Lo sapevate che... Rubriche

I 3 sportivi ebrei più importanti nella storia della pallacanestro

TAL BRODY
Negli anni ’60 era considerato un talento fenomenale, che avrebbe presto fatto grandi cose nella NBA. Dopo una carriera stellare all’Università dell’Illinois, Brody trascinò gli Stati Uniti al successo nei “Maccabiah Games” del 1965. In quello stesso anno, la guardia nativa del New Jersey (ma di origini ebraiche, dato che suo padre e suo nonno si erano trasferiti negli USA negli anni ’20) era stata scelta con la #12 nel Draft, ma scelse di rinunciare alla carriera NBA per dedicarsi al Maccabi Tel-Aviv, con l’obiettivo di accrescere il livello del basket in Israele. Obiettivo che ha centrato pienamente, dato che per oltre un decennio ha vinto tanto ed ha gradualmente aumentato il prestigio della sua squadra, che ha toccato l’apice nel 1977, quando ha conquistato la Coppa dei Campioni a discapito del CSKA Mosca. Un piccolo aneddoto su quella finale: dato che la squadra sovietica si era rifiutata di giocare in Israele o di ospitare il Maccabi, la sfida si realizzò in Belgio.

DOLPH SCHAYES
Nato nel Bronx da due immigrati rumeni di religione ebraica, Schayes ha scritto pagine importanti nella storia della pallacanestro ed ha anche trasmesso i suoi geni sportivi alle future generazioni: suo figlio ha giocato per 18 anni nella NBA, le sue nipoti hanno vinto la medaglia d’argento con la squadra di pallavolo nei “Maccabiah Games” del 2001. Dolph ha speso l’intera vita cestistica a Syracuse: stiamo parlando di uno che si è cimentato in tutte le leghe (NBL, BAA, NBA), che ha avuto un impatto devastante (18.2 punti e 12.1 rimbalzi di media), ha vinto un titolo nel 1955, ha trascinato la sua squadra ai playoffs per ben 15 volte in 16 anni. Insomma, Schayes era uno che a pallacanestro sapeva giocare per davvero, non a caso è stato 12 volte All-Star ed è stato anche inserito nella Hall of Fame. Nonostante il grande successo che ha avuto nella sua carriera, è sempre rimasto una persona molto umile: pensate che vive ancora nella sua prima casa a Syrcacuse, e lì, ormai 86enne, si sta godendo il resto della sua vita.

NAT HOLMAN
E’ stato uno dei primi giocatori professionisti e uno dei più importanti innovatori di questo sport. Conosciuto per il suo eccezionale ball-handling e per la sua ottima tecnica di tiro, Holman è stato una stella all’Università di New York ed ha poi giocato fino al 1930, vincendo anche il titolo dell’American Basketball League per due anni consecutivi, tra le fila degli Original Celtics. E’ ricordato soprattutto per le sue imprese da allenatore: nel 1950 diede uno schiaffo in faccia al razzismo e all’antisemitismo, in un’epoca in cui erano largamente diffusi, schierando due afro-americani e tre ebrei nel quintetto della squadra del City College di New York. In quell’anno, i ragazzi di Holman centrarono un’impresa unica e irripetibile, vincendo sia il torneo NCAA che quello NIT. In particolare, in quest’ultimo CCNY si tolse una soddisfazione che andava ben oltre la pallacanestro: nel secondo turno si ritrovò di fronte Kentucky, una squadra dominante in quel periodo e allenata dal leggendario Adolph Rupp, noto anche per la sua promessa di non far mai entrare un afro-americano nella sua squadra. Volete sapere come finì quella sfida? CCNY demolì Kentucky con il punteggio di 89-50, infliggendo a Rupp la sconfitta più umiliante della sua carriera. Soprannominato “Mr. Basketball”, Holman è stato inserito nella Hall of Fame ed è considerato uno degli sportivi ebraici più rilevanti della storia.