NCAA

Un viaggio all’interno della carriera collegiale di Shaq tra record, aneddoti e qualche rimpianto

Il 24 giugno 1992 è una data che ogni appassionato che si rispetti deve conoscere: esattamente 23 anni fa, infatti, entrava nel mondo della NBA uno dei giocatori più dominanti di sempre. Ovviamente stiamo parlando di Shaquille O’Neal, uno che nella sua carriera può vantare vittorie e riconoscimenti non da poco: Rookie of the Year 1993, 15 volte All-Star, 4 volte campione NBA, 3 volte MVP delle Finals, giusto per citare i più importanti. Ma torniamo al Draft: in quell’occasione Shaq è stato la prima scelta assoluta degli Orlando Magic, che gli hanno dato la possibilità di mostrare le sue doti atletiche fuori dal comune e di imporsi subito come un giocatore in grado di spostare gli equilibri. Prima del Draft 1992, O’Neal ha vissuto una carriera universitaria di primissimo livello, che ritengo meriti di essere ripercorsa meno banalmente di quanto non lo si faccia di solito.

Un anno prima che si diplomasse, una marea di allenatori iniziarono a chiamarlo o a fargli visita per convincerlo a giocare per loro. Ma Shaq ebbe pochi dubbi sulla sua scelta, che ricadde sulla Louisiana State University di quel coach Brown che lo aveva seguito per tanti anni. A novembre O’Neal firmò ufficialmente con LSU e Mr. Harrison promise che suo figlio non avrebbe lasciato il college prima di averlo terminato, perché “se i neri vogliono una fetta della torta americana, devono avere un’educazione”. Prima di iniziare l’avventura universitaria, Shaq terminò il suo senior year al liceo, guidando la squadra al titolo statale, senza perdere neanche una partita (36-0 il record di quei Cole Cougars) e segnando circa 32 punti di media. Ovviamente fu invitato a giocare al McDonald’s High School All-America Game, un evento che comprende i migliori giocatori liceali dell’intera nazione: in quell’occasione, O’Neal mise a referto 18 punti e 16 rimbalzi e realizzò la giocata più impressionante dell’incontro, prendendo il rimbalzo in difesa, facendosi tutto il campo in coast-to-coast e concludendo con una schiacciata.

A dispetto di quello che si potrebbe pensare, sul campo da basket O’Neal ha sempre avuto una grande etica del lavoro, e così fin dal primo giorno al college iniziò a lavorare e ad ampliare il suo gioco. Dopo una stagione di apprendimento, nell’autunno del 1990 Shaq iniziò il suo secondo anno a LSU con grandi aspettative: i Tigers erano accreditati per compiere una lunga strada all’interno del Torneo NCAA, dato che potevano contare anche su due ottimi giocatori come Chris Jackson e Stanley Roberts, oltre che su un signor allenatore come Dale Brown. LSU fece registrare un record di 20-10, ma sul più bello la fortuna decise di voltare le spalle a Shaq, che riportò un infortunio abbastanza serio proprio alla vigilia dell’ultima gara di regular season. Che ovviamente fu costretto a saltare, così come i playoffs della SEC: in entrambe le occasioni, i Tigers persero. O’Neal provò a rientrare nel Torneo NCAA contro Connecticut, ma era ancora ben lontano dal recupero e la sconfitta fu inevitabile. Nonostante ciò, il secondo anno a livello individuale fu un successo per lui: divenne il primo giocatore a guidare la SEC per punti (27.6), rimbalzi (14.7), percentuale dal campo (62.8%) e stoppate (140 in tutto). A quel punto in molti iniziarono a spingere affinché compisse il salto tra i professionisti, ma il padre di Shaq fu irremovibile sull’argomento, desiderava che suo figlio fosse il primo laureato all’interno della famiglia.

E così arriviamo alla stagione 1991-92. Le aspettative erano nuovamente molto alte sui Tigers, anche perché erano stati aggiunti alla squadra due nuovi giocatori, Jamie Brandon e Clarence Ceasar, tiratori affidabili pronti a sfruttare lo spazio creato per loro da O’Neal. LSU, però, partì piuttosto male e fu criticata aspramente per il fatto di non giocare da vera squadra. E ovviamente anche Shaq finì nell’occhio del ciclone, perché in molti ritenevano che stesse giocando in maniera troppo soft e individuale. Dopo essere stato rimproverato anche dalla sua famiglia (celebre l’episodio di Natale, in cui persino sua nonna lo invitò a smettere di comportarsi da prima donna e di iniziare a giocare duro), a gennaio O’Neal cambiò decisamente marcia: da allora segnò più di 24 punti a partita e guidò la nazione alle voci rimbalzi e stoppate. E così i Tigers chiusero la regular season con un record complessivo di 19-8 e di 10-3 all’interno della SEC. Nel primo turno del torneo di Conference, LSU si scontrò con Tennessee: avanti 73-51, Shaq stava letteralmente portando a scuola Carlus Groves, che ad un certo punto commise un bruttissimo fallo intenzionale, per evitare che il centro dei Tigers andasse a schiacciare. Ovviamente la situazione degenerò e O’Neal fu espulso, e di conseguenza squalificato per una gara. Senza di lui, LSU perse nel secondo turno, ma fu comunque invitata al Torneo NCAA. Dopo aver battuto Brigham Young, la truppa di coach Brown fu particolarmente sfortunata, perché si ritrovò subito di fronte ad Indiana, ovvero una delle migliori squadre presenti all’interno della competizione, allenata dal leggendario Bobby Knight. Shaq diede tutto se stesso in quell’incontro, realizzando 36 punti, 12 rimbalzi e 5 stoppate, ma Indiana ebbe la meglio per 89-79.

Quella fu l’ultima partita collegiale disputata da O’Neal. Dopo averci riflettuto per qualche giorno, decise che era arrivato il momento di approdare nella NBA, e motivò questa sua scelta alla famiglia (e soprattutto al padre) con il fatto che sentiva di non poter più migliorare come giocatore universitario. Inoltre promise che durante l’off-season sarebbe tornato e avrebbe preso la laurea, e così ebbe la benedizione dei familiari. Com’è che si dice in questi casi? Tutto il resto è storia ben nota.