Ryan Boatright, il piccolo grande uomo di UConn che merita di fare carriera tra i pro

A metà del secondo tempo, con Kentucky in rimonta e pronta a girare la partita a suo favore, il secondo giocatore più importante di UConn ha messo paura seriamente alla sua squadra. Dopo aver ricevuto il pallone, Ryan Boatright ha poggiato male la caviglia sinistra, riportando una distorsione: la guardia ha quindi chiamato timeout ed ha raggiunto la panchina sofferente e zoppicante. A quel punto in molti hanno pensato che senza di lui le possibilità di UConn di tenere a bada la rimonta di Kentucky si sarebbero abbassate notevolmente.

Ma Boatright è tanto piccolo (poco più di un metro e ottanta) quanto combattivo e pronto a tutto per la sua squadra: nonostante il dolore, ha stretto i denti ed ha giocato tutti gli ultimi 9 minuti finali, perché neanche un infortunio poteva impedirgli di non essere in campo nella partita per cui ha lavorato duramente tutta la stagione. Ed il piccolo grande Ryan è stato determinante: ha chiuso con 14 punti, 4 rimbalzi, 3 assist e 3 recuperi, ha svolto un ruolo fondamentale nel tenere i gemelli Harrison a zero punti segnati negli ultimi 15 minuti e, dulcis in fundo, ha segnato uno dei canestri più importanti della partita, uno step-back dalla media pauroso che ha permesso a UConn di riprendere sei lunghezze di vantaggio a 4’ dal termine.

Quando la trasformazione degli Huskies da terza forza dell’American Athletic Conference a campioni nazionali verrà analizzata più nel dettaglio nei prossimi mesi, in molti concentreranno la sua attenzione su Boatright. Non è assolutamente facile essere decisivi nella stessa squadra di un certo Shabazz Napier, ma è proprio quello che ha fatto Ryan, un giocatore di un’intelligenza e di una disposizione al sacrificio non comune a tutti i giocatori. Pur non essendo dotato di un fisico da NBA, la guardia di Chicago in questo Torneo è stata un vero e proprio terrore in difesa per gli avversari, ma allo stesso tempo è stato costante in attacco. Nelle sei partite disputate, ha tenuto una media di 13.7 punti, con il 46% dal campo ed un eccellente 24/28 dalla lunetta. Il vero capolavoro, però, l’ha fatto nella sua metà campo, facendo faticare come non mai guardie d’elite come Scottie Wilbekin (Florida), Gary Harris (Michigan State) e Andrew Harrison (Kentucky).

Analizzando meglio la finale, ci si rende conto che più che l’infortunio alla caviglia subito nel secondo tempo, per UConn è stata problematica la situazione falli di Boatright nel primo: quando è uscito dal campo con 2 falli a carico a 4’19’’ dall’intervallo, gli Huskies erano avanti 33-20, dopodiché Kentucky ha piazzato un break di 2-11 con cui è prepotentemente rientrata in partita. Ma nella ripresa neanche una distorsione alla caviglia è bastata per arrestare la fame di vittoria di Ryan, che magari non arriverà nella NBA a causa del suo fisico abbastanza limitante per quel livello, ma di certo un giocatore di talento e soprattutto di grande carattere ed energia non può non diventare un professionista, magari in Europa.