Personaggi da Torneo: l’esplosione di Jarnell Stokes, uno dei più sottovalutati dell’NCAA

Jarnell Stokes potrebbe essere il giocatore più sottovalutato dell’intero panorama del college basketball. O almeno lo era prima dell’inizio del Torneo, perché in questo momento sta volando tutt’altro che sotto i radar degli appassionati e degli addetti ai lavori. L’ala grande, al suo anno da junior con Tennessee, sta attirando tante attenzioni durante uno degli eventi sportivi più seguiti dell’anno per le sue eccellenti prestazioni. Dopo aver permesso ai Volunteers di accedere al tabellone principale con 18 punti e 13 rimbalzi nel successo all’overtime su Iowa, Stokes ha fatto addirittura meglio contro Massachussetts (26 punti, 14 rimbalzi) e la mina vagante Mercer (17 punti, 18 rimbalzi, 5 assist).

In realtà se si vanno a vedere le statistiche complete di questo giocatore, ci si rende conto che al Torneo non sta facendo altro che continuare sulla scia delle ottime prestazioni fornite lungo il corso dell’intera stagione. Il 20enne di Memphis è dall’inizio dell’anno la punta di diamante di Tennessee, il giocatore più solido e determinante dell’intera squadra: sta viaggiando con 15.1 punti (53.4% dal campo), 10.5 rimbalzi ed 1 stoppata di media a partita. Dalle stats si evince che siamo di fronte ad un vero mostro delle doppie-doppie: non a caso ne ha fatte registrare 21 durante l’anno, compresa quella da 20 punti e 11 rimbalzi contro Florida, la n.1 del ranking. In questa prima settimana di Torneo, Stokes ha ricevuto tanti elogi: “Sono sorpreso dall’attenzione mediatica che sto avendo – ha dichiarato Jarnell – Quest’anno ho messo a referto 20+15 contro Kentucky e 20+11 contro la miglior difesa della nazione (Florida), eppure non ho ricevuto tutte queste attenzioni. Però mi fa molto piacere, il coach mi ha sempre detto che, una volta iniziate a vincere le partite, il resto sarebbe arrivato da sé”.

Tennessee è entrata nel Torneo dalla porta secondaria, quella delle First Four, e si sta dimostrando una squadra molto solida, che fa della difesa la sua arma principale e che gioca senza grosse pressioni sulle spalle. Il che, in una competizione come questa, aiuta non poco ad andare avanti: nelle Sweet 16 se la dovrà vedere con Michigan, testa di serie n.2, e non è da escludere l’ennesimo clamoroso upset, o quantomeno una partita combattuta fino alla fine. Quest’estate Stokes avrebbe potuto lasciare Tennessee per dichiararsi al Draft NBA, dove veniva pronosticato al secondo giro. Ma alla fine ha scelto di rimanere almeno per un altro anno al college e col senno di poi è stata certamente la scelta più giusta. Perché in questa stagione Jarnell non solo ha avuto l’opportunità di crescere ulteriormente, ma anche di guadagnarsi attenzioni che non aveva l’anno scorso.

Comunque in questo momento la NBA non è tra i suoi pensieri primari, anche se è convinto di poterci stare tranquillamente: “Quando le franchigie mi vedranno in allenamento, capiranno che posso giocarci. Penso di avere la stazza giusta per essere un’ala grande anche al piano di sopra, ma adesso non ci penso, mi interessa solo vincere le partite e provare ad andare il più avanti possibile”. Le cose per Stokes hanno preso realmente una piega diversa a gennaio, quando ha finalmente frenato la sua indole a commettere falli ingenui che ne limitavano spesso l’impiego ed ha realizzato che aveva bisogno di dominare dentro l’area, più che giocare sul perimetro. Essendo alto oltre 2 metri, per un peso di circa 110 kg, non ci sono molti giocatori collegiali che possono contenerlo in post, visto il vantaggio che pagano in termini di stazza e di forza.

Nel giro di poco tempo, Jarnell ha sviluppato la convinzione che nessuno potesse fermarlo nel pitturato, e da allora la sua produzione è salita decisamente: il merito di questo salto di qualità e di fiducia nei propri mezzi è da ricondurre a coach Counzo Martin, che lo ha spinto partita dopo partita ad acquisire la consapevolezza di poter essere dominante all’interno. In questo senso la trasformazione di Stokes è stata davvero notevole: basti pensare che in passato la sua intenzione era quella di migliorare ulteriormente le sue abilità sul perimetro, prendendo a modello Carmelo Anthony. Adesso, Jarnell sorride quando gli ricordano quelle sue parole: “Ho capito che non posso essere un’ala piccola, né al college né in NBA né da nessun’altra parte, ora prendo esempio dai vari David West e Carlos Boozer, anche se il mio modello assoluto rimane Karl Malone”.

Non è da sottovalutare neanche la crescita mentale che ha avuto Stokes: solo un anno fa, le squadre forti lo marcavano forte e facevano in modo che si sentisse frustrato, il che spesso lo portava ad uscire anzitempo per falli. Quest’anno, invece, ama giocare contro questo tipo di squadre, dato che così ha l’occasione di mettersi alla prova anche contro difese più arcigne. Tecnicamente, Jarnell è un giocatore che in NBA ci può stare tranquillamente: ha fisico, gioco in post, buon primo passo, buon quoziente cestistico ed un’ottima capacità di segnare piazzati anche da lunghe distanze. Stokes sta quindi finalmente ricevendo i riconoscimenti che si merita, dato che sta brillando sul palcoscenico più importante del college basketball. Se riuscirà a trascinare Tennessee anche oltre le Sweet 16, le attenzioni dei general manager potrebbero aumentare ulteriormente su di lui.