NCAA Speciale March Madness

Speciale March Madness: tre motivi per amare l’evento sportivo più pazzo dell’anno

Scritto per 1-3-1, il programma televisivo di Sport Channel 214

Il punto più alto della pallacanestro collegiale, nonché uno degli eventi sportivi più attesi e seguiti non solo negli States, ma in tutto il mondo. Potremmo sintetizzare così la March Madness, ma non le renderemmo giustizia, perché è molto più di un “semplice” evento: è il momento in cui le squadre partecipanti si giocano un’intera stagione in una serie di partite da “win or go home”, e lo fanno sapendo di dover affrontare tante battaglie per arrivare fino in fondo. Questo perché nel Torneo NCAA non esistono partite facili, bensì ogni sfida nasconde le sue insidie, anche quelle che all’apparenza sembrano essere a pronostico chiuso. Quest’anno il primo turno si svolgerà il 15 marzo a Dayton, in Ohio, mentre la finale per il titolo nazionale si disputerà il 4 aprile a Houston, in Texas. Ecco tre motivi per i quali vale assolutamente la pena seguire la massima competizione collegiale.

Davide vs Golia è la regola – Uno degli aspetti più affascinanti del Torneo NCAA è certamente il fatto che, comprendendo 64 squadre di college che variano dal medio-basso all’altissimo livello, è possibile assistere, soprattutto nei primi turni, a delle sfide apparentemente sbilanciate. Non è raro, infatti, vedere i piccoli college gettare il proverbiale cuore oltre l’ostacolo e dare tutto quello che hanno; spesso vince comunque la grande favorita, ma a volte l’impensabile diventa realtà e si verifica l’impresa, magari grazie ad un giocatore che si rende protagonista della partita della vita e che sconvolge tutti i piani. Insomma, le sfide dello stampo “Davide vs Golia” sono l’essenza, il pane quotidiano della March Madness: d’altronde a chi non piacciono le sorprese clamorose?

Per alcuni ragazzi è l’occasione della vita – Il Torneo NCAA sa essere piuttosto democratico, in quanto non mette in vetrina solo i grandi talenti, quelli destinati alla NBA, ma anche tutti quei giocatori che magari non avranno una carriera professionistica dopo il college e che vogliono regalarsi una notte indimenticabile alla ribalta nazionale. La storia della March Madness è piena di “unlikely heroes”, ovvero di ragazzi che totalmente a sorpresa hanno lasciato un’impronta indelebile in una singola partita o addirittura con una sola giocata. A volte capita anche che un giocatore che aveva segnato la miseria di tre punti nell’arco di due mesi diventi l’uomo della svolta per la propria squadra, segnando due triple in 40 secondi per dare il via ad una delle rimonte più difficili mai viste in una semifinale del Torneo. Sì, è accaduto davvero, e neanche troppo tempo fa: stiamo parlando del 2013 e di Tim Henderson, l’eroe che nessuno aspettava, ma anche quello che avviò Louisville verso il titolo.

I buzzer beater – Parliamoci chiaramente: chi è che non ama vedere una partita che si decide all’ultimo tiro? I buzzer beater sono l’orgasmo cestistico più alto che si può raggiungere, dato che in una frazione di secondo possono fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Immaginatevi la scena: la Harvard o l’Austin Peay di turno è sotto di due a 5 secondi dalla fine contro uno dei grandi college come Duke o Kentucky; la palla viene rimessa in gioco, l’azione si sviluppa, il giocatore designato prende il tiro della vittoria allo scadere e, dopo un tempo apparentemente infinito, il pallone si adagia sul fondo della retina, rompendo come d’incanto il silenzio e lasciando partire i festeggiamenti per la nuova grande impresa da consegnare ai libri di storia della March Madness. Bello, no?