NCAA Italy Tour: Saint Joseph’s Hawks

Il 18 agosto sono tornato a Vicenza insieme al mio amico/collega/compagno di viaggio Marco Conti per visionare la terza e ultima squadra maschile presente al NCAA Italy Tour: i Saint Joseph’s Hawks, squadra di Atlantic 10, stessa conference della già vista Rhode Island, che l’anno passato è riuscita a portare a casa un record positivo di 18-14 con tanto di qualificazione al NIT (per chi non lo sapesse si tratta del secondo torneo di post season più importante dopo quello NCAA) pur non riuscendo ad andare oltre il primo turno a seguito della sconfitta per 63-61 contro St. John’s.

Gli Hawks sono senza dubbio la squadra che meno conosco tra le tre che ho seguito durante l’NCAA Italy Tour di Vicenza e per questo sono molto curioso di vederla giocare, al contrario invece conosco molto bene coach Phil Martelli, la sua reputazione e la sua sicurezza non passano inosservate soprattutto perché mi ricordo l’annata 2003/04 in cui il coach che siede sulla panchina degli Hawks dal 1995 vinse il premio di miglior coach dell’anno della intera NCAA per aver guidato i suoi a un record di 27 vittorie e 0 sconfitte salvo per perdere alle Elite Eight del torneo NCAA. Nel 2003/04 Saint Joseph’s poteva contare sull’incredibile coppia di piccoli Delonte WestJameer Nelson, entrambi scelti tra le prime 25 scelte del Draft 2004, ora invece non c’è così tanto talento puro nei nuovi Hawks ma i ragazzi di Martelli riescono sempre a concludere l’anno con un record in positivo e non vedo l’ora di capire come facciamo osservandoli dal vivo.
A Vicenza non ci sarà il miglior realizzatore della passata stagione Carl Jones e nemmeno il talentuoso lungo C.J. Aiken, il primo ha concluso i suoi quattro anni di college mentre il secondo ha provato a dichiararsi per il Draft con un anno di anticipo ma purtroppo per lui senza successo dato che non è stato scelto. Anche senza Aiken e Jones il talento non manca, a Vicenza infatti ci saranno Langston Galloway, grandissimo realizzatore e uno dei leader della squadra, e il super atleta Ronald Roberts ma anche l’all arounder Halil Kanacevic e il true freshman DeAndre Bembry (foto sotto). Proprio Bembry è il giocatore che più desidero vedere, ESPN lo considera una delle migliori 20 ali piccole della sua annata liceale e il premio di MVP conquistato al Brand Jordan Classic Regional (partita tra i migliori talenti liceali degli stati di New York e New Jersey) non fa altro che confermare le doti di questo ragazzo.

Bembry

Arriviamo a Vicenza per la terza volta, inutile dire che ormai ci salutano anche in stazione, si è formato anche un ottimo legame anche con l’intero staff dell’NCAA Italy Tour Vicenza e non vediamo l’ora di incontrarli di nuovo. Arrivati al palazzetto con largo anticipo abbiamo quindi tempo per organizzarci con calma e goderci nel frattempo la sfida di basket in carrozzina tra A.S. Delfini 2001 Vicenza e CUS Padova (clicca qui per l’articolo di Marco Conti sulla partita con tanto di interviste) ma non ci vuole molto per arrivare alla palla a due della partita tra Saint Joseph’s Hawks e All-Star Team Vicenza. Durante il secondo quarto mi distraggo per andare a intervistare la leggenda della WNBA Sheryl Swoopes (clicca qui per l’intervista) ma a parte questa piacevole distrazione riesco a godermi a pieno la partita, conclusasi 99-57 in favore degli Hawks. La sera precedente fu stata giocata la medesima partita che si concluse con la vittoria di Saint Joseph’s per soli 13 punti, evidentemente il back-to-back ha evidenziato le enormi differenze atletiche tra le due squadre non lasciando scampo alla selezione vicentina.
I ragazzi di coach Phil Martelli hanno dominato la gara fin dal primo minuto sotto ogni aspetto. A dare il principale allungo è stato il super realizzatore Langston Galloway il quale ha saputo segnare in ogni modo possibile: cadendo indietro, in entrata, con tiri piazzati a soprattutto da tre punti, in un momento infatti è riuscito a realizzare qualcosa come 5 triple consecutive. Bene anche il sophomore Isaiah Miles, questa ala ha dimostrato di correre bene il campo e di muoversi davvero in maniera incredibile sotto canestro, il suo habitat naturale, ma allo stesso tempo ha piazzato più di un tiro frontale dalla media distanza e da tre punti, Miles ha dato un’ottima impressione anche nel liberare gli spazi per Halil Kanacevic, altro giocatore autore di una buona prestazione specie nel gioco sotto canestro, nel tempismo dei tagli e nel controllo del corpo. Male invece il playmaker junior Chris Wilson, giocatore elettrico e velocissimo, davvero imprendibile quando accelera e certamente un fuoriclasse se si parla di 1-vs-1 al campetto ma decisamente disordinato, incostante e grezzo se si parla di gioco a metà campo, se poi un playmaker è incerto anche ai liberi (protagonista anche di un air ball) allora non ci sono molto motivi per gioire.
I migliori in campo invece sono stati DeAndre Bembry e Ronald Roberts, decisamente due dominatori anche se in maniera molto diversa. Bembry ha dimostrato di saper già fare tutto prendendo rimbalzi, portando palla, stoppando, segnando in entrata e da tre punti, le mosse migliori le ha mostrate realizzando un paio di coast-to-coast davvero impressionanti e usando in maniera enciclopedica lo step-back, sia dalla media che dai tre punti. Cerchiamo di capire che questo ragazzo non ha ancora debuttato in NCAA, per questo se dovesse lavorare sul suo fisico al momento troppo longilineo e limitare qualche esagerazione potremmo parlare di un giocatore davvero inarrestabile. Roberts (foto sotto) invece ha controllato la partita a suo piacimento sotto i tabelloni, raramente ho visto nella mia vita una tale esplosività atletica da parte di un giocatore di 2.03m: Roberts poteva sbagliare il tempo di salto ma riusciva a stare in aria talmente tanto tempo che riusciva comunque a prendere il rimbalzo. Roberts ha dominato entrambe le aree, tutti i rimbalzi erano suoi, ha stoppato chiunque e anche in attacco sapeva sempre quando tagliare nel momento più giusto per facilitare il passatore e per trovare un tiro facile, inoltre ha dimostrato di saper tenere benissimo il contatto anche con giocatori più grossi di lui, infatti ogni volta che la difesa cercava di impedirgli un tiro commettendo fallo Roberts riusciva a realizzare un and-one. L’MVP della serata è andato a Galloway ma per il sottoscritto e per Marco Conti il migliore in campo è stato proprio l’ala con il numero 13 e la dinamite nelle gambe.
Un possibile MVP sarebbe potuto essere anche coach Phil Martelli, l’allenatore ha controllato i suoi in maniera perfetta usando pochissime parole, tra tutti i coach visti in questa manifestazione è sembrato quello più rilassato ma al tempo stesso maggiormente in controllo. Martelli ha regalato anche un piccolo show quando si è diretto verso la postazione dell’addetto alla musica chiedendo di mettere Bruce Springsteen.

Roberts

A partita conclusa è arrivato il mio momento preferito, quello delle interviste. I protagonisti di oggi sono stati DeAndre Bembry, Ronald Roberts e coach Martelli.
Il talentuoso freshman Bembry si è dimostrato un ragazzo molto sicuro di sé ma di poche parole, eccole: “Ho scelto gli Hawks perché qui c’è un grande progetto gestito da un grande coach, è una grande opportunità per me. Al liceo ho passato quattro anni stupendi, amavo giocare per St. Patrick’s e mi ricorderò quegli anni per sempre ma ora è il momento di dedicarsi al college in cui mi aspetto di vivere esperienze nuove e stimolanti oltre che ovviamente di migliorare il mio gioco”.
Molto più loquace il senior Roberts con cui abbiamo parlato della sua carriera collegiale e del futuro del programma: “individualmente penso di aver avuto già ora un’ottima carriera a Saint Joseph’s e di non aver deluso le aspettative. Ora mi dedicherò al massimo alla mia ultima stagione ma riguardo al futuro posso già dirti che abbiamo già molti ragazzi giovanissimi in grado di giocare minuti importanti fin da subito. Il programma è in ottime mani grazie a loro e ovviamente a coach Martelli” A questo punto abbiamo parlato del suo futuro individuale e del fatto che per la NBA può essere considerato undersize: “Dopo questo mio ultimo anno proverò a entrare al Draft NBA ma nel caso non venissi scelto non mi dispiacerebbe giocare in Europa dato che ci sono molti paesi che offrono ottimi campionati. Conosco gli standard NBA riguardo all’altezza e so che dovrò lavorare molto, più di altri per essere draftato. Devo intensificare la mia attività a rimbalzo e in difesa ovviamente senza tralasciare il resto”. Di rito la domanda sul viaggio in Italia: “Questo viaggio è ottimo per fare gruppo e permettere ai freshman e ai redshirt di giocare con giocatori più esperti di loro. Per il resto l’Italia mi sta piacendo moltissimo, per ora la mia tappa preferita è stata Roma, sono rimasto davvero colpito dal Vaticano, dalla Cappella Sistina e dalle opere di Michelangelo. Anche Venezia mi è piaciuta molto, siamo andati tutti in barca e ho comprato molti regali per la mia famiglia. Davvero un viaggio stupendo”.

Coach Martelli

Non si poteva che chiudere con coach Martelli (foto sopra mentre viene premiato) il quale mi è parso l’allenatore con più personalità e controllo tra tutti quelli intervistati in questo evento, purtroppo dalle parole scritte non si può cogliere la sicurezza e l’autorità che si percepiva in prima persona. Con lui abbiamo parlato della sua lunghissima carriera (dal 1995 agli Hawks) e della prossima stagione: “È molto difficile a livello universitario restare in un posto per così tanto tempo. Bisogna avere una dirigenza che ti stimi, una famiglia che ti appoggi e giocatori che ti permettano di costruire qualcosa nel tempo. Mi sento davvero fortunato per aver avuto l’opportunità che sto sfruttando, che comprende anche questo viaggio. Per quanto riguarda la prossima stagione invece io credo che si debba sempre andare avanti giorno per giorno, quando arriveremo a casa ci riposeremo un po’ e poi cominceremo a lavorare duro. Alla fine della stagione vedremo dove saremo arrivati ma ovviamente vorrei che i miei giocatori vivessero una bellissima esperienza e la post season è sempre un grande traguardo per un giocatore”. A questo punto io e Marco Conti abbiamo chiesto al coach se nei nuovi Hawks ci fosse qualcuno in grado di ripercorrere i passi di Jameer Nelson e Delonte West così da diventare un giocatore importante in NBA. Ammetto che la schiettezza del coach mi ha quasi stupito: “Penso che abbiamo qualche giocatore che possa diventare professionista ma non so se c’è qualcuno che possa arrivare in NBA. Soltanto essere scelti da una franchigia di quella lega ed avere l’opportunità di giocare contro i migliori giocatori al mondo è un risultato straordinario. Abbiamo alcuni buoni giovani, che sono anche delle ottime persone, ma non abbiamo nessun giocatore con il talento puro di Jameer (Nelson, ndr) e Delonte (West, ndr)” A questo punto gli abbiamo chiesto se, a suo parere, nemmeno Bembry avesse speranze: “Bembry è un ottimo giocatore, mi piacciono le sue capacità balistiche, la sua competitività e le sue doti da passatore, deve però migliorare il ball handling e deve crescere molto, soprattutto mentalmente. Solo così potrà fare strada”. Anche nell’ultima tipica domanda sull’Italia il coach non riesce a non parlare di basket. “Sono già stato in Italia, precisamente a Como per un torneo nel 1999. Questa volta sono però in un’altra zona e ho potuto testare la squadra in un ambiente diverse giocando più partite in poco tempo. Credo infatti che la squadra affrontata ieri sera (sabato 17 agosto, ndr) abbia dei meriti enormi, nonostante la differenza di talento, hanno combattuto per tutta la partita e ci hanno messo in difficoltà. Al contrario, stasera (domenica 18 agosto, ndr) sono contento di come i miei giocatori abbiano affrontato il back-to-back. Penso che aver giocato ieri sera ci abbia aiutato molto in questo”.

Dopo queste ultime parole di una leggenda come coach Phil Martelli io ne approfitto per ringraziare il mio compagno di avventure vicentine Marco Conti, le squadre che hanno preso parte al torneo e soprattutto voi che avete letto questa sorta di diario. Il grazie più speciale però va allo staff dell’NCAA Italy Tour Vicenza, da Ales Masetto a Marco Fabbian passando per tutti i volontari che non nomino solo per evitare di trasformare un articolo già lungo in una sorta di Divina Commedia. Grazie a tutti per l’opportunità e complimenti all’organizzazione. Ci vediamo tra un anno.

Photo: Langston Galloway. DeAndre Bembry, Ronald Roberts, coach Phil Martelli // NCAA Italy Tour Vicenza Staff