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Brian Scalabrine e i 10 soprannomi più famosi nella storia NBA

Nella sua migliore stagione in carriera ha viaggiato con 6.3 punti in 21.4 minuti di media, partendo 14 volte in quintetto. Stiamo ovviamente parlando di Brian Scalabrine, un giocatore che ha un posto speciale nei cuori di tutti gli appassionati della NBA. Quando si parla di lui, le statistiche sono solo numeri vuoti, perché è stato molto di più di un “scalda panchine” qualsiasi. Scelto nel Draft 2001 dai Nets, Scalabrine ha disputato undici stagioni nella massima lega americana tra New Jersey, Boston e Chicago: in nessuno di questi posti è stato un vero e proprio giocatore da rotazione. Ma allora perché è così famoso e amato? La risposta è abbastanza semplice: perché Brian è la definizione ideale di “uomo squadra”, uno di quelli che, pur sapendo di rimanere spesso seduto a guardare i compagni per tutti i 48’, si allenava al massimo delle sue possibilità, ogni singolo giorno, come se dovesse sempre giocare una partita delle Finals. Oltre a questo, è sempre stato una sorta di collante del gruppo ed ha saputo ben relazionarsi con i tifosi, tanto da diventarne un idolo. Oggi Scalabrine compie 38 anni e, pur essendosi ormai ritirato da quattro stagioni, nessuno ha dimenticato il suo soprannome, “White Mamba”. Nel caso in cui non lo sapeste, gli è stato assegnato dai tifosi dei Chicago Bulls, il cui ragionamento era più o meno il seguente: se Kobe Bryant è il “Black Mamba” per il suo morso letale, allora Scalabrine è il “White Mamba” perché apparentemente non incide sulle partite. Dato che siamo entrati in argomento “nicknames”, andiamo a vedere una lista personale dei 10 più famosi della storia NBA. 

Peter “Pistol Pete” Maravich
Soprannome non è mai stato più meritato. Ogni volta che Maravich scendeva in campo si trasformava in “Pistol Pete”: ha giocato sempre come se fosse un’arma carica, pronta a sparare in qualsiasi momento, soprattutto in quelli decisivi, ed a trovare angoli di tiro che sembravano impossibili.

Earvin “Magic” Johnson
Johnson è stato un sacco di cose: uno dei giocatori più forti che abbiano mai indossato la maglia dei Lakers, l’incarnazione del basket degli anni ’80, un’icona per la lotta all’HIV. Ma non è mai stato Earvin. Dal momento in cui ha iniziato a giocare al liceo, è sempre stato Magic, per via dello straordinario modo con cui trattava la palla e per gli assist che altri esseri umani non avrebbero mai nemmeno potuto immaginare.

Michael “Air” Jordan
Questa è una delle poche liste in cui MJ non è al primo posto. Jordan è stato il più grande giocatore di tutti i tempi, il primo a raggiungere traguardi inesplorati. Michael ha fatto così tanto per il basket che “Air” è l’unico soprannome, per quanto semplice, che possa far intendere la sua grandezza: era costantemente in aria, ma soprattutto sembrava che giocasse ad un livello superiore rispetto a tutti gli altri.

Karl “The Mailman” Malone
Malone ha “consegnato” la palla nel cesto quasi più di chiunque altro: è al secondo posto nella storia NBA per punti segnati. Con John Stockton ha formato uno degli assi play-pivot più devastanti di sempre. Quando Malone riceveva il pallone nei pressi del canestro, non c’era niente o nessuno che poteva fermarlo. Proprio come un postino, arrivava sempre a destinazione.

Hakeem “The Dream” Olajuwon 
Lo chiamavano “The Dream” perché era il sogno di tutti gli allenatori e giocatori della NBA. Era il centro più versatile degli anni ’90, che faceva dei fondamentali la sua arma vincente: non a caso era noto per i suoi bellissimi movimenti sul perno che facevano impazzire gli avversari. Nel corso della sua carriera ha ricevuto anche un importante attestato di stima da parte di Jordan, il quale lo ha definito il centro con cui gli sarebbe piaciuto giocare.

David “The Admiral” Robinson
Il suo soprannome non poteva che essere “L’ammiraglio”, dato che prima di sbarcare in NBA ha servito la marina degli Stati Uniti. Robinson è una leggenda degli Spurs, che ha rappresentato per più di un decennio. Inoltre, ha vinto due titoli NBA con l’aiuto di Tim Duncan, con il quale formava le “Twin Towers”, probabilmente il miglior soprannome della storia per un duo.

Allen “The Answer” Iverson
Quando irrompe sulla scena nel 2001, la NBA non aveva mai visto un giocatore come lui. Era piccolo, rapido, con una tecnica sopraffina ed anche un po’ arrogante. Inutile dire che la maggior parte degli appassionati lo amava. Iverson diventò “The Answer” dei Sixers, riportati a giocarsi un titolo NBA dopo anni di anonimato.

Jerry “The Logo” West
Non solo è una leggenda dei Lakers, ma è anche destinato all’immortalità per via della sua presenza nel logo della NBA. Nel 1969, infatti, la lega ha deciso di creare un logo ufficiale, utilizzando la silhouette del giocatore più famoso di quei tempi.

Gary “The Glove” Payton
Payton è stato il miglior difensore nel ruolo di play che abbia mai calcato un parquet della NBA. La sua difesa sul perimetro era soffocante, si appiccicava all’avversario. Proprio come un guanto (traduzione di glove, ndr) alla mano.

Brian “The White Mamba” Scalabrine
Inserirlo in questa lista di grandi giocatori può sembrare una bestemmia, ma il suo soprannome non ha niente da invidiare agli altri per quello che rappresenta. Conosciuto per essere uno dei più importanti uomini spogliatoio della storia NBA, “The White Mamba” era amatissimo soprattutto a Boston e Chicago. Nessun altro giocatore ha mai ricevuto così tanti cori “MVP! MVP! MVP!” nel garbage time come Scalabrine.

Menzione d’onore – Shaquille O’Neal e i suoi infiniti soprannomi
Probabilmente non c’è e mai ci sarà un giocatore con più soprannomi di quelli collezionati da Shaquille O’Neal nel corso della sua carriera. Tralasciando l’universale “Shaq”, che ha ormai sostituito il suo nome e che in arabo significa “piccolo guerriero”, c’è almeno un’altra dozzina di nicknames riconducibile a quello che è stato uno dei centri più dominanti nella storia della pallacanestro. “Superman”, “Diesel”, “The Big Daddy”, “M.D.E” (Most Dominant Ever), e tanti altri, tra i quali segnaliamo giusto “Osama Bin Shaq”: questo magari è poco conosciuto, ma forse è uno dei più belli, scelto da O’Neal in persona per evidenziare come avesse terrorizzato Keith Van Horn sotto canestro nel corso delle Finals 2002.