“Win It For Kevin”: continua la missione di Louisville. Questa Michigan meglio dei Fab Five?

LOUISVILLE CARDINALS (1) – WICHITA STATE SHOCKERS (9) 72-68
Russ Smith ha dato un’occhiata al punteggio, poi all’orologio ed infine alla panchina. Louisville aveva bisogno di un parziale per rientrare dal -12 (47-35 a 13’ dalla fine), ma la point guard (21 punti, ma 6/17 dal campo e 5 turnover) e le altre stelle (Gorgui Dieng 0 punti) erano in grossa difficoltà contro una solidissima Wichita State. I Cardinals, però, non potevano assolutamente perdere, perché sono una squadra in missione per dedicare il titolo nazionale a Kevin Ware, che ha sofferto a bordo campo come se fosse sul parquet.
E così a decidere un incontro che si era messo tutto in salita, ci hanno pensato i protagonisti che non ti aspetti: stiamo parlando di Tim Henderson (6 punti in 10’) e Luke Hancock (20 con 3/5 da oltre l’arco). Il primo, che in questa stagione praticamente non ha mai giocato, ha infilato due triple nel giro di 30’’ che hanno riaperto i giochi; il secondo ha prima infilato 4 punti consecutivi ed ha poi firmato la bomba del sorpasso (56-55) con 6’35’’ sul cronometro.
A questo punto è iniziato un tiratissimo testa a testa, con gli Shockers che però hanno pagato l’asfissiante pressione dei Cardinals, perdendo palloni in continuazione. E così ancora Hancock ha segnato una tripla importantissima che è valsa il +5, ma dall’altro lato un inarrestabile Cleanthony Early (24 punti e 10 rimbalzi) ha rimesso tutto in discussione con i tap-in del -2 a 37 secondi dal termine. Dopo il botta e risposta tra Smith e Hall, Hancock ha segnato solo il primo libero, ma sul rimbalzo gli arbitri hanno fischiato una frettolosissima contesa e per la maledetta regola del possesso alternato Wichita State è stata privata della possibilità di tentare la tripla del pareggio. 

MICHIGAN WOLVERINES (4) – SYRACUSE ORANGE (4) 61-56
La Michigan di quest’anno ha qualcosa in più di quella dei “Fab Five”. Questo è innanzitutto un gran bel gruppo, in cui tutti sono in grado di essere protagonisti. I Wolverines stanotte hanno passato la prova di maturità, attaccando senza paura la soffocante zona 2-3 di Syracuse e riuscendo ad imporsi per 61-56. Per la truppa di coach John Beilein è la prima Final Four dal 1993, ovvero da quando i “Fab Five” persero per il secondo anno la finale per il titolo nazionale.
Impossibile, quindi, non fare un paragone tra questa squadra, che nel suo quintetto base conta tra freshmen come Glenn Robinson III, Nick Stauskas e Mitch Gary, e quella dei vari Chris Webber, Jalen Rose, Juwan Howard, Jimmy King e Ray Jackson. Al di là dei grandi talenti su cui può fare affidamento, Michigan ha dimostrato di poter vincere anche quando la sua arma migliore, Trey Burke, viene completamente annullata dalla difesa avversaria: per lui solo 7 punti con 1/8 dal campo.
E lo ha fatto grazie all’insospettabile contributo in uscita dalla panchina dei freshmen Caris LeVert e Spike Albrecht. Il primo ha infilato 8 punti, il secondo 6: tutti fondamentali, in quanto arrivati in un momento del secondo tempo in cui i Wolverines non riuscivano in alcun modo a superare la difesa degli Orange. Anche se questi ragazzi non vogliono essere paragonati ai “Fab Five”, che a loro dire hanno cambiato il volto del basket collegiale, a questo punto potrebbero riuscire nell’impresa che a Webber e compagni era sfuggita: vincere il titolo nazionale.

FOTO: Michigan Wolverines // espn.go.com