Personaggi da Torneo: la storia di Scottie Wilbekin, salvato da Donovan e dall’etica del lavoro

Questa non è la “classica” storia di redenzione o di drammi familiari che infondono forza ad un giocatore. Questa è una storia di etica del lavoro, una storia di quanto si vuole e di quanto si è disposti a sacrificare per migliorarsi ed inseguire un sogno. “Il pallone era sempre nelle mie mani nel finale della partita”, ha commentato Scottie Wilbekin. Stava parlando di come ha preso per mano Florida nel terzo round del Torneo NCAA e l’ha condotta al successo per 61-45 su Pittsburgh, segnando 11 dei 13 punti della squadra nel momento cruciale del secondo tempo. Wilbekin ha chiuso a quota 21 ed i Gators hanno così raggiunto le Sweet 16 per il quarto anno consecutivo: nessun’altra squadra ha all’attivo una striscia così lunga.

Con ogni probabilità nessuno la scorsa estate si sarebbe mai aspettato di vedere Scottie protagonista, dopo che per la seconda volta nel giro di sette mesi era stato sospeso da Billy Donovan per aver infranto il regolamento interno della squadra. Solo che quella volta quando si è seduto nell’ufficio del coach deve aver capito di essersi messo in guai seri e di non poter più evitare di guardare in faccia alla realtà. “Penso che si sia reso conto che ero serissimo quando gli ho detto che doveva cambiare università, trasferirsi e ricominciare da qualche altra parte”, ha dichiarato Donovan. A vent’anni, entrando nella stagione da senior e giocando nella scuola della sua città natale, Wilbekin era vicinissimo a perdere tutto in quella giornata di giugno.

Allora qualcuno avrebbe mai immaginato che Scottie non solo avrebbe giocato nuovamente con i Gators, ma che sarebbe stato anche assoluto protagonista nei momenti cruciali? Ed invece è proprio quello che sta accadendo: il giocatore che ha rischiato di gettare tutto alle ortiche con scelte personali sbagliate, adesso è quello che non riesce a prendere una decisione errata sul campo di gioco neanche a pagarlo. Ma che cos’è successo dopo quella tremenda convocazione nell’ufficio del coach, che gli aveva chiesto senza mezzi termini di svuotare l’armadietto? Wilbekin ha letteralmente supplicato Donovan di concedergli un’ultima occasione per dimostrare quanto volesse con tutto se stesso giocare con i Gators.

Probabilmente molti altri allenatori non avrebbero mai cambiato idea, ma Billy è diverso, per lui il compito di un coach al college dev’essere innanzitutto quello di cambiare la vita dei giocatori, aiutarli attraverso il duro lavoro a superare i problemi dentro e fuori dal campo. E così Donovan ha optato per una sospensione a tempo indeterminato. A quel punto stava a Wilbekin dimostrare cosa volesse “diventare da grande”: Scottie è stato rispedito a casa dai suoi genitori ed è stato costretto a presentarsi tutte le mattine alle 7 in punto in palestra per lavorare con un trainer, mai con gli allenatori o con i compagni. Ha messo la testa apposto, ha ricostruito passo dopo passo il rapporto con il coach e con il resto della squadra, è ritornato in campo dopo aver perso 5 partite e adesso Florida non può fare a meno di lui per nessun motivo al mondo.

“Personalmente – ha dichiarato Donovan – il percorso che ho fatto con Scottie è stata una delle esperienze più importanti della mia carriera. La gente ha la possibilità di vederlo crescere come giocatore, io ho avuto quella di vederlo crescere come uomo”. Il Wilbekin di oggi è totalmente diverso da quello dello scorso giugno: la sua nuova versione ha continuato a lavorare duro anche dopo essere stato reintegrato in squadra ed ha scoperto quant’è bello e gratificante raccogliere i frutti che si seminano con l’impegno ed il sudore. Ma non è tutto, perché Scottie ha imparato ad essere leader, che non significa prendersi i tiri quando il pallone scotta, bensì significa giocare con e per la squadra.

E lo dimostra che da quando è tornato Florida è stata semplicemente inarrestabile, vincendo la SEC e presentandosi al Torneo con una striscia di 26 vittorie consecutive. Stanotte è arrivata la 28esima e Wilbekin ha costretto gli avversari ad uno stato di enorme frustrazione per le decisioni che ha preso e le giocate che ha fatto nell’arco della partita. Scottie è probabilmente il capolavoro massimo di Donovan, uno dei pochi allenatori che punta allo sviluppo dei giocatori nell’arco dei quattro anni in un mondo collegiale fatto sempre più di one-and-done. Ma soprattutto è la dimostrazione che se si desidera veramente qualcosa, il duro lavoro è ciò che più ti permette di raggiungerla.