L’addio di Della Valle ad Ohio State si consuma su Twitter: analisi di una scelta clamorosa

Il clamoroso addio del miglior giocatore dell’Europeo Under 20 disputato nel Luglio del 2013 nei confronti del proprio college, Ohio State, si è consumato nella serata di ieri. Dopo la clamorosa eliminazione dei Buckeyes nel primo turno del torneo NCAA, la notizia era rimbalzata rapidamente su tutti i siti di riferimento, grazie anche alle dichiarazioni di Pino Sacripanti, che spingevano Della Valle, poco utilizzato da coach Thad Matta, anche nell’incriminata gara di torneo, a fare un tentativo per diventare professionista in Europa. Nel messaggio, lasciato tramite Twitter dalla giovane guardia di Alba, un passaggio fondamentale menziona esplicitamente il titolo di MVP guadagnato con la nazionale italiana nella prestigiosa rassegna europea, “frutto del duro lavoro fatto con compagni e coaching staff”. E’ certamente questo il punto di snodo fondamentale della vicenda.

U20 COME RAMPA DI LANCIO – Dopo essere salito alla ribalta nelle cronache sportive italiane, grazie alle sue prestazioni strepitose nell’U-20, tutti i fan di ADV si sarebbero aspettati un impiego continuativo da parte di Thad Matta nella seguente stagione NCAA, accanto, o come cambio, della stella della squadra Aaron Craft. L’abilità nel palleggio, e la pericolosità fuori dall’arco dei tre punti, potevano senza dubbio risultare una chiave per i Buckeyes, spesso stantii nella metà campo offensiva. La crescita di Amedeo, quindi, si sarebbe poi rivelata fondamentale per la stagione 2014/2015, quella in cui, orfani di Craft, i Buckeyes si sarebbero trovati nel frontcourt un giocatore già rodato da minuti importanti in una conference, la “BIG” come scritto da Della Valle nel già citato messaggio Twitter, altamente competitiva.

U20 COME RIMPIANTO – Purtroppo tutto ciò non si è avverato. Nonostante il minutaggio sia aumentato, 11.9 a partita per lui, il peso nello rotazione dei Buckeyes non è cresciuto, così come la considerazione da parte del coach, che troppe poche volte lo ha impiegato in partite di cartello, arrivandosi così a fidare ciecamente di lui; indicativa, è l’oramai ultima partita disputata da Della Valle con la maglia di Ohio State, quella persa al torneo contro la sfavorita Dayton. Nonostante i Buckeyes abbiano giocato malissimo, e tirato dall’arco peggio, 3/12 per un terribile 25% di media, Matta non se l’è sentita di affidare all’italiano le chiavi di un attacco, che probabilmente avrebbe solamente giovato della presenza di un giocatore in grado di aprire il campo. Inevitabile, quindi, non tornare con la testa al 21 Luglio 2013, data in cui ADV ha schiantato la Lettonia, grazie ad una prestazione a tutto tondo, coronata da 13 punti negli ultimi 5 minuti di gioco, grazie a tre triple consecutive, portando l’Italia ad un meritato successo nella rassegna europea. E’ nei giorni successivi a quella prestazione che è nata la “questione Della Valle”: come mai un giocatore decisivo, pronto ed in grado di prendersi grandissime responsabilità in un finale punto a punto di una partita decisiva, era stato pressoché ignorato dal proprio coach per un anno intero?

ROTTURA E FUTURO – La risposta alla domanda non sarebbe stata necessaria, se la crescita esponenziale di Della Valle mostrata in estate avesse avuto riscontri positivi nella successiva stagione NCAA. Questo però non è stato, neanche quando, contro Nebraska, nel torneo della Big Ten, Amedeo aveva trascinato i suoi alla vittoria con una prestazione super, dimostrando a Matta che si sbagliava a tenerlo fuori nei match più caldi. Inevitabile quindi una rottura, ma ancor più inevitabile vedere un maestro del basket italiano, Pino Sacripanti, spendere parole al miele per il suo pupillo, soprattutto dopo una delusione, individuale e di squadra, così cocente. E’ probabile che le parole di Sacripanti, dette nel modo giusto al momento giusto, abbiano fatto capire a Della Valle che al di là dell’oceano ci sono tanti estimatori, che lo farebbero da subito giocare, e non nel college, ma addirittura tra i professionisti, e lo abbiano fatto propendere per una scelta così drastica. D’altra parte, quanti sono i giocatori/studenti che rinuncerebbero ad una borsa di studio in un così prestigioso college, dotato di un programma sportivo di così alto profilo? Pochi, forse solo quelli che hanno un contratto da professionista già in mano. In bocca al lupo Amedeo!