Che fine hanno fatto? – La storia di Isaiah Rider tra basket, crimini e redenzione

Dove cominciare, se non con un breve ripasso della sua storia da universitario? Isaiah non è riuscito ad attirare l’attenzione di nessun programma collegiale di un certo livello, una volta uscito dal liceo, e così si è dovuto accontentare dell’Allen County Community College in Kansas, dove è riuscito ad entrare solo grazie ad un GED, una sorta di diploma che equivale a quello assegnato dai nostri istituti scolastici privati. Ma non prima di aver scontato una condanna per infrazioni “minori”. Le cose dal punto di vista accademico vanno tutt’altro che bene, e così Isaiah è costretto a trasferirsi all’Antelope Valley College, in California, dove riesce ad entrare con una media di 1.91. Che era comunque inferiore al minimo di 2.00 richiesto, ma un consiglio dei college lo ha reso ammissibile. Nonostante le sue gravi difficoltà in fatto di studio, Rider è riuscito a guadagnarsi una chiamata da Jerry Tarkanian, che lo ha portato all’Università del Nevada. Ad UNLV Rider ha disputato una grande stagione da senior, tanto da finire nella seconda squadra All-American. Nel frattempo, però, all’interno dell’ateneo i suoi problemi disciplinari non si arrestavano, tra imbrogli e scarsissimi risultati accademici. Ma il meglio lo ha dato fuori, quando è stato arrestato ed ha trascorso una notte in cella per aver aggredito uno degli operatori di un drive-trough, che aveva commesso il gravissimo errore di consegnargli un milkshake a vaniglia anziché a fragola. Volete sapere che fine ha fatto quel milkshake? E’ finito tutto in faccia al povero operatore. 

Nonostante ciò, Rider è stato un atleta fuori dal comune e possedeva un talento importante: i Timberwolves hanno voluto scommettere forte su di lui, selezionandolo al Draft del 1993 con la quinta scelta assoluta. All’inizio della sua carriera NBA, le cose per Isaiah sono andate abbastanza bene: ha vinto lo Slam Dunk Contest, con la famosissima schiacciata in mezzo alle gambe che ha fatto impazzire tutti, ed è anche stato premiato nel miglior quintetto dei rookie. La sua seconda stagione è andata anche meglio, dal punto di vista prettamente cestistico, dato che ha viaggiato con un career-high di 20.4 punti a partita. Ciò avveniva mentre litigava costantemente con l’allenatore di Minnie, Bill Blair: uno dei loro accesi diverbi terminò con la sospensione di Rider nel mese di dicembre. Il suo comportamento è peggiorato di stagione in stagione: non solo ha avuto sempre problemi con i suoi allenatori e con i front office, ma ad un certo punto è tornato ad avere problemi anche con la legge, tanto che è stato accusato di aggressione, avendo preso a calci il gestore di un bar. Che era una donna…

Dopo questo episodio, i Timberwolves hanno deciso di spedirlo a Portland, ma non prima che Isaiah fosse stato arrestato per possesso di marijuana. Ah, e nelle stesso tempo gli hanno trovato un cellulare illegale, che era stato modificato in modo tale che ogni chiamata fatta venisse addebitata ad altre persone. Tre settimane più tardi è stato arrestato anche ad Oakland per gioco d’azzardo pubblico. Per quanto riguarda le sue tre stagioni trascorse tra le fila dei Blazers, la migliore, almeno dal punto di vista individuale, è stata senza dubbio quella del 1997-98, quando ha viaggiato con 19.7 punti di media, conditi da una condanna per possesso di marijuana ed una sospensione per tre partite per aver sputato su uno spettatore a bordo campo. 

Nonostante ormai tutta la NBA sapesse che Rider fosse un tipo “problematico”, diciamo così, ad un certo punto gli Hawks hanno sentito che lui fosse il pezzo mancante del loro puzzle. Volete sapere com’è andata quella stagione? Atlanta ha vinto la miseria di 28 partite, dopo che l’anno prima aveva chiuso al quarto posto della Eastern Conference. Invece i Blazers, che in cambio di Rider avevano ottenuto Steve Smith, hanno chiuso con 59 vittorie ed una finale di Conference. L’unica stagione di Isaiah con gli Hawks è stata caratterizzata da continui allenamenti saltati, litigi furiosi con il front office, un incidente “diplomatico” per aver parcheggiato nello spazio riservato al capo allenatore, una minaccia di morte fatta al compagno di squadra Dikembe Mutombo e naturalmente diversi arresti. Il fondo lo ha toccato quando è stato scoperto mentre fumava in una camera d’albergo ad Orlando: la NBA provò in quell’occasione a venirgli incontro, proponendogli di partecipare a delle consulenze per provare a risolvere il problema della droga. Ma lui rifiutò e così è stato multato di 200mila dollari. Nel marzo di quella stagione, Rider è stato sospeso per tre partite, essendo arrivato in ritardo all’incontro con i Pistons, ed è così che si è chiusa la sua avventura con gli Hawks, che in seguito a quell’episodio lo hanno rilasciato, su sua stessa richiesta. 

Quando ormai le porte della NBA sembravano essere già sbarrate per lui, ecco che i Lakers si sono lasciati incuriosire dal suo talento. I gialloviola erano convinti che Phil Jackson, uno che di giocatori problematici ne sapeva qualcosa, potesse riuscire a tenere sotto controllo Rider ed a metterlo nelle condizioni di rendere al massimo. In quello che ha definito all’epoca il suo “nuovo inizio”, Isaiah ha disputato 67 partite, 6 da titolare, con una media di 7.6 punti, 42% dal campo, 37% da oltre l’arco, 2.3 rimbalzi e 1.7 assist. Insomma, cifre di tutto rispetto per un giocatore che doveva semplicemente garantire un buon impatto in uscita dalla panchina. Proprio quando si stava iniziando a pensare che Rider non fosse più il piantagrane di Minnesota, Portland e Atlanta, ecco che le cose sono iniziate ad andare nuovamente storte: durante la regular season, Isaiah ha perso l’autobus di squadra, impegnata in una partita contro i rivali degli Spurs. Arrivato in ritardo, si è giustificato con Jackson tramite una nota del direttore dell’albergo, che scaricava la colpa su un suo impiegato, reo di non aver svegliato Rider in tempo. I Lakers hanno deciso di chiudere un occhio su questo episodio, ma a marzo non hanno potuto far altro che sospenderlo per cinque incontri, dopo che Isaiah ha violato il programma anti-droga della lega. Questi “incidenti”, insieme a prestazioni sottotono, hanno scalfito la fiducia di Phil in Isaiah che, pur essendo il miglior marcatore della second unit ed uno dei migliori tiratori da tre dell’intera squadra, è stato lasciato fuori dalle rotazioni durante i playoffs. E così Rider si è laureato campione NBA senza mettere piede in campo nemmeno per un secondo. Ovviamente i Lakers hanno deciso di non rifirmarlo, ma i Nuggets hanno voluto dargli una chance: a Denver non ha fatto malissimo, tenendo 9.3 punti ed il 40% da oltre l’arco di media in soli 17.3 minuti. Ma la dirigenza lo ha rilasciato dopo sole 10 partite. A quel punto era chiaro a tutti che la carriera di Rider fosse finita, tranne per lui, che promise di tornare nuovamente a giocare nella NBA. Ovviamente non lo ha mai fatto. 

Una volta finita la sua avventura nella pallacanestro professionistica, di Isaiah abbiamo avuto notizie solo per i suoi comportamenti lontano dal campo. Nel gennaio del 2006 è stato arrestato con l’accusa di sequestro di persona a Marin City, avendo costretto una sua amica ad entrare in macchina con lui contro la sua volontà. E’ stato accusato anche di violenza domestica ed ha ricevuto un’ordinanza restrittiva, che gli vietava di girare per Marin City. Ovviamente qualche settimana dopo Rider è stato avvistato in zona: il vice sceriffo della contea lo ha affrontato e, prima di essere arrestato, Isaiah ha dato vita ad un paio di incidenti. 

Nel febbraio 2007 è stato dichiarato colpevole di diverse accuse, tra cui il possesso di cocaina: è stato condannato a 7 mesi di carcere, 120 ore di servizi alla comunità e 3 anni di libertà vigilata. Una volta ricevuta la mazzata, Rider ha ammesso la sua dipendenza dalla marijuana ed anche di essersi avvicinato pericolosamente alla cocaina negli ultimi tempi.  Il 6 gennaio del 2008 Isaiah è finito nuovamente in manette, questa volta a Berkeley (California), in seguito ad una rissa con un tassista ed al possesso illegale di un’arma da fuoco. Il 5 marzo del 2008 Rider è stato arrestato e condotto nel carcere di Mary County, dopo essere stato dichiarato colpevole per possesso di sostanze stupefacenti, per guida con patente sospesa, per false dichiarazioni ad un ufficiale e per diverse “cosucce” di questo stampo.

Nell’ottobre del 2009 ha provato a rimettersi in piedi, firmando con il North Texas Fresh dell’American Basketball Association. Isaiah ha però giocato solo una partita ed è poi stato tagliato all’inizio di gennaio. Il 9 aprile del 2010 è stato arrestato nei pressi della sua cara a Mesa, con l’accusa di aver aggredito la sua compagna. Questo dopo essere stato coinvolto in tre diversi incidenti nell’arco di cinque giorni.  Il 14 aprile del 2010 è stato nuovamente arrestato con l’accusa di rapimento di suo figlio: e con questo sono più le accuse di sequestro degli anelli vinti, non male.

Nel 2012 finalmente Rider ha visto la luce in fondo al tunnel oscuro in cui si era infilato dopo il ritiro dalla NBA: ha deciso di creare un ente di beneficenza per i bambini bisognosi, chiamato “Sky Rider Foundation”. Ecco le parole di un Isaiah completamente nuovo in un’intervista su questa sua iniziativa: “Voglio solo aiutare i bambini. Al giorno d’oggi, alcuni genitori non possono permettersi di far frequentare ai loro figli attività extrascolastiche. Sono molto costose, ci sono da affrontare spese di iscrizione, divise, scarpe. Se un ragazzino ha un sogno, io voglio aiutarlo affinché possa realizzarlo”.