NCAA Italy Tour: Rhode Island Rams

E’ l’8 agosto e finalmente comincia la seconda edizione del NCAA Italy Tour. Cos’è? E’ un bellissimo evento organizzato da un team di gente appassionata di basket insieme all’Assessorato alla Formazione del Comune di Vicenza con il patrocinio del Consolato Americano il cui scopo è quello di promuovere questo meraviglioso sport con le esibizioni di alcuni importanti college americani contro selezioni locali. Quest’anno scenderanno in campo Rhode Island, Saint Joseph’s e Clemson per quanto riguarda le squadre maschili mentre Kansas State, Stanford, Arkansas, Loyola e Dayton saranno le squadre collegiali femminili. In questa giornata di apertura potrò osservare in azione i Rhode Island Rams, college militante nella Atlantic 10 Conference con molta storia cestistica alle spalle e che recentemente sta provando a ritornare ai fasti del passato, quando poteva contare su giocatori di grandissimo talento come Lamar Odom.

Non nascondo che Rhode Island è proprio la squadra che più mi incuriosisce. L’anno scorso chiuse la stagione con solo 8 vittorie e 21 sconfitte ma quest’anno dovrebbe riuscire ad invertire la rotta grazie alla maturazione di Xavier Munford, miglior realizzatore della squadra con 17.4 punti a gara, e all’arrivo del freshman E.C. Matthews, tra i migliori 100 prospetti liceali d’America, a cui vanno aggiunti alcuni transfrer molto interessanti quali Gilvydas Biruta (ex Rutgers), Jarelle Reischel (ex Rice) e Deshon “Biggie” Minnis (ex Texas Tech). Molto interessante anche il lungo nigeriano Ifeanyi Onyekaba, un’ala sophomore che a Virginia Episcopal School, il suo liceo, viaggiava a 17 punti e 13 rimbalzi di media.
La chiave per l’evoluzione dei Rams però non si trova in campo ma in panchina, la prossima infatti sarà la seconda stagione di Dan Hurley sulla panchina dei Rams. Hurley è figlio di Bob Hurley, leggendario coach liceale capace di vincere 27 titoli in 41 anni con la sua St. Anthony High School, non per niente infatti è nella Hall of Fame. Il fratello di Dan invece è Bobby Hurley, ex stella di Duke e settima scelta assoluta nel Draft del 1993. Inutile dire che il basket è da sempre nel DNA di coach Dan Hurley il quale ha dimostrato di poter fare la differenza nella sua breve carriera a Wagner, college di New York con poca storia alle spalle ma che il figlio del grande Bob ha trasformato in una piccola potenza portandolo a un passo dal Torneo NCAA. Ho potuto sperimentare in prima persona l’atmosfera di Wagner dato che ho avuto l’opportunità di soggiornarci e studiarci per parte dell’estate 2010 e posso garantirvi che coach Hurley non ha solo invertito la rotta per quanto riguarda l’andamento della squadra ma è riuscito a cambiare la mentalità degli studenti facendoli appassionare a un programma fino ad allora non molto famoso, grazie a lui infatti era possibile vedere gente spostarsi da Manhattan a Long Island solo per vedere i giocare i Seahawks. Fidatevi che un newyorkese non lascia il centro per spostarsi a Long Island a cuor leggere, specie se c’è di mezzo il basket.

Arrivato finalmente a Vicenza inizio a seguire il riscaldamento e da subito si nota la mano di Dan Hurley, i giocatori seguono una routine precisa che alterna lavoro muscolare e tattica. Dan non ha bisogno di dire nulla, i suoi assistenti dicono al massimo una o due parole, i giocatori hanno già tutta la routine stampata nel cervello.
Il momento della palla a due arriva in fretta e l’ambiente è quello di una grande festa, come è giusto che sia in un evento come questo, ma ciò non preclude una partita intensa e al tempo stesso divertente, lo stesso coach Hurley infatti prende il match molto sul serio e regala anche qualche show con gli arbitri. Rhode Island vince di 12, per 91-79, ma solo negli ultimi secondi è riuscita a mettere la gara in ghiaccio grazie alle giocate del solito Xavier Munford, ragazzo in grado di raggiungere la massima velocità già dopo il primo passo e offensivamente davvero completo, sa segnare in ogni modo possibile, dall’entrata al fade away. Ovviamente non è tutto rose e fiori per i Rams, il playmaker Mike Powell è riuscito a combinare ben poco e ha dimostrato enormi limiti sia nella costruzione dell’azione sia in fase di realizzazione, stessa cosa vale per Jordan Hare, ala di 2.08, troppo leggero per giocare di potenza e tecnicamente troppo grezzo per superare gli avversari in post. Le note più liete sono arrivate da Gilvydas Biruta e dal freshman E.C. Matthews. L’ala junior ex Rutgers ha dimostrato di poter fare la differenza con tante piccole cose, in post infatti ha una tecnica ineccepibile inoltre sa sempre come posizionarsi per favorire i compagni e catturare un rimbalzo. E.C. Matthews invece è la vera perla della squadra: è un true freshman ma è già un leader, i compagni lo cercano sempre e lui sa fare tutto, è il primo a partire in contropiede e il primo a tornare in difesa, ha un gran tiro da fuori e quando si butta in area sa concludere al ferro, in acrobazia o trovare uno scarico per un compagno. Anche in difesa sa fare la differenza infatti, nonostante sia una guardia di 1.96 m, si è reso protagonista di un paio di grandi stoppate. Non per niente infatti il premio di MVP della gara è andato a lui (foto sotto).
Ifeanyi Onyekaba merita una menzione d’onore. Salta tantissimo e con grande tempismo, è uno stoppatore incredibile e a rimbalzo non lo tiene nessuno anche perché possiede un fisico stratosferico. Avete presente un Bronzo di Riace? Ecco, sommate due o tre di quelle statue, aggiungete altri muscoli e avrete il corpo di questo ragazzo. Se nei prossimi anni a Rhode Island dovesse acquisire più convinzione e rabbia in attacco oltre a qualche altro movimento in difesa potemmo trovarci davanti un giocatore pazzesco, dominante quanto lo sono stati Dunston e Lawal rispettivamente a Varese e Roma.

E.C. Matthews MVP

Finalmente riesco a scambiare due parole con i giocatori di Rhode Island e con coach Dan Hurley.
Il primo con cui ho parlato è stato Onyekaba il quale mi ha detto: “Sono molto contento per questa esperienza, è un bell’evento che avvicina squadre che normalmente non avrebbero occasione di incontrarsi, permette di conoscere un basket diverso e posti nuovi”. Poi prosegue “E’ la mia prima volta in Italia e mi sta piacendo molto soprattutto per la gente che ho incontrato, sempre molto gentile e disponibile”. Per quanto riguardo l’anno prossimo invece ha detto così: “Questa esperienza sarà fondamentale per la squadra, è infatti un’ottima occasione per legare con i freshman, il coaching staff e i tanti transfer. Sono sicuro che nella prossima stagione faremo molto bene”.
Poi ho scambiato due parole con E.C. Matthews. Ho voluto chiedergli perché un talento come lui, tra i primi 100 giocatori liceali d’America, avesse scelto proprio Rhode Island pur avendo tante proposte da molti college più prestigiosi e lui mi ha risposto dicendomi “Ho scelto i Rams principalmente per coach Dan Hurley, è un grande allenatore, uno dei migliori della nazione, e sono certo che mi aiuterà a crescere sia come giocatore che come persona. Allenarsi con lui è molto faticoso, lui è come un generale dell’esercito, ma è così che riesce ad avere il massimo da noi giocatori e a guadagnarsi il rispetto di tutti. Al liceo giocavo guardia ma ora vorrei diventare principalmente un playmaker e con coach Hurley so di poter diventare un ottimo point man”.
Per chiudere mi sono concesso due parole proprio con coach Dan Hurley (premiato nella foto sotto) che mi ha detto “Sono contento di ciò che ha detto E.C. e sono sicuro che potrà fare la differenza fin da subito per noi. Siamo pur sempre una squadra molto atletica e giovane, abbiamo solo un senior e il prossimo sarà il mio secondo anno con i Rams, ora molti giocatori conoscono meglio il mio sistema e i meccanismi di gioco. Possiamo fare bene, molto bene anche grazie a questa esperienza in cui possiamo confrontarci con giocatori più grandi e maturi dei nostri oltre che sperimentare un basket diverso dal nostro anche per quello che concerne il regolamento”. Poi gli ho domandato se ha trovato l’ambiente di Rhode Island molto differente rispetto a quello di Wagner. La risposta è stata la seguente: “Onestamente trovo le situazioni molto simili. A Wagner ho trovato una squadra giovane che veniva da due pessime stagioni con al massimo 7 vittorie, non molto diverso da quello che ho trovato a Rhode Island. L’importante è che i ragazzi siano motivati e convinti a migliorarsi, se c’è questa condizione la strada sarà in discesa. Grazie anche al mio staff abbiamo fatto grandi cose a Wagner e qui non sarà diverso”. Non potevo non chiudere con una domanda sul fratello Bobby, quest’anno impegnato nella prima esperienza da head coach a Buffalo dopo anni come assistente di Dan. “Sono certo che Bobby farà ottime cose fin da subito a Buffalo così come ha fatto sempre ottime cose al mio fianco come assistente. Allenare è nel nostro DNA, ce lo ha trasmesso nostro padre. E’ un affare di famiglia, un po’ come gestire un ristorante in Italia, è questione di tradizione famigliare”.

Dan Hurley

Con quest’ultima battuta del coach si chiude la prima data del NCAA Italy Tour, a breve però tornerò a seguire anche Clemson e Saint Joseph’s quindi non perdetevi le prossime puntate di questa sorta di diario.
Chiudo annunciando i miei personali MVP della serata, il premio infatti va ai ragazzi che stanno curando questo bell’evento, da Marco Fabbian ad Ales Masetto passando per tutti i volontari anche se i mattatori della serata sono stati indubbiamente i ragazzi americani tra il pubblico provenienti dalla vicina base militare, sono stati loro infatti ad animare la serata con fantastici cori in duplice lingua (molti dei quali ispirati da tante, tantissime birre), davvero al livello di qualsiasi collettivo tifoso organizzato.

Photo: NCAA Italy Tour Vicenza