Shabazz Napier, quattro anni tra basket e libri per mantenere la promessa fatta alla madre

Le tribune del Madison Square Garden hanno avuto un vero e proprio sussulto quando Shabazz Napier, la coraggiosa e talentuosa guardia di UConn, è stato nominato come migliore giocatore dell’East Regional. I suoi tifosi hanno applaudito e urlato dalla gioia, alcuni si sono dati il cinque, altri si sono abbracciati. Una persona, invece, piangeva così forte che le sue lacrime hanno iniziato addirittura a bagnare la parte posteriore della sua canotta n.13 di Napier. Ma ne riparleremo più avanti.

Grazie alla sua leadership fuori dal comune, Shabazz ha trascinato con tutte le sue forze gli Huskies alle Final Four, grazie al successo per 60-54 contro i più quotati Spartans di coach Izzo. Nella finale regionale è apparso ancora di più un uomo in missione, e non a caso ha firmato un game-high di 25 punti, grazie anche alla perfezione assoluta dalla lunetta (9/9). Se la sua prestazione è stata incredibile, come lo sono state del resto per tutta la stagione, Torneo incluso, Napier si è distinto anche per altri motivi. In un momento storico in cui i giocatori più importanti del college basketball spesso pensano esclusivamente alla NBA, e di conseguenza ai soldi, dichiarandosi al Draft dopo appena un anno o al massimo due, Shabazz è al suo anno da senior ed ha deciso di completare fino in fondo la sua esperienza con Connecticut, nonostante i momenti difficili che ha attraversato, che avrebbero spinto molti suoi coetanei a fare il salto in NBA senza finire il college.

La sua carriera era iniziata sicuramente nel migliore dei modi: da matricola, è stato il back up di Kemba Walker che all’epoca ha trascinato gli Huskies al titolo nazionale. Ma nel 2012 Jim Calhuon, allenatore della squadra nonché mentore di Napier, ha deciso di ritirarsi per motivi di salute dopo 26 anni e 3 Tornei NCAA vinti alla guida di UConn. Ma ciò che è peggio, è che la squadra è stata bannata dalla post-season dello scorso anno a causa del rendimento accademico dei suoi giocatori inferiore alla media. A causa di questi due avvenimenti, Napier ha preso in considerazione le possibilità di dichiararsi per la NBA o di cambiare college. Ma alla fine è rimasto fedele agli Huskies, che ha trascinato in maniera tutt’altro che prevedibile alla terza Final Four negli ultimi sei anni.

Shabazz, 22 anni, è sulla buona strada per laurearsi in primavera. Il che è un fatto quasi eccezionale per uno del suo talento, dato che quasi tutti preferiscono rinunciare alla laurea per iniziare a guadagnare fin da subito giocando nella NBA. «Personalmente non penso che ci sia nulla di male a rimanere al college per tutti i quattro anni – ha dichiarato Napier – anche se molti ragazzi pensano che lo sia perché sostengono che così si perdono dei soldi. Ma io sento che l’educazione e l’istruzione siano fondamentali per le nostre vite, ci rendono più maturi». Pensate che le sue siano solo belle parole? Beh, allora provategli a chiedere qual è la sua media: vi risponderà del 3.0 (il massimo è 4), altissima generalmente per un atleta. Per la verità ci è voluto un po’ a fargli capire quanto fosse importante l’istruzione: ha sempre avuto un talento innato ed un amore sconfinato per la pallacanestro, che gli è costato un anno di liceo.

Quando ha scelto UConn, sua madre Carmen Velasquez gli ha fatto promettere che si sarebbe laureato, in modo da darle la possibilità di godersi il giorno in cui sarebbe salito sul palco ed avrebbe ritirato il suo attestato. “Il mio sogno per lui era il college ed il suo era il basket – ha dichiarato la madre domenica – All’epoca gli ho detto: “Bazz, devi finire quello che inizi. E se la carriera nella pallacanestro non decolla, che cosa fai nella tua vita? Hai le capacità per fare anche altro e voglio vederti laureato”». Sicuramente se Napier fosse approdato presto in NBA, i soldi avrebbero fatto molto comodo anche alla sua famiglia: questo perché il posto della madre in banca è sempre stato molto precario. Ma grazie alla volontà ferrea di Carmen di voler vedere il figlio concludere il college, adesso Shabazz è al centro dell’attenzione di tutti gli appassionati ed è pronto a comparire sul più importante palcoscenico del college basketball, ma stavolta da assoluto protagonista.

«Napier è uno dei più grandi giocatori universitari degli ultimi 10-12 anni – ha dichiarato Calhoun – sta letteralmente guidando questa squadra. Mi sembra di poterlo vedere mentre parla ai compagni, la sua spavalderia, la sua arroganza positiva riesce a convincerli quanto siano forti come gruppo. E’ un giocatore molto speciale». Per John Thompson, ex allenatore di Georgetown, Shabazz è un modello da seguire: «Capisco che alcuni ragazzi sono costretti a lasciare il college senza essere pronti per fare il salto a causa dei soldi, e questa è una situazione spiacevole. Ma sono molto felice di vedere che le cose vadano alla grande per un ragazzo che invece ha scelto di rimanere per tutti e quattro gli anni, può essere un esempio per gli altri».

Per Napier la priorità assoluta è laurearsi e mantenere così la promessa fatta alla madre: «Lei ha fatto tanto per me, non potrei mai metterla in secondo piano solo per i sacrifici che ha fatto per pagare le bollette e per aiutarmi a realizzare i miei sogni». Carmen era in tribuna domenica, è rimasta in piedi per tutta la partita ad esultare ogni volta che suo figlio metteva il pallone in fondo al cesto. E quando ha visto Shabazz tagliare la retina per festeggiare la vittoria, non è più riuscita a trattenere le lacrime, che sono scese copiose sulla maglia del figlio che indossava. Di sicuro si emozionerà nuovamente a vederlo giocare nelle Final Four di uno degli eventi più importanti e seguiti del mondo della pallacanestro, ma la maggior parte delle lacrime di gioia le verserà intorno alla seconda settimana di maggio, quando vedrà Napier salire sul palco per ritirare il suo diploma universitario.