Torneo NCAA, Top e Flop: per un McGary che brilla, c’è uno Zeller che fallisce

Il Torneo NCAA è ovviamente l’evento chiave della stagione del basket collegiale e non solo perché assegna il titolo più ambito dagli atenei americani ma anche perché è un vero e proprio banco di prova per i giocatori più attesi, specie in vista di un loro futuro in NBA. Spesso infatti ci capita di vedere giocatori fenomenali in stagione fare male nel Grande Ballo, forse intimoriti da un grande palcoscenico o forse non in grado di esprimersi al meglio nella sempre pericolosa partita a eliminazione diretta, ma allo stesso modo questa fase calda della March Madness può trasformarsi in un trampolino di lancio per la carriera di giocatori rimasti in ombra durante la regular season e poi esplosi proprio quando le telecamere di tutta America e del mondo si trovavano su di loro.
Conclusosi questo ennesimo Torneo NCAA andiamo a dare uno sguardo più attento a chi, secondo la nostra redazione, ha convinto maggiormente così come a chi ha più deluso aiutandoci con le statistiche relative proprio a questa competizione.

TOP 5

1) Mitch McGary, Michigan Wolverines, Forward/Center, Freshman.

Punti 14.3, Rimbalzi 10.7, Assist 1.5, Stoppate 1.2, Recuperi 2.0, 73% dal campo, 38% ai liberi in 30.7 minuti a partita

Il freshman dei Wolverines ha fatto l’impossibile per portare i suoi fino alla finale e le cifre lo dimostrano, specie se consideriamo che in stagione regolare riusciva a portare a casa solo 7.5 punti e 6.3 rimbalzi. Il miglioramento del lungo in maglia numero quattro però va ben oltre le statistiche, nel Torneo infatti ha dimostrato di essere lui il braccio destro di Burke oltre che un vero e proprio punto di riferimento per i compagni sia in attacco che in difesa, non è un caso infatti che McGary sia una delle costanti nei parziali vincenti di ogni gara di Michigan e anche per questo non stupisce che Michigan abbia rimedito l’unica sconfitta proprio in concomitanza con la sua peggior prestazione. Se McGary fosse quotato in borsa questa chiuderebbe per eccesso di rialzo delle sue azioni, prima del Torneo molti lo consideravano una scelta da metà primo giro del Draft 2014 ma ora per molti potrebbe essere una lottery pick già da quest’anno. Come dice il detto? “Quando il gioco si fa duro…”


2) Gorgui Dieng
, Louisville Cardinals, Center, Junior.

Punti 8.7, Rimbalzi 7.3, Assist 1.7, Stoppate 2.5, Recuperi 1.3, 77% dal campo, 33% ai liberi in 28.5 minuti a partita

In stagione chiudeva ogni serata con oltre 9 punti, 9 rimbalzi e 2 assist di media, quindi perché metterlo tra i Top? Chiunque abbia visto il Torneo NCAA sa quanto Dieng abbia significato per i Cardinals, è lui infatti il vero metronomo della difesa, le sue stoppate, i suoi rimbalzi e i suoi aiuti con tempi sempre notevoli hanno spesso deciso le partite in positivo per la squadra di Pitino. Dieng è spesso costretto a fare gli straordinari per il fatto di essere l’unico vero lungo di Louisville ma nonostante ciò non si è mai risparmiato, anche in attacco, dove quest’anno è stato più influente che mai sia creando gli spazi giusti per favorire le penetrazioni di Siva, Smith e compagni sia con questo suo tiro piazzato dalla media distanza che mai prima della stagione 2012/13 è stato presente nel suo repertorio. La sua unica partita sottotono (0 punti, 6 rimbalzi) è arrivata contro Wichita State e infatti Louisville ha vinto solo di quattro punti rimontando nel finale. Sarà solo un caso?


3 ex aequo) Cleanthony Early
, Wichita State Shockers, Forward, Junior.

Punti 16.2, Rimbalzi 7.6, Stoppate 1.2, 50% dal campo, 35% da tre punti, 81% ai liberi in 29.6 minuti a partita

Se vi siete chiesti per quale motivo gli Shockers siano arrivati alle Final Four partendo con la testa di serie numero nove sappiate che la risposta porta il numero undici sulla maglia e di cognome fa Early. Rispetto alla stagione è riuscito ad accrescere i già ottimi 14 punti e 5.4 rimbalzi di media ma ciò che più impressiona è la personalità con cui ha giocato queste partite, Early infatti era la roccia a cui i compagni potevano aggrapparsi in ogni momento, il giocatore in grado di segnare con costanza lungo l’arco della partita contro qualsiasi avversario e lo ha dimostrato facendo uscire fuori di testa le difese di superpotenze quali Pittsburgh, Gonzaga e Ohio State. Early non teme i grandi palcoscenici, i 24 punti e 10 rimbalzi contro Louisville alle Final Four lo dimostrano ma purtroppo per lui i suoi compagni hanno avuto qualche incertezza rivelatasi poi fatale. L’anno prossimo Early ci riproverà per l’ultima volta con i suoi Shockers, riuscirà a mantenersi a questi livelli ora che i riflettori sono puntati su di lui?

3 ex aequo) Trey Burke, Michigan Wolverines, Guard, Sophomore.

Punti 15.5, Rimbalzi 3.5, Assist 6.3, Recuperi 1.8, 36% dal campo, 32% da tre punti, 85% ai liberi in 35.8 minuti a partita

Per la stella di Michigan si può fare lo stesso discorso fatto anche per Dieng, anche lui infatti ha mantenuto statistiche inferiori rispetto ai 18.6 punti e i 6.5 assist stagionali ma paradossalmente è stato molto più decisivo che durante la regular season. Quando la partita iniziava a raggiungere le sue fasi più calde anche Burke capiva che era il momento giusto per prendere fuoco proprio come ha fatto contro Kansas, dopo un brutto primo tempo si è preso la squadra sulle spalle nella ripresa raggiungendo anche il supplementare con una tripla da distanza siderale negli ultimi secondi. Burke quest’anno ha fatto incetta di premi individuali ma è stato il modo in cui ha giocato questo Torneo NCAA a far ingolosire più che mai i general manager di quasi ogni squadra NBA in vista del prossimo Draft.

4) Luke Hancock, Louisville Cardinals, Guard/Forward, Junior.

Punti 11.5, Rimbalzi 1.7, Assist 1.5, Recuperi 1.0, 63% dal campo, 58% da tre punti, 77% ai liberi in 23.3 minuti a partita

Senza dubbio è lui l’eroe dei Cardinals in questo Torneo. Dalla panchina Hancock è sempre stato costante e solido ma da qui a vederlo alzare il premio di miglior giocatore delle Final Four probabilmente non se lo aspettava nemmeno il suo più grande sostenitore. Ciò che più colpisce di questo ragazzo è come il suo rendimento, gara dopo gara, sia migliorato sempre più fino ad arrivare alle Final Four in cui ha segnato prima 20 punti, 4 rimbalzi e 2 assist tirando 6/9 contro Wichita State e poi coronare la vittoria del titolo con 22 punti e 3 assist tirando 5/5 da tre punti contro Michigan. Non penso serva dire molto altro in favore di Hancock, d’altronde chi vince ha sempre ragione.

5) Sherwood Brown, Florida Gulf Coast Eagles, Guard, Senior.

Punti 18.3, Rimbalzi 7.7, Assist 1.0, Recuperi 1.3, 56% dal campo, 45% da tre punti, 67% ai liberi in 34 minuti a partita

Non mettere un giocatore di FGCU in questa classifica sarebbe stato un reato degno di carcerazione e Brown identifica il capitano morale degli Eagles, il giocatore che dopo anni nell’anonimato può finalmente prendere al volo l’occasione tanto attesa. Brown non solo si è cimentato contro avversari molto più forti rispetto a quelli a cui è abituato ma ha anche migliorato le sue cifre stagionali (16.5 punti e 6.5 rimbalzi) facendo diventare FGCU la squadra di college basketball più tifata dal mondo intero, anche se per poco tempo. Sherwood ha poi conquistato i cuori di tutti con le foto di cui è il soggetto principale: come dimenticarsi quella fatta a braccia aperte con un sorriso smagliante a pochi secondi dalla fine dell’upset su Georgetown o meglio ancora quella che lo ritrae con tutte le cheerleader dei Florida Gators? Sono anche le piccole cose che costruiscono un personaggio.

HONORABLE MENTION

Mark Lyons, Arizona Wildcats, Guardia, Senior.

Punti 24.3, Rimbalzi 2.0, Assist 1.3, Recuperi 0.7, 59% dal campo, 42% da tre punti, 87% ai liberi in 34 minuti a partita

Dopo tre anni a Xavier si trasferisce ad Arizona quasi esclusivamente per avere un ruolo importante in una squadra di alto livello ed è per questo che non appena il Torneo prende il via anche Lyons si incendia tanto da oscurare le già ottime statistiche delle regular season (15.6 punti). Lyons ha rubato la scena a ogni compagno di squadra e ha permesso ad Arizona di giocarsela con chiunque tanto che, se non fosse stato per la tripla allo scadere di LaQuinton Ross di Ohio State, forse oggi Lyons avrebbe qualche posizione più in alto in questa classifica.

Vander Blue, Marquette Golden Eagles, Guardia, Junior.

Punti 18.3, Rimbalzi 3.0, Assist 1.5, Recuperi 1.8, 42% dal campo, 37% da tre punti, 95% ai liberi in 35.5 minuti a partita

Con la sua velocità, le sue penetrazioni e il suo tiro ha mandato ai pazzi le difese che ha incontrato e ha portato Marquette a un passo dalle Final Four, le prime dai tempi di Wade ma, complice anche una serata da mani alquanto fredde, ha dovuto lasciare il passo a Syracuse. Blue è stato più di un ottimo realizzatore per Marquette, è stato un leader, un giocatore capace di tranquillizzare i propri compagni con un semplice gesto o di vincere una partita allo scadere dopo aver compiuto una grande rimonta praticamente in solitaria come contro Davidson. Giusto per non farsi mancare nulla ha anche realizzato la tripla del pareggio a novanta secondi dalla fine contro Butler. Quando si dice “nel posto giusto al momento gusto”.

FLOP 5

1) Cody Zeller, Indiana Hoosiers, Forward, Sophomore.

Punti 12.0, Rimbalzi 6.7, Assist 2.0, Stoppate 0.7, Palle perse 3.7, 42% dal campo, 78% ai liberi in 31 minuti a partita

Non si può negarlo, è lui la vera delusione di questo Torneo NCAA. Non solo le sue statistiche sono drammaticamente peggiorate in ogni categoria (assist a parte) ma è stato il suo modo di interpretare queste partite a deludere. Se escludiamo la formalità contro James Madison al secondo turno le altre due partite sono state da mani nei capelli: in difesa sembrava lento e quasi mai in buona posizione mentre in attacco sembrava che giocasse con dei mattoni legati alle caviglie che lo rendevano lento e per nulla esplosivo, ogni volta che si alzava per concludere a canestro infatti mancava di convinzione, come se sapesse che non sarebbe stato in grado di realizzare il canestro. Essersi fermati alle Sweet Sixteen è già una discreta delusione se consideriamo con che premesse era partita Indiana ma dopo un Torneo così anche il Draft NBA rischia di regalare qualche dispiacere al giocatore degli Hoosiers.

2) Marcus Smart, Oklahoma State Cowboys, Guard, Freshman.

Punti 14, Rimbalzi 9, Assist 4, Recuperi 5, Palle perse 5, 38% dal campo, 0% da tre punti, 50% ai liberi in 37 minuti

I Cowboys sono arrivati al Torneo NCAA con tutti gli occhi puntati su Smart, specie quelli degli osservatori NBA, finalmente pronti per valutare a fondo un giocatore considerato una delle prossime cinque scelte al Draft. E’ vero, Smart ha chiuso con 14 punti, 9 rimbalzi (benché sia un playmaker) e 4 assist ma è stato l’impatto sulla gara ad aver deluso. Ha tirato male, ha gestito il pallone in maniera non entusiasmante ma soprattutto ha preso scelte molto discutibili che hanno contribuito non poco alla sconfitta contro Oregon. Il freshman non è sembrato in grado di coinvolgere e valorizzare i compagni di squadra, tutti errori che potrebbero screditarlo leggermente in vista del Draft ma che in particolar modo hanno deluso tutte quelle persone che volevano osservarlo in un torneo importante dopo un’ottima stagione.

3) Ryan Kelly, Duke Blue Devils, Forward, Senior.

Punti 6.2, Rimbalzi 4.7, Assist 1.5, Stoppate 2.3, 30% dal campo, 8% da tre punti, 80% ai liberi in 30.2 minuti a partita

Poco da dire, statisticamente e non solo la delusione più clamorosa del Torneo NCAA infatti non si trova in testa alla classifica solo per le enormi attese attorno ai primi due giocatori citati. Kelly non ha fatto la sua parte in nemmeno un ambito del suo gioco: non è riuscito a realizzare punti preziosi a centro area, non è stato influente a rimbalzo e non ha dato il meglio nemmeno nel tiro da tre punti, solitamente la sua specialità ma durante la competizione fermo a un misero 8%. Non certo il modo migliore per chiudere la sua carriera a Duke.

4) Otto Porter, Georgetown Hoyas, Forward, Sophomore.

Punti 13, Rimbalzi 11, Assist 3, Palle perse 2, 29% dal campo, 33% da tre punti, 50% ai liberi in 38 minuti

Come nel caso di Smart gli occhi di tante, tantissime persone erano puntati su Otto Porter ma anche in questo caso la delusione è stata enorme. Porter non solo ha deluso per la prestazione personale (29% dal campo) ma soprattutto per l’approccio alla partita, molto probabilmente lui come tutti gli Hoyas infatti hanno sottovalutato la piccola FGCU ma questa supponenza si è rivelata fatale. Porter ha cominciato sbagliando tiri facili ma ha chiuso la gara non riuscendo più a costruirsi un buon tiro e rendendo gli attacchi degli Hoyas molto prevedibili, cosa che gli ha fatto perdere qualche posizione in molti Mock Draft. Un’occasione sprecata.

5) Quinn Cook, Duke Blue Devils, Guard, Sophomore.

Punti 5.7, Rimbalzi 3.5, Assist 6, Palle perse 1.7, 12% dal campo, 0% da tre punti, 90% ai liberi in 31.5 minuti a partita

Le percentuali ridicole sfoggiate da Cook sono la ragione principale della sua presenza in classifica, il 12% dal campo e lo 0/9 generale da tre punti sono cifre che non possono stare nella stessa frase con Final Four, specialmente se in squadra con Cook c’è un Ryan Kelly nella forma di cui abbiamo già parlato. I 6 assist non significano che almeno nella gestione dell’attacco Cook abbia fatto sfracelli, spesso infatti la squadra di Coach K era statica e non propositiva ma va detto che qualche accelerata del sophomore è stata per Duke come ossigeno per un sub.

Photo: newyorker.com (McGary)