NCAA Italy Tour: Clemson Tigers

Siamo giunti al 14 agosto e questo vuol dire una sola cosa: si torna a Vicenza per l’NCAA Italy Tour. In questa seconda data vedrò all’opera i Clemson Tigers, squadra che l’anno scorso ha chiuso come penultima della prestigiosa ACC (Atlantic Coast Conference) ma che prevede di invertire la rotta in tempi brevi grazie a una squadra talentuosa e giovane, infatti non è presente alcun senior a roster. Va detto che fare bene in ACC non è cosa facile, parliamo di una conference al cui interno giocano squadre come Duke, North Carolina, la Miami di coach Larranaga, Florida State, North Carolina State e Georgia Tech solo per dirne alcune, senza contare che dall’anno prossimo saranno presenti anche due potenze come Pittsburgh e Syracuse. Una squadra giovane e inesperta come quella di Clemson potrà dunque fare strada all’interno di questa conference di ferro? Al momento è difficile dirlo ma di sicuro vederli dal vivo a Vicenza mi aiuterà capire meglio il sistema di gioco di questa squadra.

Ammetto che i Tigers non possiedono una squadra eccessivamente ricca di talento, anzi, i giocatori con un futuro da professionisti anche solo in Europa sembrano pochi ma, come spesso succede in questo tipo di squadre, è presente un giocatore in grado di spiccare su tutti gli altri e di fare la differenza. In questo caso parliamo di K.J. McDaniels, ala piccola proveniente da Birmingham nell’Alabama che già l’anno scorso, la sua seconda stagione universitaria, si è imposto come secondo miglior marcatore della squadra con 10.9 punti a gara. Onestamente non vedo l’ora di vedere all’opera questo ragazzo, durante l’ultima stagione infatti mi è capitato di osservarlo più volte e le sue doti atletiche mi sono davvero rimaste impresse, tecnicamente deve ancora sistemare qualcosa ma è fuor di dubbio che il suo talento sia da NBA, certamente non abbiamo in fronte a noi il nuovo Kevin Durant ma comunque un giocatore che, se dovesse giocare bene le sue carte, potrebbe ritagliarsi minuti importanti con qualsiasi franchigia.
Mi incuriosisce anche molto coach Bradley Brownell, ormai giunto alle porte della sua quarta stagione con i Tigers. Brownell ha un carattere quantomeno “importante”, non si risparmia mai a bordo campo, con lui anche un amichevole estiva può avere il livello di intensità di una finale NCAA ed è anche conosciuto per il suo gioco molto veloce e divertente basato sulla corsa e con l’obbiettivo di stremare l’avversario. Il resto della squadra non mi entusiasma particolarmente ma sono curioso di vedere all’opera questi ragazzi ora che dovranno giocare senza Devin Booker, miglior realizzatore e rimbalzista dell’anno passato, giunto alla conclusione della sua carriera universitaria. Il discorso della curiosità vale soprattutto per Patrick Rooks e Austin Ajukwa, due true freshman considerati da ESPN tra le migliori 30 shooting guards della nazione.

McDaniels

Arrivato a Vicenza mi preparo alla serata di basket vedendo l’incontro femminile tra le Dayton Flyers e l’All-Star Team locale (clicca qui per l’articolo), al termine di quest’ultimo è finalmente ora di vedere Clemson. La partita si è conclusa sul  83-65 per i Tigers ma l’intensità del match è stata davvero alta, nessuno si è risparmiato da entrambe le parti, ovviamente Clemson si è dimostrata di un’altra categoria ma i ragazzi dell’NCAA Italy Tour All-Star Team hanno sempre continuato a giocare come se fossero i primi minuti così da non rovinare lo spettacolo al pubblico nemmeno per un secondo.
Ciò che più mi ha colpito è anche ciò che mi aspettavo fin dall’inizio: l’atletismo. Clemson corre, salta e pressa come poche squadre e questo lo sanno tutti ma vedere dal vivo 40 minuti di corsa no-stop e contropiedi in cui anche il centro di 2.08 risale il campo con la stessa velocità del playmaker è una cosa davvero impressionante. Anche la velocità di esecuzione era impressionante, difficilmente infatti la palla restava nelle mani di un giocatore per più di 3 secondi, il meglio però Clemson lo dava nel contropiede, ogni giocatore sapeva già dove posizionarsi e che movimento avrebbero fatto i compagni anche se questi arrivavano lanciati. Jordan Roper e Damarcus Harrison finiscono la gara con un ottimo voto in pagella, le due guardie sono riuscite a fare sempre la cosa giusta al momento giusto: hanno tirato da 3 punti con una precisione chirurgica e hanno sempre dimostrato di muoversi con i tempi giusti lontano dalla palla, sia nello sfruttare i blocchi sia nel liberare lo spazio per i tagli dei compagni. Molto bene anche Landry Nnoko, centro dotato di un fisico che ho visto solo nei film dedicati ai supereroi, in grado di fare il bello e il cattivo tempo a centro area, quando era il momento di catturare i rimbalzi infatti nessuno poteva tenere a bada il suo fisico misto al suo atletismo mentre quando si dedicava al gioco spalle a canestro diventava prevedibile per via dei suoi pochi movimenti. Ciò non toglie che, se io fossi in attacco, non vorrei mai trovarmi davanti un muro del genere per nessun motivo al mondo. Discreti i due freshman Rooks e Ajukwa, di certo hanno ottimo talento e grandi intuizioni infatti, a sprazzi, hanno regalato ottime azioni ma al tempo stesso hanno mostrato anche la loro inesperienza con tiri forzati nei primi secondi dell’azione. Probabilmente volevano solamente mettersi in mostra ma hanno finito per esagerare rovinandosi le percentuali.
I dubbi maggiori arrivano dalla cabina di regia in cui si sono alternati Rod Hall e Adonis Filer. Il primo alternava ottime giocate e buone costruzioni di gioco a qualche svarione di troppo, specie in difesa mentre il secondo ha fatto vedere limiti enormi nel suo gioco offensivo, d’altronde quando il tuo playmaker perde palla per ben tre volte nella zona del centrocampo sotto a una minima pressione non c’è molto di cui essere felici. Nonostante la vittoria anche coach Brownell non era mai contento, più volte infatti ha ripreso i propri giocatori anche con parole dure e aggressive anche dopo ottime azioni. Accontentarlo è davvero difficile.
Arriviamo ora a K.J. McDaniels, l’MVP di giornata. Ha elettrizzato la serata con giocate che di sicuro resteranno nella mia mente per lungo tempo, sia nei miei sogni che nei miei incubi perché giocate del genere fanno bene allo spettacolo ma al tempo stesso lo strapotere atletico di questo ragazzo mi traumatizza: K.J. ha chiuso un alley-oop con una bimane pazzesca, ha schiacciato più volte direttamente da rimbalzo in attacco, ha posterizzato un paio di difensori in altre occasioni e ha piazzato anche una super stoppata a due mani. Vedere un giocatore del genere non capita ogni giorno e considerando che ha ancora due anni al college per migliorarsi non mi stupirei di ritrovarlo prossimamente in NBA o in squadre di alta Eurolega.

coach Brownell

A fine gara ho potuto scambiare due parole con McDaniels e con coach Brownell. Ho cominciato a chiedere all’allenatore cosa si aspettasse dalla prossima stagione nella nuova ACC. Mi ha detto: “Penso che la nostra squadra possa migliorare molto perché siamo molto giovani e abbiamo bisogno di esperienza. A questo proposito questo viaggio è stato molto utile anche perché abbiamo giocatori che hanno bisogno di giocare e adattarsi a ruoli diversi. Dobbiamo migliorare a rimbalzo ma siamo ottimisti e possiamo crescere nel corso dell’anno. La nuova ACC è davvero dura, ci sono giocatori sicuramente più esperti e più fisici di noi ma sono certo che potremo costruire qualcosa di buono nei prossimi due anni, d’altronde puntiamo molto sui freshman e sui sophomore e sono sicuro che questa scelta ci darà ragione ma serve tempo”. Non potevo non fargli una domanda su K.J. McDaniels che secondo coach Brownell “E’ un giocatore fantastico ed estremamente talentuoso ma deve continuare a lavorare duro per migliorare nel ball-handling, nel tiro e come passatore se vuole fare strada e diventare davvero completo. Già ora è un’atleta devastante e i fan lo adorano, le schiacciate che avete visto stasera sono cose normali per il nostro pubblico dato che le vedono ogni giorno”. A chiudere l’intervista la classica domanda su cosa ne pensa dell’Italia: “E’ la nostra prima volta in Italia, io e i giocatori la amiamo. Le persone sono stupende e molto gentili, inoltre c’è una grande passione per il basket, basti vedere l’atmosfera che si respira qui a Vicenza, si vede che è una città che ama e respira basket. Mi piace anche molto la storia di questo paese, siamo stati a Roma, Firenze e andremo a Venezia, noi in America riteniamo antica una cosa di 150 anni per cui siamo rimasti tutti molto colpiti da ciò che abbiamo visto in queste città. In questo viaggio i ragazzi si stanno divertendo, si allenano in un ambiente nuovo, stanno conoscendo tante nuove gentilissime persone, mangiano cibi diversi e stanno pure studiando un po’ di italiano. E’ una grande esperienza”.
Ho scambiato qualche parola anche con K.J. McDaniels il quale mi ha detto: “So di avere i mezzi per arrivare in NBA così da aiutare anche la mia famiglia ma devo continuare a lavorare sodo per migliorare soprattutto nel ball-handling e nel tiro perimetrale. Come squadra invece dobbiamo restare tutti concentrati ed essere pronti a fare sacrifici così da portare a termine una stagione positiva. Questo viaggio in Italia ci aiuterà molto, l’Italia è un paese meraviglioso, le persone sono molto gentili e sto anche imparando l’italiano così la prossima volta potrò risponderti direttamente in italiano”.

Si chiude così questa avventura con Clemson ma non dimenticate che il 18 agosto è il turno di St. Joseph’s e ovviamente My-Basket.it sarà presente.

Photo: Le schiacciate di Clemson / K.J. McDaniels / Coach Brownell // NCAA Italy Tour Staff