di passaggio, che il coach ha apprezzato fortemente, perdonando alcuni eccessi nella metà campo offensiva.

A stupire è stata la resilienza della squadra, che pur essendo stata lungamente in svantaggio per più o dieci punti, ha saputo colmare il gap con delle folate difensive furiosamente guidate dal proprio allenatore. Difesa quindi non sempre tecnica, ma spesso intensa. Nel terzo e nell’ultimo quarto, iniziato sul 66-60 per gli islandesi, i Golden Eagles hanno saputo colmare il gap di IQ cestistico tra le due squadre con una fisicità difensiva che ha garantito molti punti in contropiede.

WILSON & ELLENSON – E’ evidente che la squadra abbia pagato la mancanza di esperienza nelle prime fasi dell’incontro. Il solo giocatore impiegato in quintetto base con più di due anni di Division I alle spalle è il centro Luke Fischer, junior. Il resto degli starters è formato da due sophomore, Duane Wilson e Sandy Cohen, e addirittura due freshman, benché promettenti, come Henry Ellenson e Traci Carter. Contro una squadra dall’età media più alta come Haukar questo ha pesato notevolmente.

La spinta di Wojciechowski e del centinaio di tifosi al seguito, carichissimi, ha portato la giovane truppa alla rimonta. I mattatori sono stati Duane Wilson, indiscussa stella del back court, reduce da una stagione da freshman da oltre 11 punti a partita, e Henry Ellenson, la matricola d’oro, un lungo dotato di caratteristiche uniche; il primo ha realizzato 28 punti, impreziositi da due triple dal palleggio decisive nel finale, mostrando una forza mentale superiore a quella del resto dei compagni; il secondo ha segnato 24 punti, gran parte nel secondo tempo, quando più hanno pesato. Le tre giocare da canestro-più-fallo realizzate dal numero 13 nella seconda frazione di gioco hanno mostrato solo una delle caratteristiche del fortissimo lungo di coach Wojo, ovvero una forza fisica impressionante nella parte superiore del corpo che ha permesso di assorbire i contatti da parte dei difensori avversari, mantenendo l’equilibrio e la possibilità di concludere grazie alla dolcezza delle mani, la stessa che gli permette di tirare da tre con una semplicità incredibile. L’altra caratteristica di Ellenson che ha stupito, è quella di riuscire a partire in palleggio direttamente da rimbalzo, grazie ad un ballhandling che raramente si è visto in un freshman.

Non è tutto oro quel che luccica. Ellenson, ha chiaramente mostrato alcune lacune, tra le quali possiamo segnalare la difficoltà nella selezione dei tiri, spesso forzati, e la mobilità laterale, che lo ha messo spesso in difficoltà nella metà campo difensiva, nonostante il giocatore si sia applicato notevolmente. Due aspetti del gioco che con pazienza potranno essere decisamente migliorati.

OUTRO – In attesa di vedere Marquette impegnata nella del College Basketball Tour a Vicenza, partita che sarà seguita dal collega Claudio Pavesi con il quale ho avuto il piacere di vedere la partita di Fresno State, consiglio ai lettori di vedere se non tutta, alcuni spezzoni della divertentissima gara tra Haukar e Marquette. Buon divertimento.