Torneo NCAA, Final Four: UConn sorprende Florida, Aaron Harrison è l’uomo del destino per Kentucky

L’ATTACCO DEI GATORS NON GIRA, HUSKIES IN FINALE

Al suo secondo anno da capo-allenatore a Connecticut, Kevin Ollie è riuscito a portare gli Huskies alla finale nazionale. UConn l’aveva giocata e vinta per l’ultima volta nel 2011. Per un paio d’ore, questo successo sui Gators ha reso Connecticut la terza squadra con il seed più basso (#7) nel proprio Regional ad accedere alla finale dietro a Villanova (#8 nel 1985, poi campione NCAA) e Butler (#8 nel 2011, sconfitta proprio da UConn in finale). Anche Kentucky, però, si qualifica alla finale da numero 8. Gli Huskies sono stati bravissimi a non farsi spaventare dall’inizio 16-4 dei Gators, costruito sull’intensità della solita difesa a tutto campo e su una gabbia che non lasciava nessuno spazio a Napier. Appena Florida ha calato il ritmo difensivo, UConn ha subito colmato il gap e le due chiavi più importanti della partita, Niels Giffey e DeAndre Daniels, hanno potuto mettersi in mostra. Giffey ha fatto un lavoro straordinario per togliere un po’ di pressione a Napier e Boatright nella gestione dell’azione e ha anche realizzato un paio di giocate degne di nota sotto canestro. Daniels ha punito più volte la difesa allungata di Florida con le sue incursioni sulla linea di fondo, premiate dai lob dei suoi compagni. L’ala degli Huskies ha chiuso la partita con 20 punti e 10 rimbalzi. Florida ha pagato oltremodo la serata disastrosa di Scottie Wilbekin, che ha messo assieme solo 4 punti (2/9 al tiro), 1 assist e 3 palle perse. Solo Patric Young (19 punti e 5 rimbalzi) ha provato nel finale, senza successo, a mantenere vive le speranze dei Gators.

AARON HARRISON SEMPRE PIÙ UOMO DEL DESTINO, WISCONSIN SI ARRENDE NEL FINALE

Aaron Harrison è il vero uomo da copertina di questo Torneo NCAA. Modesto tiratore da 35% dall’arco in stagione e, oltretutto, totalmente fuori dalla partita nella semifinale contro Wisconsin. Quando la palla gli è arrivata sul perimetro a 5” dalla fine, i Badgers avevano 2 punti di vantaggio. Non solo: Kentucky aveva un 1/4 da tre e Harrison era reduce da 39 minuti e 55 secondi a 5 punti, 2/7 dal campo e 0/0 dall’arco. Nessun problema, quando c’è da infilare la tripla decisiva per Aaron Harrison il canestro diventa grande come l’Oceano Pacifico. Si vocifera che a Lexington stiano già pensando a dove posizionare il suo monumento in caso di vittoria nel Torneo. Sì, perché Aaron Harrison è lo stesso ragazzo che ha spento i sogni di gloria di Louisville e Michigan sempre dall’arco e sempre nei secondi conclusivi. La semifinale tra Kentucky e Wisconsin è stata una gara godibile tra due squadre completamente differenti. Da un lato l’atletismo straripante dei Wildcats, dall’altro il gioco ragionato di Bo Ryan e dei Badgers. Wisconsin ha saputo mettere paura a Kentucky con un bombardamento dall’arco e non ha perso contatto con la squadra avversaria nemmeno dopo il parziale 15-0 in favore dei Wildcats ad inizio secondo tempo. Di contro, i ragazzi di Calipari hanno torturato gli avversari nel pitturato con le loro frequenti penetrazioni e schiacciate. Kaminsky, dopo i 28 punti segnati nelle Elite Eight, ha sofferto terribilmente Julius Randle (16 punti e 5 rimbalzi) ed è stato limitato a 8 punti e 4/7 al tiro. Fondamentale per la vittoria di Kentucky anche il contributo, soprattutto nelle fasi iniziali della gara, di James Young (17 punti e 5 rimbalzi).