Niente NCAA per Emmanuel Mudiay: perché il super liceale ha scelto l’Europa

Durante la stagione appena terminata più volte ho parlato di Emmanuel Mudiay, piccolo fenomeno texano diretto a Southern Methodist University (SMU) per giocare sotto la guida del leggendario coach Larry Brown nel corso della prossima stagione NCAA. Tutto era pronto: Mudiay aveva terminato la sua stagione liceale venendo convocato per il McDonald’s All-American Game e il Jordan Brand Classic Game, aveva ormai firmato la lettera che lo avrebbe promesso ai Mustangs di Larry Brown rendendoli così la squadra da osservare per la stagione 2014/15 ma all’improvviso tutto è svanito nel nulla come una bolla di sapone toccata dalla mano di un bambino. A ciel sereno infatti, nella giornata di lunedì, è arrivato il tweet di Adrian Wojnarowski, autorevolissimo giornalista di Yahoo! Sports, a rendere noto che la carriera NCAA di Mudiay sarebbe finita ancora prima di cominciare. Al contrario invece è alle porte un’avventura europea o asiatica.

Woj tweet

Come potete leggere nel tweet di Wojnarowski, si crede che la scelta di Mudiay derivi da un problema di eleggibilità, quasi certamente correlato con scarsi rendimenti accademici. La NCAA infatti stava indagando sui voti di Mudiay e sulla validità di questi ultimi. Nel caso venisse trovata qualche irregolarità infatti, come molti di voi sapranno, l’ormai ex promesso a SMU non avrebbe possibilità di giocare la prossima stagione NCAA che, considerando le capacità di Mudiay, sarebbe stata quasi certamente l’unica prima del grande passo in NBA. Lo stesso Mudiay e coach Larry Brown hanno però fatto sapere che la scelta di giocare da professionista in Europa o Asia invece del più classico anno in NCAA non deriva da un problema accademico o burocratico quanto da una scelta personale, Mudiay infatti avrebbe scelto di cominciare a guadagnare soldi fin da subito per venire incontro ai bisogni della madre. La famiglia Mudiay infatti ha una storia piuttosto travagliata. Originaria del Congo, la famiglia Mudiay ha deciso di emigrare in America nel 2001 per sfuggire alla Seconda Guerra del Congo, al tempo in corso, in cui morì il padre di Emmanuel, Jean-Paul Mudiay. Fu così che la signora Theresa Kabeya portò i tre figli Emmanuel, Stephane e Jean-Micheal negli Stati Uniti in cerca di una fortuna che non ha mai trovato almeno finché Emmanuel non si è rivelato un fenomeno della pallacanestro. Emmanuel ha quindi deciso di lasciare il paese che lo salvò dalla guerra per aiutare a sua volta la madre, assistente infermiera, a pagare le bollette dal momento che i soldi guadagnati da mamma Theresa sono sempre stati spesi per la retta universitaria del figlio maggiore Jean-Michael, ormai all’ultimo anno proprio a SMU in cui punta a prendere una laurea in Sports Menagement per diventare in futuro l’agente del fratellino Emmanuel. Scelta quindi da rispettare quella di Mudiay ma che ovviamente cela qualche rischio e qualche dubbio, dentro e fuori dal campo.

Mudiay, considerato tra i migliori cinque liceali d’America e lottery pick al prossimo Draft, è un playmaker incredibilmente atletico con uno stile di gioco paragonabile a quello dei migliori playmaker moderni del giorno d’oggi come Derrick Rose (prima dell’infortunio, ovviamente) ma soprattutto del primo John Wall. La sua leadership e le sue doti gli hanno permesso di vincere molto al liceo, infatti ha vinto due titoli statali ad Arlington Grace Prep insieme a Isaiah Austin, ex stella di Baylor ritiratosi prima del Draft a causa della Sindrome di Marfan (clicca QUI per l’articolo e il video), prima di trasferirsi alla Prime Prep per le sue ultime due stagioni, terminate con un record complessivo di 67-7 e con cifre notevoli come dimostrano i 16 punti, 6 rimbalzi e 4 assist di media dell’anno da senior. I dubbi nascosti dietro la scelta di Mudiay e la sua eleggibilità riguardano proprio Prime Prep, scuola per sportivi di eccellenza fondata da Deion Sanders, leggenda del football americano, soprannominato appunto Prime Time. Non è la prima volta infatti che Prime Prep si trova sotto osservazione da parte dalla NCAA, l’anno scorso infatti due giocatori dell’accademia destinati a due programmi di Division I NCAA, Karviar Shepherd (destinato a TCU) e Jordan Mickey (destinato a LSU) furono inizialmente dichiarati non eleggibili per aver frequentato dei corsi scolastici a Prime Prep non ritenuti validi dalla NCAA per una preparazione università a livello di Division I, salvo poi riottenere entrambi la eleggibilità dalla NCAA e giocare normalmente tutta la stagione appena conclusa per i rispettivi college. In poche parole, è come se i corsi ritenuti “principali” a Prime Prep, siano solo considerati facoltativi e non abbastanza validi per gli standard della NCAA e dei licei americani in vista della Division I, rendendo così il carico di studio più leggero per gli atleti che possono dedicarsi tranquillamente allo sport. In passato ben sette corsi di Prime Prep vennero segnalati come “non a norma”. Che ci sia questo dietro alla scelta di Mudiay e all’investigazione della NCAA?

Nonostante questi dubbi Mudiay, la sua famiglia e coach Larry Brown hanno ribadito che l’ormai ex Mustang ha scelto la via del professionismo solo ed esclusivamente per aiutare la madre in difficoltà economiche. Questa scelta di sicuro urterà non poco le quotazioni di SMU, ateneo che dopo anni di buio era arrivato, grazie al prezioso aiuto di coach Larry Brown, a qualificarsi per l’NIT, il secondo torneo più importante dopo quello NCAA, e che puntava tutto sull’arrivo di Mudiay per fare il salto di qualità in campo e anche fuori grazie a una copertura mediatica maggiore e attirando altri freshman di punta.
Larry Brown però continua a sostenere che Mudiay potrebbe rivelarsi la futura prima scelta assoluta al Draft indipendentemente dal fatto che giochi in Europa o in NCAA ma senza dubbio l’esperienza europea (o asiatica) potrebbe anche danneggiarlo. I (pochi) precedenti infatti non sono dalla sua parte, tutti ricordiamo della stagione tutt’altro che scintillante di Brandon Jennings a Roma (comunque BJ fu poi scelto al Draft con la chiamata numero 10 da Milwaukee) e di quelle ancora più rovinose di Jeremy Tyler tra Israele e Giappone.

La situazione di Mudiay potrebbe ricordare quella di Larry Johnson nel 1987. La stella di Charlotte Hornets e New York Knicks infatti sarebbe dovuto andare a SMU che però all’ultimo rifiutò l’iscrizione dubitando della validità del SAT (Scholastic Aptitude Test) del giocatore (situazione più simile a quella di Jennings con Arizona), il quale decise quindi di frequentare Odessa Junior College prima di approdare a UNLV con cui avrebbe poi vinto un titolo NCAA nel 1990 e si sarebbe guadagnato la prima chiamata assoluta al Draft 1991. E’ vero, la situazione non è proprio uguale, nel caso di Johnson fu SMU a non accettare il giocatore, nel caso di Mudiay invece è stato il ragazzo a decidere di andarsene, ma è comunque un segnale che dimostra quanto SMU non abbia un grande feeling con i liceali più forti e attesi.

Dove vedremo Mudiay nel corso della prossima stagione? Al momento è impossibile dirlo. Tenderei a escludere le squadre europee di vertice quali Real Madrid, Maccabi Tel-Aviv e altre sullo stesso livello, Mudiay infatti, pur essendo un talento cristallino, è ancora piuttosto grezzo in diversi aspetti del gioco, soprattutto nel prendere decisioni dal palleggio e in difesa, inoltre è abituato a tenere molto la palla in mano e a tirare tanto. Queste caratteristiche lo rendono la tipica combo-guard da squadra di metà classifica ma l’appeal mediatico potrebbe permettergli di trovare posto in una squadra di maggior blasone rispetto a quello che ci si aspetta. Non dimentichiamoci che ha deciso di lasciare l’NCAA per guadagnare denaro quindi cercherà quasi certamente le offerte più alte, indipendentemente dalla squadra e dal campionato in cui giocherà, ecco perché la via che porta in Cina non va esclusa a priori. Ovviamente seguiranno aggiornamenti.

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