NCAA Speciale March Madness

Speciale March Madness: Ryan Boatright, il titolo NCAA con UConn e l’adattamento al nostro basket

Il Torneo NCAA è alle porte e, come ogni anno, i quesiti che ogni appassionato si pone sono sempre gli stessi: quale squadra avrà le qualità e la forza mentale per arrivare fino in fondo? Come si costruisce una squadra da titolo? Abbiamo parlato, quindi, con chi ha fatto parte di una formazione che si è aggiudicata il titolo nazionale. Ryan Boatright, il playmaker di Capo d’Orlando, è arrivato sul tetto della NCAA nel 2014, con UConn. Una vittoria per certi versi sorprendente, considerando che Connecticut arrivava al Torneo con il seed #7 del suo Regional e che in finale affrontò Kentucky, una #8. La prima finale di sempre in cui nessuna delle due squadre era testa di serie numero 1, 2 o 3 nella sua parte di tabellone.

Incominciamo proprio da lì, dal 7 aprile 2014 e dalla finale nazionale disputata all’AT&T Stadium di Arlington, Texas: «È impossibile descrivere quello che si prova quando suona la sirena della finale. Troppe emozioni. Ogni giorno devi lavorare duramente in allenamento e devi credere in te stesso e nei tuoi compagni, è l’unico modo per poter raggiungere obiettivi che sembrano impossibili. E alla fine il nostro sogno è diventato realtà». Per un giocatore statunitense, nel corso della carriera da professionista, è possibile raggiungere un traguardo in grado di superare queste emozioni? «È difficile da dire, ma penso che da un punto di vista personale solamente vincere le finali NBA possa essere qualcosa di superiore al titolo NCAA».

A UConn, Ryan Boatright è stato allenato dallo Strenght and Conditioning coach Travis Illian, che abbiamo intervistato per il nostro magazine di inizio stagione: «Ha una conoscenza infinita di quello di cui parla e del corpo degli atleti, ha fatto un grande lavoro per rendermi un giocatore più forte fisicamente, più veloce e più rapido. Se io sono arrivato al livello a cui sono oggi, lo devo a lui. Negli Stati Uniti, è forse il migliore di tutti in questo lavoro». Tra i compagni che Boatright ha avuto a UConn c’era anche Alex Oriakhi e i due si sono ritrovati quest’anno con la maglia dell’Orlandina. Una situazione non troppo comune: «Non sai mai cosa ti possa capitare durante la tua carriera da professionista. Certo, una piccola possibilità c’è sempre, ma onestamente non mi aspettavo che l’avrei ritrovato come compagno di squadra!».

UConn ha avuto tanti giocatori di altissimo livello nella sua storia e un posto nel cuore dei tifosi degli Huskies ce l’ha anche il backcourt composto da Shabazz Napier e Ryan Boatright. Una coppia collaudata sul campo, che ha saputo offrire prestazioni di altissimo livello fino ad arrivare, appunto, al titolo NCAA del 2014. Napier, dopo una stagione ai Miami Heat, è stato ceduto agli Orlando Magic e sta viaggiando a 3.7 punti e 1.9 assist di media nei pochi scampoli di partita (11.6 minuti) che gli vengono concessi. «Bazz è veramente un gran giocatore. Quando esci dal college, tutto dipende dalle opportunità che ti vengono offerte. Si tratta di trovarsi nel posto giusto al momento giusto e nella squadra giusta. Devi credere che riuscirai ad avere una chance e penso che lui abbia tutto quello che serve da questo punto di vista».

Prima di chiudere la nostra conversazione, parliamo anche dei suoi punti di forza e del suo processo di adattamento al gioco europeo: «Non mi piace focalizzarmi su un singolo aspetto del gioco, cerco di migliorare a livello generale giorno dopo giorno. Probabilmente le mie qualità migliori ad oggi sono l’elevazione, la velocità e il tiro da tre punti». La velocità è probabilmente la caratteristica con cui ha più stupito gli spettatori della Serie A. Dall’arrivo di Boatright, Capo d’Orlando si è tirata fuori dalle zone più calde della classifica e ha vinto quattro delle ultime sei gare. Per il prodotto di UConn, 20.2 punti di media con il 52.3% dal campo e il 41.5% da tre. E, considerando che si tratta di un rookie a livello europeo, potremmo essere solo all’inizio del processo di maturazione: «Questa esperienza mi sta mettendo di fronte ad un modo di giocare che è molto diverso da quello a cui ero abituato negli Stati Uniti. Non solo, anche il mio ruolo nella squadra è diverso rispetto a quello che avevo prima. Ma non è un problema, devo solo continuare a lavorare».

Da domani sera [ieri e oggi sono in programma le First Four, ndr], inizieremo a concentrarci sul Torneo 2016 e sulle sensazioni che solo una competizione di questo tipo riesce a dare. Ma, per oggi, possiamo ancora fermarci a ripensare alle edizioni più recenti e a quanto la UConn di Napier e Boatright sia stata in grado di sorprendere ed entusiasmare. Boatright, dal canto suo, ha intenzione di continuare a farlo: si è abbattuto come un tornado sul nostro campionato, una tempesta che devasta gli avversari a suon di canestri e di accelerazioni brucianti. D’altronde, quando nel DNA sei un vincente, non puoi smettere di esserlo.