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La Nuova Princeton Offense – Intervista a coach Mitch Henderson di Princeton

Ormai il College Basketball Tour è una tappa fissa per My-Basket.it. Anche quest’anno infatti chi vi scrive si è diretto a Vicenza per riabbracciare Ales Masetto e tutti i suoi collaboratori nello scenario che, come ogni anno, permette al pubblico italiano di seguire dal vivo i cestisti del panorama universitario americano.

Quest’anno, vuoi per motivi di tempo, vuoi per circostanze geografiche, ho potuto seguire una sola squadra: i Princeton Tigers. Chi è meno avvezzo al mondo NCAA può non avere molta conoscenza con questa squadra, un gruppo solido e decisamente interessante, specie in ottica tattica. Princeton, della Ivy League, ha chiuso la stagione 2015-16 al secondo posto nella propria conference, sfiorando quindi il Torneo NCAA e perdendo al primo turno dell’NIT all’overtime contro la ben più quotata Virginia Tech. La Ivy League avrà un torneo di conference solo dalla stagione 2016-17, fino ad oggi infatti garantiva l’ingresso al Grande Ballo solo alla vincitrice della regular season.

Finiamola con le introduzioni e cerchiamo di capire perché Princeton è una squadra interessante.
Per prima cosa, è una squadra che non ha perso nessun elemento della propria rotazione e per questo si candida alla vittoria della Ivy League grazie a un solido gruppo di giocatori esperti, guidato da Henry Caruso, Steven Cook e soprattutto Spencer Weisz, la guardia/ala tuttofare che, secondo il sottoscritto, dovrebbe stare nei radar di tutti gli scout europei.
Princeton è una squadra priva di talenti NBA, e ciò non è una novità per i Tigers, che fanno del sistema di gioco la propria forza. E’ proprio qui che l’interesse diventa enorme: vedere Princeton vuol dire vedere l’evoluzione della storica Princeton Offense, inventata da coach Pete Carril, allenatore dei Tigers dal 1967 al 1996, anni in cui allenò anche Mitch Henderson, attuale allenatore della squadra. E’ proprio parlando di Carril che coach Henderson inizia la nostra conversazione.

“Giocare sotto coach Carril non è stato facile. C’è un’estrema attenzione ai dettagli, la costante ricerca nel realizzare sempre la cosa giusta al momento giusto, anche le più piccole inezie. Insomma, qualsiasi cosa che aiuti i compagni a fare bene. Inoltre Carril è una persona molta onesta e diretta, sia come allenatore che come uomo, ed è questa una qualità che gli permette di legare molti con i suoi giocatori. Da lui ho cercato di apprendere questo”.

Ora però il basket è cambiato molto, persino il cronometro dei secondi per l’azione offensiva non è più lo stesso, di conseguenza vedere il sistema in azione dal vivo e parlare con coach Henderson ha permesso di capire realmente l’evoluzione di questo storico sistema di gioco.

La partita contro l’ASD Pallacanestro Vicenza, vinta da Princeton per 67-58, ha mostrato enormi dosi di Princeton Offense. Si è subito notato come Princeton non abbia reali ruoli, con quattro o talvolta addirittura cinque Tigers che iniziano l’azione fuori dal perimetro per poi sviluppare una serie stordente di blocchi e tagli verso il ferro. Non a caso nel primo tempo i Tigers hanno realizzato più canestri su backdoor di quanti solitamente se ne vedano nell’arco di una stagione. Questa serie di tagli però muove molto la difesa e ciò finisce per liberare anche i tiratori sugli scarichi.

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Come potete vedere dalla shot chart gentilmente offerta da MYagonism, Princeton non ha tirato con alte percentuali dall’arco ma vi assicuro che parliamo di ottimi tiri, come si nota anche dalla colorazione della shot chart, almeno l’80% dei quali costruiti con la circolazione di palla.

Tra un backdoor e una classica circolazione perimetrale con il supporto del centro, costantemente posizionato in post alto, ecco che che si iniziano a vedere sprazzi di uptempo offense, transizione e addirittura qualche isolamento.

“Il gioco di oggi deve essere necessariamente più veloce rispetto al passato, anche per via del cronometro ridotto a 30 secondi. – dice coach Henderson – Come si può notare, uso tanti elementi della Princeton Offense classica perché mi piace molto ma al tempo stesso cerco di personalizzarla. Ovviamente bisogna anche adattare i propri schemi ai giocatori che si ha per cercare di metterli nella situazione migliore e credo che a questo gruppo faccia bene alzare un po’ i ritmi. Alla fine però il fulcro del nostro gioco resta sempre la ricerca di buoni tiri e di ottime spaziature. Per me è fondamentale cercare sempre il compagno più libero e fare circolazione di palla. Non voglio stravolgere un sistema che trovo sia efficace”.

I Tigers, meravigliosamente vestiti con un’apposita divisa che recita la scritta “Tigri” in italiano, stanno quindi evolvendo il proprio gioco, specialmente nella figura del centro, che pare essere la principale evoluzione effettuata da coach Henderson, la cui volontà è quella di allontanarlo dal post alto. Ma questa è più una necessità o una scelta ponderata?

“Diciamo che è un’insieme delle due cose. Mi piace avere giocatori di post ma al tempo stesso non è facile trovare lunghi che sappiano palleggiare, tirare e passare nel modo che una Princeton Offense prevede. Tornando sul discorso dell’evoluzione di questo sistema, è così che mi piace mischiare le carte in tavola. Ho la fortuna di avere giocatori completi e che mi consentono di giocar in post passo, vuoi con un lungo, vuoi con una guardia, ma al tempo stesso posso anche pensare di accelerare i ritmi e giocare senza un centro tradizionale. E’ il nostro modo di adattarci al basket moderno.”

A questo punto la conversazione con coach Henderson diventa sempre più amichevole. Tra un dettaglio tecnico e una commento sulla partita appena conclusa, si inizia a parlare della influenza europea nel suo gioco e nel panorama NCAA, utilizzando come gancio il sempre più massiccio arrivo di giovani italiani nel mondo collegiale americano.

“Spero di vedere sempre più italiani ed europei in NCAA perché la loro scuola di basket si adatta perfettamente al mondo collegiale. Noi stessi siamo estremamente europei nel nostro modo di giocare. Inoltre i ragazzi europei vengono da realtà che li rendono spesso molto pronti fin dai loro primi passi in NCAA”.

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I suoi ragazzi iniziano a uscire dagli spogliatoi, felici per la vittoria, per il calore regalato dai ragazzi vicentini e per i saluti con i militari della vicina base militare americana. Si nota subito il forte legame che coach Henderson ha con la squadra e con lo staff. Mentre osserva i suoi atletii giocare con i suoi due piccoli bambini, le vere mascot della squadra, inizia a parlare con passione della stagione che si avvicina.

“Credo che questa squadra abbia tutto per avere successo nella Ivy League e anche nel Torneo NCAA. Abbiamo tanti senior, un gruppo consolidato, esperto e soprattutto voglioso di riscatto dopo la delusione dell’anno scorso (sono arrivati a una partita dal vincere la conference e andare al Torneo NCAA, ndr). Dobbiamo solo fare quello che abbiamo sempre fatto, ma cercando di farlo leggermente meglio. Quindi sì, ho aspettative molto alte ma credo che i miei ragazzi le abbiano ancora maggiori delle mie”.

Ormai la squadra è pronta per salire sul bus e andare a cena. Gli assisitenti infatti, stanchi per il meticoloso lavoro di contorno svolto nella serata tra una ripresa video, la raccolta di statistiche e l’organizzazione dei prossimi spostamenti del carrozzone Tigers, non sognano altro che mangiare. Sinceramente mi aspettavo sarebbero andati in qualche ristorante ma è il primo assistente ed ex veterano NBA Kerry Kittles che consola tutti dicendo: “coraggio ragazzi che ora andiamo a prenderci un bel kebab”. La risposta nello sguardo degli assistenti è di assoluta gioia, come quello di un bambino che a Natale riceve il regalo che ha sempre desiderato. Personalmente trovo fantastico come un kebab a tarda serata, preso in un dubbio luogo nelle vicinanze di una stazione ferroviaria, possa regalare gioia e pace dei sensi a chiunque, a qualsiasi latitudine.

E’ sentendo in lontananza questo off-topic gastonomico che la conversazione con coach Henderson si sposta sul viaggio in Italia.

“Per me non è la prima volta in Italia ma per molti miei ragazzi lo è. Siamo molto fortunati a poter fare un’esperienza del genere. Adoro le serate come questa per via dell’ambiente e per il fatto che i ragazzi possano allenarsi ma al tempo stesso divertirsi e far divertire. E’ sempre bello poter passare così tanto tempo tutti assieme.
Possiamo giocare contro squadre forti (il giorno prima hanno vinto all’overtime contro la Fortitudo Bologna, a Bologna, e il giorno dopo avrebbero perso a Pavia contro Casale Monferrato, sempre all’overtime, ndr.), squadre che ci permettono di migliorare ad ogni singolo possesso giocato visto che sono tecnicamente molto preparate. Anche un semplice blocco a questo livello è sempre molto ben studiato e ci permette di apprendere un basket che è se vogliamo diverso, ma preciso, tecnico e completo. Posso anche sperimentare molto, provando quintetti nuovi contro squadre professionistiche di alto livello. Come detto, inoltre, i ragazzi sono stati molto colpiti dall’ambiente, sia qui che a Bologna. Il pubblico è fantastico e molto appassionato”.

Coach Henderson, laureato in economia a Princeton, trasuda amore per la pallacanestro. In passato però ha cercato di sfruttare il proprio titolo accademico, lavorando come research associate in grosse aziende in California. Una domanda su questa parentesi non si poteva non fare.

Tra allenare in questo contesto e lavorare in una azienda? Decisamente meglio fare qualcosa che riguarda la pallacanestro. Ci ho provato, anche in ottimi posti di lavoro, ma stare lontano dal basket è qualcosa di troppo difficile per me. Se chiedi la mia personale opinione, allenare in Division I è decisamente meno stressante rispetto a un qualsiasi altro lavoro, ma è un ragionamento normale se il basket è la cosa che preferisci al mondo.

Occhi puntati quindi sui Princeton Tigers nella stagione 2016-17 per osservare ancora meglio la loro cavalcata verso il raggiungimento del Torneo NCAA e soprattutto per capire l’evoluzione della Princeton Offense originale.

Foto: Maria Chiara Tonello / College Basketball Tour

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