Alla scoperta di...

Alla scoperta di Fat Lever, la macchina da triple-doppie più sottovalutata della storia NBA

Lafayette “Fat” Lever. Questo nome potrebbe non dirvi nulla, soprattutto se come me siete nati negli anni ’90. Siccome sono fermamente convinto che non ci sia niente di male nell’ammettere di non conoscere qualcosa, perché c’è sempre il tempo e il modo per recuperare e imparare, vi dico con grande sincerità che fino a qualche tempo a stento sapevo dell’esistenza di questo giocatore.

Mi sono imbattuto in lui perché, a seguito della clamorosa striscia di un anno fa di Russell Westbrook, stavo cercando la lista dei giocatori con il maggior numero di triple-doppie in carriera. Ebbene, il nostro Fat è sesto a quota 46 (incluse tre nei playoffs) in 11 anni di carriera, dietro a leggende del calibro di Oscar Robinson, Magic Johnson, Jason Kidd, Wilt Chamberlain e Larry Bird e davanti a LeBron James, giusto per citare una stella attuale. Cosa, quest’ultima, che Lever non è mai stato, perché lui era quel classico giocatore in grado di fare bene in tutti gli aspetti del gioco. Stiamo parlando di uno che sapeva tirare, passare, correre il campo, difendere e prendere i rimbalzi: insomma, era il classico jolly che ogni allenatore vorrebbe avere tra le proprie fila, il leader silenzioso in grado di garantire grande continuità nelle prestazioni e anche alcune notti magiche.

Volendone citare qualcuna, è impossibile lasciare da parte quella da 20 punti, 20 rimbalzi, 12 assist e 6 recuperi fatta registrare nel 1988 come membro dei Nuggets contro i Cavaliers o quella da 20+22+11+2 contro gli Spurs nel 1990: dal 1985 a oggi, solo sei giocatori sono stati in grado di scrivere a referto almeno 20 punti e 20 rimbalzi in una tripla-doppia, ma Fat è stato l’unico a riuscirci due volte. Praticamente se sfogliate il suo “game log” su un qualsiasi sito specializzato in statistiche, noterete una marea di doppie-doppie e triple-doppie: pensate che Lever è stato addirittura il miglior rimbalzista di Denver in tre delle sei stagioni che ha trascorso lì.

Scelto al Draft dell’82 con la n.11 dai Blazers, Fat ha disputato solo due annate con i Blazers, salvo poi essere scambiato con i Nuggets. Inseritosi perfettamente nel sistema di coach Doug Moe, nel Colorado ha fatto registrare tutte le sue 46 triple-doppie, diventando un giocatore indispensabile per il suo stile di gioco poco appariscente e tremendamente efficace, che gli valse comunque due apparizioni all’All-Star Game.

Nel 1990 è stato scambiato ed è approdato a Dallas, dove però non è più riuscito a ritrovare lo smalto dei tempi d’oro, soprattutto a causa di alcuni infortuni che gli hanno abbreviato una carriera che forse sarebbe potuta essere da Hall of Famer. A testimonianza della grandezza di questo giocatore c’è il fatto che, dopo circa 25 anni, è ancora una presenza prestigiosa nei libri di storia dei Nuggets: è primo per recuperi (1.167), secondo per assist (3.566), settimo per canestri segnati (3.304) e ottavo per rimbalzi (3.621).

Ritiratosi nel 1994, Lever inizialmente ha lasciato completamente il mondo della pallacanestro e si è lanciato nel business delle costruzioni, salvo poi nel 2007 rientrare nella NBA con un ruolo nello staff dei Sacramento Kings, che ha svolto per ben sette anni. In conclusione, mi sento di dire che questo giocatore non ha mai ricevuto il rispetto che si merita, ma d’altronde è spesso così quando non si è una stella assoluta o un perenne abbonato alle giocate più spettacolari. Nonostante il soprannome, Fat era instancabile, era uno di quelli che muoveva i fili dietro le quinte e che quindi era indispensabile per la propria squadra.