Rio 2016

Rio 2016, il diario azzurro del 7 agosto

Photo LaPresse/ Gian Mattia D'Alberto

L’Italia per una notte sogna e si colloca, sino a prima dello svolgimento delle finali del nuoto, al secondo posto virtuale del medagliere olimpico con un bottino di 7 medaglie, alla pari momentaneamente di Stati Uniti Cina e Giappone, composto da 2 ori, 3 argenti e 2 bronzi. Un evento difficilmente pronosticabile in una giornata che aveva visto sfumare, nella prima finale disputata, il possibile bis olimpico di Jessica Rossi nel trap, ma che ha saputo regalare grandi emozioni e soddisfazioni, tra le quali scegliamo di premiare come immagine di copertina, la splendida e liberatoria esultanza di uno dei binomi più titolati della storia dei tuffi.

I 5 NUMERI DELLA GIORNATA

61 – E’ l’età complessiva della coppia Tania Cagnotto e Francesca Dallapè, la più anziana tra quelle finaliste nel trampolino 3m sincro, che col punteggio di 313.80, dietro alle inarrivabili cinesi Wu Minxjia e Shi Tingmao, conquistano un argento epocale che interrompe un digiuno ultratrentennale nella disciplina (Mosca 1980, bronzo Giorgio Cagnotto) e al tempo stesso è anche la prima medaglia al femminile. Alle azzurre, campionesse europee per 8 volte consecutive e due volte vice campionesse mondiali, all’appello mancava soltanto un podio nella competizione regina e sono riuscite, dopo il beffardo quarto posto a Londra 2012, a coronare il sogno di una carriera culminato in un abbraccio che è l’emblema del lavoro e dei sacrifici fatti.

200 – Gli ori ottenuti dall’Italia nella storia delle Olimpiadi. Questa significativo traguardo è stato raggiunto con lo strabiliante successo di Fabio Basile, 21enne judoka all’esordio ai giochi, nella categoria 66 kg. Il piemontese, nelle parole del ct speranza per Tokyo 2020 e accreditato come mina vagante del torneo, ha bruciato tutte le tappe sconfiggendo in finale per ippon, in soli 100”, il sudcoreano Balu An, campione del mondo in carica, con una tattica di gara sfrontata e letale che aveva già mietuto eccellenti vittime sin dagli ottavi.

20 – Gli anni trascorsi dall’ultimo trionfo maschile nel fioretto individuale, Atlanta 1996 con Alessandro Puccini, che equivalgano a un’eternità per la nazione dominatrice del medagliere di tutti i tempi della scherma. Il ritorno sul gradino più alto è merito di Daniele Garozzo, anche lui al debutto a cinque cerchi, capace di regolare con grande sicurezza Alexander Massialas, nr.1 del ranking e giustiziere nei quarti di Giuseppe Avola con una pazzesca rimonta da 8-14 a 15-14 , per 15-11.

3 – Lo sciagurato punteggio ottenuto, nell’ultima volée della semifinale di arco femminile a squadre contro la Russia, dalla freccia scoccata da Guendalina Sartori che nega, al terzetto allenato da Di Buo, la meritata certezza di salire sul podio. Le arciere Sartori, Mandia e Boari, nonostante la sconfitta inferta anche da Taipei nella finalina per il bronzo, colgono, con il quarto posto conseguito, il miglior piazzamento di sempre. Le ragazze, metabolizzati questi risultati avversi sul filo di lana, potrebbero essere tra le sorprese dell’individuale.

1932 – L’anno in cui l’Italia concluse al secondo posto nel medagliere generale con 36 medaglie, record eguagliato a Roma 1960, e 12 ori. Un’altra epoca.

A cura di Andrew Villani.

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