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40 minuti per riscattare un’infanzia di ingiustizie: la storia di Bobby Portis

Avete idea di cosa significhi tornare a casa da scuola e vedere tutte le cose della vostra famiglia gettate sul prato perché siete appena stati sfrattati dal vostro appartamento? Di cosa significhi dover dormire sul pavimento di una stanza che ospita nove persone? Bobby Portis sì. Scelto con la n.22 dai Bulls nel Draft 2015, questo 20enne di Little Rock ha avuto un’infanzia davvero difficile, che in un certo qual modo racconta ogni volta che mette piede in campo per giocare a pallacanestro. Sì, perché la vita per Bobby è sempre stata dura e il basket per tanto tempo è stata la sua sola valvola di sfogo, nonché la sua missione, l’unico modo per rendere felice la famiglia: i coach che lo hanno allenato lo hanno dipinto come un bravissimo ragazzo, che però sul parquet si trasforma e lascia esplodere tutta la sua rabbia e la sua fame.

Al college questo suo modo di interpretare le partite è stato paragonato a quello di Kevin Garnett, uno degli idoli di Bobby. Ma Portis ha ben altri motivi per essere arrabbiato e per cercare riscatto in ogni singola partita: come vi sentireste se a 15 anni il fidanzato di vostra madre tornasse a casa ancora una volta ubriaco e iniziasse ad urlare e a minacciare le persone a cui tenete di più? Solitamente Bobby cercava di ignorarlo, ma un giorno non resistette: abbandonò i compiti di scuola a cui si stava dedicando, si avvicinò all’uomo, gli intimò di smetterla e gli bloccò la mano che cercava di colpirlo, dando così coraggio alla madre, che finalmente si decise a preparare le valige e a portare i suoi quattro figli fuori da quella casa.

Insomma, nell’infanzia di questo ragazzo non c’è mai stato spazio per la felicità. Per fortuna nei due anni che ha passato al college la madre è riuscita a trovare una certa stabilità lavorativa, che gli ha permesso anche di trovare il tempo per vedere le partite del figlio (l’università di Arkansas dista circa 2 ore di macchina da Little Rock). Adesso Portis e la sua famiglia non dovranno più preoccuparsi dei problemi economici, perché tutto il dolore, il sacrificio e la rabbia di Bobby sono stati ampiamente ripagati: ce l’ha fatta, ha coronato il sogno, è entrato a far parte della NBA, tra l’altro in una franchigia gloriosa come i Chicago Bulls.

Se pensate che la sua storia abbia influito sul suo ingresso tra i professionisti, vi sbagliate di grosso. Portis è uno dei lunghi più interessanti e completi presenti all’interno del Draft 2015 e infatti i Bulls alla n.22 non se lo sono fatti scappare, anche se in questo momento non avevano bisogno di un lungo. Però Pau Gasol ormai ha 35 anni, Taj Gibson potrebbe essere scambiato già nel corso di questa stagione, quindi in ottica futura la scelta di Bobby sembra piuttosto sensata. Anche perché il ragazzo avrà il tempo di crescere e adattarsi alla NBA senza alcuna pressione sulle spalle.

Le sue qualità mentali e caratteriali non sono in dubbio, ma neanche quelle tecniche: d’altronde stiamo parlando di uno che nella sua stagione da sophomore in NCAA ha viaggiato con 17.5 punti, 8.9 rimbalzi, 1.4 stoppate, 1.2 assist e 1.1 recuperi, vincendo il premio di miglior giocatore della SEC. Portis fisicamente è già pronto per giocare da 4 nella NBA, e potrebbe anche diventare un utilissimo 5 mobile, perché è in grado di essere letale sia all’interno che all’esterno. Il suo tiro dalla media è piuttosto affidabile, attacca il ferro con grande decisione, tira discretamente i liberi e può tranquillamente arrivare ad essere solido anche da tre punti (46% con meno di un tentativo a partita nella scorsa stagione ad Arkansas). Dovrà sicuramente migliorare il suo gioco in post, ma è una cosa che potrà fare senza problemi perché è nelle sue corde. In difesa, Bobby ha la rapidità e i mezzi fisici e atletici necessari per stare davanti al suo uomo ed ha una certa propensione naturale a sporcare le linee di passaggio: sotto la guida di uno come Joakim Noah, potrà crescere molto anche da questo punto di vista. A rimbalzo va meglio in attacco che in difesa (un po’ come Tristan Thompson, volendo fare un paragone) ed è un giocatore che garantisce sempre grande energia sul parquet. E poi c’è quella rabbia e quella lucida follia nei suoi occhi che può fare tutta la differenza del mondo…