Rimonte tentate e completate: la Madness 2013 ha mantenuto le promesse

Una pubblicità di ESPN America, pressoché ad ogni timeout, ci ricorda tutti i significati che il dizionario riporta per la parola madness. La traduzione più immediata di questo termine è follia, che anche in italiano ha diverse sfumature di significato: non è solo malattia mentale, può essere anche stravaganza oppure uno stato alterato passeggero indotto dall’adrenalina e dalla concitazione del momento. Nel basket la follia si riscontra in quelle situazioni in cui semplicemente la palla sembra andare dentro al canestro perché così deve succedere e la sua massima espressione si può trovare nelle rimonte impossibili e nei canestri sulla sirena. La March Madness 2013, per tenere fede al suo nome, ha regalato diversi momenti di questo tipo.

Qualche volta la rimonta sembra poter succedere, ma si spegne sul più bello. È successo in una delle primissime partite del torneo, quella tra Memphis e Saint Mary’s. I favoriti Tigers hanno comandato nel punteggio per tutta la gara, poi hanno visto sbriciolarsi un vantaggio di nove punti negli ultimi tre minuti di gioco. Petrulis ha ridato il -2 a Saint Mary’s e il destino sembrava definitivamente dalla parte dei Gaels quando Memphis ha perso palla sulla rimessa. Il tiro finale di Dellavedova, però, si è spento sul ferro. La follia, in questo caso, si è interrotta proprio quando serviva quello slancio in più per rimanere nella storia.

Qualche volta la rimonta si completa per voglia e per paura. Per esempio nel secondo turno, quando Davidson sembrava in procinto di portare a termine un incredibile upset su Marquette. La squadra numero 14 della East grazie ad un apporto clamoroso di Jake Cohen (12 punti nel secondo tempo) stava per vincere il match contro la numero 3. +6 ad un solo minuto dalla fine. Poi Vander Blue e Jamil Wilson hanno riaperto la partita dal perimetro. Le gambe dei Wildcats hanno cominciato a tremare ed è arrivata una sanguinosa palla persa. Lo stesso Vander Blue ha realizzato il layup della vittoria per Marquette. Una rimonta derivata dalla voglia di andare avanti per non rimanere negli annali come la squadra che ha perso una partita che avrebbe dovuto vincere.

Qualche volta una straordinaria leggerezza sembra semplicemente spingerti oltre l’ostacolo. La squadra simbolo di questa categoria, per la verità, la rimonta l’aveva subita al terzo turno. Ohio State aveva infatti sprecato una doppia cifra di vantaggio contro Iowa State, ritrovandosi sotto a 2’ dalla fine. Nessun problema: Craft ha prima pareggiato dalla lunetta, poi ha scagliato la bomba della vittoria sulla sirena. Nelle Sweet Sixteen di nuovo Ohio State in controllo, poi Arizona pareggia con un canestro e fallo a 21” dal termine. La sirena, però, sembra amica dei Buckeyes: questa volta LaQuinton Ross dall’arco decide la partita all’ultimo secondo.

Qualche volta ti riprendi appena in tempo, evitando il baratro. Ohio State ancora protagonista, anche se questa volta dall’altro lato della barricata. Elite Eight, Buckeyes contro Wichita State. Gli Shockers avevano la gara in pugno: +13 all’intervallo, +20 al 28’. Poi il primo parziale Buckeyes con il solito Ross. La palla è diventata terribilmente pesante per Wichita State, che non sembrava neanche più in grado di tirare. Grazie a quattro perse in fila degli Shockers, Ohio State ha ritrovato il -3. Ma all’improvviso è arrivato il salvatore: Tekele Cotton ha sparato dal perimetro il dardo che ha definitivamente spento la rimonta di Ohio State. Ha inchiodato l’auto ad un millimetro dal precipizio. Wichita State ha ritrovato le Final Four dopo 48 anni.

Qualche volta gli dèi del basket ti elevano a vette impensabili. Queste bizzarre divinità, in grado di influenzare gli esiti delle partite in modi prima mai visti, hanno avuto il loro ruolo nella gara delle Sweet Sixteen tra Michigan e Kansas. Trey Burke aveva chiuso il primo tempo con 0 punti e 0/4 dal campo. Nessuno avrebbe potuto prevedere che a fine partita sarebbe stato portato in trionfo, come un eroe. Dal -10 a 2’ dalla fine, i Wolverines sono rientrati con due canestri di Robinson e una tripla di Burke. Nell’ultima azione dei regolamentari, Burke ha scagliato da dieci metri una tripla impossibile. Solo rete. Il playmaker di Michigan ha aperto i supplementari con cinque punti, poi McGary e Robinson hanno fatto il resto. Una partita che rimarrà indelebilmente impressa nella storia della Madness. In attesa di vedere quanta follia ci regaleranno le Final Four.

Foto: nytimes.com.