Rio 2016

MY-Rio 2016: Francia-Spagna, la riabilitazione storica dei catalani per sognare ancora

Photo Credits: FIBA.com

Che Francia-Spagna sia ormai una classica della pallacanestro lo si può facilmente intuire. Più complicato, invece, sarebbe arrivare a capire lo spostamento di fronte dei catalani alla luce di quello che, nel XVII secolo, fu definito dalla storiografia come la guerra franco-spagnola. Tra il 1635 e il 1659, infatti, la casa d’Asburgo – che ai tempi regnava sia sulla Spagna, sia sul Sacro Romano Impero – trovò nell’ingresso della Francia nella Guerra dei Trent’anni un motivo per muoverle guerra e minare le mire espansionistiche di una rivale importante nello scacchiere delle potenze europee. Luigi XIII di Francia e Filippo IV di Spagna cominciarono un conflitto che si protrarrà per ben undici anni dalla Pace di Vestfalia (ottobre 1648) che aveva chiuso il macro-conflitto, e che vedrà la potenza iberica soccombere e cedere vari territori. Emblematico, però, come il Principato di Catalogna si schierasse al fianco dei francesi in una guerra che vedeva la corona spagnola come avversaria, quasi a testimoniare un’indipendenza che i catalani vogliono ancora oggi rivendicare, sebbene la tradizione giuridica non glielo permetta.

Di catalani, nella Spagna di Sergio Scariolo, ve ne sono ben tre: Pau Gasol, Juan Carlos Navarro e Ricky Rubio. I primi due hanno sempre fatto il bello e il cattivo tempo contro la rappresentativa francese, in qualsiasi competizione. Per citare due esempi, Navarro dominò la Finale di Eurobasket 2011 (27 punti e 5 assist) prima di essere nominato MVP della competizione per acclamazione popolare; Gasol demolì la Francia di Collet nell’ultima edizione della rassegna continentale, in una Semifinale in cui il lungo piazzò 40 punti, 11 rimbalzi e 3 stoppate per coronare una delle più belle partite degli ultimi anni. All’appello mancherebbe Rubio, poiché il play dei Minnesota Timberwolves è chiamato a gestire una squadra che sa benissimo qual è l’obiettivo minimo da raccogliere in questa edizione dei Giochi Olimpici, specialmente dopo i due argenti consecutivi ottenuti a Pechino 2008 e Londra 2012. Il funambolo maravilla deve anche dimostrare di sapersi adattare per tutta una partita in cui gli avversari non gli permettono di giocare in transizione, poiché questo sarebbe il definitivo salto di qualità anche agli occhi di quanti non lo considerano un signor giocatore.

La Francia, tuttavia, come nel XVII secolo non sembra avere alcuna intenzione di accettare il ruolo di vittima sacrificale, trovandosi a un bivio tra certezze e dubbi. I pilastri su cui contare, sempre e comunque, sono rappresentati da Nando De Colo e Thomas Heurtel, probabilmente la miglior coppia di piccoli presenti a questi Giochi Olimpici, fatta eccezione per quelli di Team USA; i dubbi derivano, invece, dal rendimento di Parker e Gobert, due giocatori che avrebbero dovuto rappresentare le fondamenta di una squadra non certo partita con i favori del pronostico ma sicuramente temibile. Il talento dei San Antonio Spurs ha impressionato solamente nella vittoria contro la Serbia per quel canestro decisivo che ha consentito ai transalpini di superare Teodosic e compagni (75-76 il risultato finale); il giocatore dei Jazz, invece, è il solito fattore a rimbalzo e si fa sentire in difesa, ma il pick&roll dei francesi sembra essere più efficace quando in campo c’è Lauvergne. Vincent Collet rimane un mago della panchina e, in quanto tale, saprà sicuramente trovare le contromisure a una squadra che non vive solo di individualità, come molti stanno sostenendo.

Questa Spagna non sembra la migliore vista nella gestione Scariolo, per gioco e per potenzialità inespresse; pesa molto l’assenza di Marc Gasol e gli anni di certi giocatori cominciano ad essere forse troppi, Navarro su tutti. Pesano anche alcuni passaggi a vuoto di giocatori chiave, laddove per “passaggi a vuoto” non intendo prestazioni deficitarie, quanto piuttosto livelli di rendimento inferiori a quanto ci si aspetterebbe in un contesto come quello spagnolo, in cui praticamente tutti ormai si conoscono a memoria. Necessario, allora, attaccarsi ai propri totem e sperare che essi non falliscano: da Gasol a Navarro, passando per Rudy Fernandez e Sergio Llull, senza dimenticare Nikola Mirotic e Sergio Rodriguez. La sfida coi transalpini, però, deve essere giocata ad alti livelli anzitutto da Rubio, soprattutto difensivamente poiché Heurtel è in uno stato di forma incredibile e viene da una stagione che l’ha consacrato come uno dei miglior play presenti nel Vecchio Continente; Ricky maravilla dovrà gestire ogni possesso con lucidità e acume, senza voler strafare con assist che deliziano sicuramente gli occhi, ma non aiutano il punteggio. Difensivamente la Spagna potrà anche concedere qualcosa sotto canestro, senza avere l’obbligo di raddoppiare sistematicamente come fatto nella vittoria contro la Lituania. In attacco, poi, è inevitabile che Navarro sia chiamato a riscattare 5 gare non certo esaltanti, una delle quali conclusasi perfino con un’espulsione per somma di falli tecnici, poiché in fase difensiva le lacune del capitano spagnolo sono ormai fin troppo evidenti.

Il tutto ricordando che la storia è ancora lì, fissa a ricordare di quello smacco attuato dai catalani alla potenza cattolica durante il regno di Filippo IV. Come a dire, che stavolta, la catalanidad passerà dall’altro lato della barricata, a sostenere una Spagna in cerca di un altro grande successo sportivo nella palla al cesto.