NCAA Chosen Dozen: Notre Dame lascia Adidas per Under Armour, Kansas State è inarrestabile

Nella nuova puntata di Chosen Dozen andremo ad analizzare il nuovo contratto di sponsorizzazione che legherà Notre Dame con Under Armour e cercheremo di capire perché questa non è una notizia da poco, anzi è qualcosa che potrebbe cambiare la storia stessa di Notre Dame nei prossimi anni. Ho dimenticato di dire che questa storia è legata anche col giorno di San Valentino, ovvero oggi?
Ovviamente troverete anche le solite Top 3 relative alle squadre e ai giocatori più in forma della settimana nell’intero panorama NCAA.

KEVIN PLANK E GLI AFFARI: UNA STORIA D’AMORE APPENA COMINCIATA

Oggi è San Valentino e di conseguenza è giusto festeggiare gli innamorati, ecco perché oggi si parlerà di una storia che solo in parte riguarda il college basketball ma più che altro la NCAA in generale, con tutti i suoi relativi sport. Questa love story riguarda Kevin Plank, presidente dell’azienda di materiale tecnico sportivo Under Armour, e gli affari, una “coppia” che è sempre stata incredibilmente legata e che mai come ora si sta concretizzando.

Kevin Plank nacque nel 1972 e, mentre frequentava l’università del Maryland, fondò la sua prima attività commerciale. Pensate che cominciò subito con Under Armour? Vi sbagliate. Il primo business di Plank si chiamava Cupid’s Valentine e si basava proprio sul giorno di San Valentino, ovvero oggi. La sua attività consisteva nel fornire rose sotto ordinazione per il giorno di San Valentino, un’idea non certo tra le più originali ma che gli permise di mettere da parte i primi 17000 dollari con cui avrebbe poi cominciato a costruire quello che oggi è l’impero chiamato Under Armour. Plank, ex giocatore di football, cominciò a fabbricare delle maglie da mettere sotto la divisa da football in quanto lui stesso diceva di non sopportare tutte le altre t-shirts e “sottomaglie” utilizzate dato che lo facevano sudare troppo. Dopo aver creato il prototipo lo fece provare a qualche suo vecchio amico dei tempi del college, ormai diventato giocatori NFL, e tutti trovarono fantastico il prodotto dell’ex compagno di scuola. Contemporaneamente Jeff George, ex quarterback degli Oakland Raiders della NFL, comparì sulla copertina di USA Today indossando un dolcevita tecnico della Under Armour. Questo fatto scatenò l’attenzione del pubblico e di molte squadre universitarie come Arizona State e North Carolina State che, nonostante avessero un contratto con altri sponsor come Nike e Adidas, decisero di richiedere le maglie “tecniche” di Plank. Una cosa tira l’altra ed ecco che nel 1996 nacque Under Armour. Successivamente i suoi prodotti furono richiesti per vestire gli atleti del film “Le Riserve” del 1999 e soprattutto del famosissimo “Ogni Maledetta Domenica” (Any Given Sunday), diretto da Oliver Stone sempre nel 1999.  Dopo i primi successi Plank allargò il suo business fornendo materiale per molti altri sport, compreso ovviamente il basket iniziando a sponsorizzare alcuni giovani giocatori NBA su cui non mi dilungherò.

Quando iniziarono a girare cifre a sei o più zeri Plank decise di portare il suo business su un altro livello iniziando a intraprendere accordi con i college della NCAA sponsorizzando non solo la squadra di basket o di football ma tutti i comparti sportivi delle rispettive scuole. Esattamente come Paul Knight (il “signor Nike”) fece con Oregon, Plank iniziò con la sua alma mater Maryland ma non ci volle molto perché Under Armour diventasse una vera e propria autorità nel settore, in pochi anni infatti questo marchio diventò main sponsor di ben 20 college, cosa che ha reso UA la terza potenza in questo settore dietro a Nike (79 college) e ad Adidas (30 college). Un paio di settimane fa Under Armour ha deciso di tirare fuori il jolly dalla manica firmando un contratto con Notre Dame che garantisce a UA la sponsorizzazione di tutte le 26 squadre sportive dei Fighting Irish. Se pensate che si tratti di un contratto come gli altri sbagliate di grosso. Quello che legherà UA a Notre Dame è un contratto decennale da 100 milioni di dollari complessivi, il contratto più ricco che la NCAA abbia mai visto, superiore anche a quello da 10 anni per 82 milioni totali che lega Adidas ai Michigan Wolverines. Notre Dame è il secondo college, dietro a Texas, per quanto riguarda il fatturato annuale nel mondo del college football con 117 milioni di dollari all’anno ed è il terzo college in America per quanto riguarda ogni tipo di merchandise dietro solo a Texas e ad Alabama per cifre che farebbero invidia a molte aziende.

Ma cosa vuol dire questo se non un cambio delle maglie utilizzate da Notre Dame? In realtà vuol dire molto di più. Molti college, ad esempio, offrono modelli esclusivi di scarpe ai propri giocatori solo per il fatto di far parte della squadra come potete vedere nella foto qui sotto (in alto le Nike LeBron XI di Florida, in basso a sinistra le Adidas Crazy 8 “The Blueprint” di UCLA, in basso a destra le Jordan V “Oregon Ducks”). Fidatevi che i giocatori non restano indifferenti a queste cose, anzi aumentano di molto l’appeal della squadra.

Sneakers NCAA

Inoltre, se non lo sapete, i principali camp liceali sono legati ai principali brand come Nike, Adidas e Jordan, infatti culminano con gare importantissime come il Nike Hoop Summit, il Jordan Classic Game, e il McDonald’s All-American Game (sponsorizzato da Adidas). Queste aziende riescono a influenzare i ragazzi già ai rispettivi camp per cercare di portarli a scegliere un college da loro sponsorizzato così da incrementare le vendite del merchandising e da facilitare il rapporto con il ragazzo in vista di futuri accordi di sponsorizzazione personali una volta raggiunta la NBA. Ovviamente anche Under Armour si sta muovendo sotto questo punto di vista e si è accaparrata la sponsorizzazione di tutti i camp legati a Rivals.com, il sito di riferimento per lo scouting dei giovani liceali. Sarà un caso?

Mentre il fatturato della Nike è cresciuto del 40% negli ultimi tre anni, quello di Under Armour è cresciuto del 150% e la firma del contratto con Notre Dame è il coronamento di un’incredibile opera d’arte nel mondo del marketing da parte di un’azienda che ha detto “no” al made-in-China persino in un periodo difficile come questo. Anche per questo motivo non mi stupirei di vedere sempre più liceali interessanti e mediaticamente importanti scegliere di frequentare Notre Dame.
Quando oggi comprerete delle rose alla vostra ragazza, ricordatevi che Kevin Plank è partito così e che, di conseguenza, potreste ritrovarvi di fronte al nuovo magnate dell’abbigliamento sportivo mondiale.

LE SQUADRE PIU’ IN FORMA

K state

1) Kansas State Wildcats (17-7), non presente nel Ranking
La NCAA è semplicemente unica e meravigliosa, ne trovo l’ennesima conferma quando in testa alla lista delle squadre più in forma ce n’è una non presente nel ranking. I Wildcats hanno giocato una settimana letteralmente perfetta vincendo due partite su due contro squadre di Ranking, rispettivamente Texas (#15) e Kansas (#7), due college che occupano anche i primi due posti della Big 12 Conference. Contro Texas abbiamo visto dei Wildcats perfetti, in grado di dominare dal primo secondo di gara come dimostra il +21 di fine primo tempo e il 74-57 finale. Fondamentale è stato il controllo del ritmo di gioco: Kansas State ha infatti chiuso con ben 21 assist e 12 palle perse, ben altra cosa rispetto ai 7 assist e 18 palle perse dei Longhorns. Eroe della gara senza dubbio la guardia Marcus Foster, autore di 34 punti, 3 rimbalzi e 3 assist con 13/16 dal campo e 5/8 da tre punti.
Contro Kansas le cose sono andate diversamente. I Wildcats giocano bene, intelligentemente e con grande compostezza ma hanno qualche problema con Foster, il miglior realizzatore, che nel secondo tempo rimedia una brutta distorsione alla caviglia. Nonostante tutto i Wildcats si ritrovano a +9 a due minuti secondi dalla fine ma, a causa di un paio di palle perse, si fanno rimontare dai rivali di Kansas che trovano il pareggio con Wiggins che ribadisce a canestro un suo stesso errore a 6 secondi dalla fine. Nell’overtime Foster gioca alla grande nonostante il dolore per la distorsione (20 punti alla fine) e con l’aiuto di Spreadling (15 punti, 6 rimbalzi, 5 assist e 3 recuperi) riesce a condurre i suoi alla vittoria per 85-82. Ora KSU è terza in Big 12 e potrebbe rivelarsi una vera e propria mina vagante durante la post season.

2) Texas Tech Red Raiders (13-11), non presente nel Ranking
Record complessivo non impressionante, record di conference in negativo (5-6 in Big 12) e di conseguenza ben lontana dall’entrare nel Ranking, come fa quindi TTU a essere in questa speciale classifica? Sarebbe stato un peccato non premiare una settimana in cui sono arrivate due vittorie importanti, una contro Oklahoma State (#19 del Ranking) e l’altra contro Oklahoma, una squadra che era uscita dal Ranking solo un paio di giorni prima. Quella contro OKS è stata una gara equilibratissima, tutta caratterizzata da mini parziali. Jaye Crockett (21 punti e 12 rimbalzi) segna il canestro del 63-61 a 41 secondi dalla fine ma la vera svolta la si ha a 10 secondi dalla sirena, ovvero quando OKS perde palla e Marcus Smart interrompe il contropiede con un duro fallo che lo fa finire tra il pubblico. Lì Smart scambia qualche animosa parola con un fan dei Red Raiders e finisce per spingerlo con forza, cosa che gli garantisce un tecnico e la conseguente vittoria di Texas Tech per 65-61. Non si sa cosa il fan abbia detto a Smart ma si vocifera che si possa trattare anche di insulti razzisti.
Contro i Sooners c’è stata una gara diversa. La difesa sul perimetro di TTU ha fatto a lungo la voce grossa come dimostrano le 14 palle perse di Oklahoma e il suo 22% da tre. I Red Raiders sono stati quasi sempre in doppia cifra di vantaggio raggiungendo anche il +17 ma una brutta giornata al tiro della stella Crockett (10 punti con 2/7 al tiro) ho consentito ai Sooners di tornare in partita fino al -5 con nove minuti da giocare. A chiudere la gara sul 68-60 ci ha pensato la guardia Robert Turner, autore di 16 punti e 5 assist. Riusciranno i Red Raiders a stupire ancora o è già finita la magia?

3) Memphis Tigers (19-5), #20 del Ranking
In settimana sono arrivate due vittorie contro Gonzaga (#23 del Ranking) e UCF che hanno portato a 3 le vittorie consecutive dopo lo scivolone contro SMU, ed è così che Memphis ha ricominciato la scalata alla vetta della American Athletic Conference. Contro Gonzaga si sono visti gli attributi di Memphis. I Tigers si sono trovati anche sotto di 12 nel secondo tempo ma da quel momento Memphis ha chiuso le maglie della difesa e ha trovato ritmo in attacco con Chris Crawford e Michael Dixon Jr. mettendo a segno un parziale di 30-12 negli ultimi 14 minuti che ha garantito la vittoria finale per 60-54.
Anche contro UCF è stato un parzialone nel secondo tempo a chiudere la gara. Durante una partita più equilibrata del previsto è infatti arrivato un parziale di 13-2 guidato da Joe Jackson (18 punti, 5 rimbalzi e 5 assist alla fine) dal trentacinquesimo al trentottesimo minuto per andare sul +14 che ha chiuso virtualmente la gara già prima del 76-70 della sirena finale.

Honorable Mention: SMU Mustangs (19-5), #23 del Ranking
Sotto la guida di Larry Brown i Mustangs tornano nel Ranking dopo quasi trent’anni di assenza a seguito della dominante vittoria per 76-55 contro Cincinnati (#7 del Ranking) e fino a quel momento imbattuta in American Athletic Conference. Perché non è nei primi tre posti di questa classifica? Perché in settimana ha giocata una sola partita, la sfida contro Rutgers infatti è stata rinviata di un giorno e si giocherà stanotte.

I GIOCATORI PIU’ CALDI

TJ Warren

1) T.J. Warren, Ala, Sophomore, North Carolina State Wolfpack
L’ala di NC State sta giocando in maniera fantastica, ha infatti quasi raddoppiato le statistiche dell’anno da freshman passando dai 12 punti e 4.2 rimbalzi dell’anno scorso ai 23 punti e 7.4 rimbalzi di quest’anno. In settimana ha guidato i suoi compagni a due vittorie importanti, la prima contro Miami in cui ha fatto registrare 27 punti e 7 rimbalzi, e la seconda contro Wake Forest in cui ha impressionato tutti con ben 34 punti, 10 rimbalzi e 1 sola palla persa. In entrambe le gare Warren non è mai andato sotto il 57% al tiro, contro Wake Forest ha addirittura mantenuto questa percentuali pur segnando 33 dei suoi 34 punti dal campo, con quindi un solo tiro libero a referto. Irreale.

2) Andrew Rowsey, Playmaker, Freshman, UNC Asheville Bulldogs
Giocatore interessantissimo capitato in una squadra a dir poco modesta, nonostante ciò sta dimostrando doti cristalline e ottimi abilità sia come realizzatore che come passatore, qualità che potrebbero garantirgli un transfer in un college ben più rinomato già alla fine dell’anno da sophomore. Nella prima partita giocata in settimana ha condotto i Bulldogs alla vittoria contro Liberty segnando 23 punti, 6 rimbalzi, 7 assist, 1 stoppata, 2 recuperi e solo 2 palle parse, compreso l’appoggio a canestro del pareggio e i 4 tiri liberi finali che hanno garantito il 75-72 finale. Cinque giorni dopo non è bastato Rowsey per garantire la vittoria contro Radford nonostante una prestazione ai limiti del videogame. Rowsey infatti ha segnato 41 punti aggiungendo 2 rimbalzi, 4 assist, 1 stoppata e 1 recupero.

3) Javon McRea, Ala, Senior, Buffalo Bulls
L’ala dei Bulls sfiora appena i 203 centimetri ma nonostante ciò gioca solo a centro area, non esce mai dal pitturato ed è un rimbalzista pazzesco. Non ci credete? Quest’anno sta viaggiando a 18.3 punti e 10.2 rimbalzi di media ma in settimana si è anche superato. Nella vittoria contro Miami (OH) ha chiuso con 25 punti, 11 rimbalzi, 2 assist, 2 stoppate e 2 recuperi tirando con l’86% dal campo. Contro Central Michigan però si è ulteriormente migliorato con 25 punti, 20 rimbalzi, 1 assist e 2 stoppate. Maestro assoluto del pitturato.

Honorable Mention: Melvin Ejim, Ala, Senior, Iowa State Cyclones
Il canadese ha giocato abbastanza male nella sconfitta contro West Virginia catturando 12 rimbalzi ma segnando solo 6 punti con 1/9 al tiro. Nella vittoria contro TCU però ha messo a segno 48 punti e 18 rimbalzi con 20/24 al tiro. Meritava di essere nominato anche solo per questo.

Foto: Jack Swarbrick, direttore del programma sportivo di Notre Dame, presenta le divise firmate Under Armour insieme a Kevin Plank (southbendtribune.com) / Jevon Thomas e Will Spradling di Kansas State (kstatesports.com) / T.J. Warren (newsobserver.com)