Che fine hanno fatto? – La storia di “Baby Jordan”

Baby Jordan. Mai soprannome fu più assurdo ed immeritato nella storia della NBA. A vederselo appioppato fu il “povero” Harold Miner, che purtroppo per la lega ed i suoi tifosi si rivelò solo tanto fumo e poco (per non dire niente) arrosto.

Ma andiamo con ordine: chi è Harold Miner? Un giocatore che è piombato completamente nel dimenticatoio, dopo i suoi giorni nella NBA. Giorni che per quanto brevi gli hanno comunque regalato diversi momenti di gloria: è stato due volte campione dello Slam Dunk Contest, competizione nella quale gli è stato affibiato per la prima volta il soprannome “Baby Jordan”, dato che in alcune schiacciate e soprattutto nei movimenti ricordava sua maestà Michael.

Miner ha disputato solo quattro stagioni nella NBA, accumulando 200 presenze (47 da titolare) e viaggiando con una media di 9.0 punti e 2.2 rimbalzi in 18.7 minuti d’impiego. Numeri di assoluto rispetto per un giocatore normale, ma a quei tempi da uno accostato incautamente a His Airness ci si aspettava qualcosina di più. L’ultima volta che si sono avute notizie di lui è nel 2010, quando alcune testate online hanno riportato che Miner (oggi felice 40enne) vive tranquillamente con la sua famiglia, mantenendola con i soldi che è riuscito a mettere da parte nella sua breve carriera tra i professionisti.

Secondo i siti specializzati, Harold ha guadagnato 5.3 milioni di dollari nei quattro anni trascorsi nella NBA: non è mai stato un top scorer, né un leader in campo o nello spogliatoio, la sua miglior stagione è stata quella del 1993-94, quando con Miami ha messo a referto 10.5 punti a partita. Ha lasciato la pallacanestro dopo la regular season 1995-96 e da allora ha avuto una vita normalissima, gestendo molto bene quei soldi che ha guadagnato: considerando che si sprecano i casi di giocatori multi milionari che nel giro di qualche anno sperperano tutte le loro fortune, è quantomai singolare sapere che un giocatore senza infamia e senza lode e con soli quattro anni tra i professionisti sia riuscito a gestire in maniera esemplare le sue finanze.

Eppure, in un’intervista risalente sempre al 2010, Miner non si è riuscito a spiegarsi perché la sua storia abbia riscosso così tanto interesse: “Negli ultimi 15 anni non ho giocato e l’ultima volta che ho fatto qualcosa di significativo era quando andavo al college. Tanta gente non sa qual è il motivo per cui ho smesso di giocare: ho avuto due interventi chirurgici importanti al ginocchio, che era troppo consumato per poter tornare in campo”. Tuttavia la sua storia è molto interessante perché, al di là di quello che era il suo soprannome e le aspettative enormi che gli appassionati riponevano in lui, Miner può essere considerato un esempio virtuoso di come gli atleti professionisti dovrebbero gestire i propri guadagni, una volta ritiratisi.

Volendo fare qualche confronto, potremmo dire che i circa 5 milioni guadagnati da “Baby Jordan” sono bastati negli ultimi 20 anni per condurre una vita tranquilla e gli basteranno ancora a lungo: c’è gente come Charles Barkley che una volta ha perso 10 milioni nel gioco d’azzardo, oppure come Scottie Pippen e Antoine Walker che hanno gettato al vento rispettivamente 120 e 110 milioni in investimenti poco intelligenti, diciamo così. Questi tre giocatori nominati sono stati decisamente migliori di Miner sul campo: ma “Baby Jordan” almeno fuori ha fatto meglio di tutti loro.