Rio 2016

MY-Rio 2016: l’evoluzione dello sky-hook nella giovanile e stupenda follia di Giannelli

Photo Credits: Federazione Italiana Pallavolo pagina Facebook ufficiale

Per quanti, come me, da adolescenti hanno seguito con amore e viscerale passione le imprese della Nazionale italiana di pallavolo maschile, vedere un palleggiatore così giovane e così talentuoso non può che essere un piacere. Per quanti, sempre come me, sono rimasti ammaliati dalla grandezza sportiva di Nikola Grbic, vedere un neo-ventenne (compleanno il 9 agosto) dominare così in un torneo olimpico è semplicemente un qualcosa di incredibile. C’è chi pensa che la pallavolo sia uno sport “minore” poiché non vi è contatto fisico, dimenticandosi però di spiegare quanto debba essere difficile ricevere una battuta di Zaytsev a 120 km/h o di raccogliere un primo tempo di Piano nei 2 metri dalla rete. Come se questi gesti tecnici non fossero degni di essere celebrati perché manca il “contatto”, mancano i corpi che si abbracciano, si spingono, si scontrano.

Leggende. E per capirlo vi basterebbe guardare una partita di questo corso azzurro alle Olimpiadi per capire che il volley è uno sport selettivo, tecnico, atletico e sicuramente poetico. E per capire che nel volley stiamo assistendo all’evoluzione – concetto forzatissimo, beninteso – dello sky-hook che Kareem Abdul-Jabbar portò ai massimi livelli sui parquet di tutti gli USA – e non solo – grazie a una mano così morbida da disegnare una parabola arcobaleno dopo una ricezione in post medio/basso concreta e sicura. Giannelli ne replica le movenze, dal giro fino al modo con cui accarezza inizialmente la palla sulla giocata di seconda, ovverosia sulla giocata in cui il palleggiatore legge il piazzamento difensivo avversario e, anziché alzare per un compagno, decide di mandare il secondo tocco direttamente nel campo avversario – solitamente entro la linea dei 3 metri – per portare a casa una sorta di punto-furto. Il palleggiatore italiano varia solamente la velocità di esecuzione e la parabola rispetto al miglior marcatore NBA di tutti i tempi, poiché la giocata di seconda deve necessariamente essere veloce e la parabola deve tendere al suolo già dall’inizio, senza possibilità di disegnare un arco in aria prima che la sfera cada a terra (o si infili in un cesto). Lucchetta, storico centrale italiano, aveva parlato di questa similitudine nella giocata già durante il 3° set della sfida di ieri sera tra Italia e USA, ma inizialmente pensavo fosse una semplice forzatura dettata dell’entusiasmo che il commentatore tecnico ci mette in ogni telecronaca – e per me Lucchetta rimane uno dei migliori commentatori tecnici di pallavolo in circolazione, perché spiega la giocata con una semplicità unica e con un gergo colloquiale che permette anche ai neofiti dello sport di capire cosa diavolo stia succedendo.

In realtà il paragone non era poi così azzardato. Nei due gesti tecnici c’è qualcosa di simile, sebbene l’esito conclusivo possa considerarsi diametralmente opposto: la leggerezza con cui il giocatore accarezza inizialmente il pallone, sebbene Giannelli debba farlo nella fase ascendente della ricezione di un compagno, mentre Abdul-Jabbar si metteva in proprio e partiva da zero per compiere un movimento più ampio e più completo. Un’evoluzione dello sky-hook che, tuttavia, può fruttare molto alla Nazionale di coach Blengini, poiché la giocata di seconda di Giannelli sta diventando un’arma tattica per una squadra che ha trovato un condottiero ancora acerbo, ma comunque già fin troppo fenomenale, in cabina di regia. Il tutto, considerando che il giocatore in forza al Trentino Volley è fisicamente il prototipo del palleggiatore contemporaneo, dotato di un servizio potente e preciso, di ottime letture a muro e di una faccia tosta che non fa mai male a certi livelli. Unite tutto questo al fatto che Giannelli giochi sempre con il sorriso stampato sulla faccia, a prescindere da quale sia il punteggio parziale, e avrete la dimensione di un palleggiatore che, per i prossimi 10/15 anni e al netto di infortuni che ne possano rovinare la carriera, sarà uno dei migliori al mondo nel suo ruolo. Del resto, basterà aspettare il 13 agosto per vederlo all’opera contro quello che, attualmente, è il miglior alzatore al mondo, quel Bruninho chiamato a riscattare i due argenti consecutivi (Pechino 2008 e Londra 2012) proprio nell’edizione casalinga, evitando così quello che potrebbe essere il “Maracanazinho del volley brasiliano”.