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Cinebasket: Coach Carter

Torna sulle pagine di My-Basket.it la rubrica “Cinebasket”, lo spazio nel quale ci piace parlarvi di come il nostro sport preferito si è trasferito sui grandi schermi. Dopo “Space Jam” è il turno di un altro grande classico  della videoteca cestistica con “Coach Carter”, un film del 2005 diretto da Thomas Carter per Paramount Pictures e tratto da una storia vera.

La trama: Ken Carter è un ex giocatore di basket famoso in tutta la Virginia, ma ora gestisce un negozio di articoli sportivi. Quando si reca ad una partita della squadra del figlio (una grande scuola privata con quello che sembra essere il Lebron James di turno) contro la sua vecchia squadra, i Richmond Oilers, battuti dalla squadra avversaria in modo inappellabile, l’allenatore della sua alma mater ormai vecchio e stanco di correre dietro ad un gruppo di teppisti, rifiuti della società, semi analfabeti, gli offre il suo posto con la speranza che possa essere loro da esempio. Carter dopo un po’ di titubanza accetta e si pone l’intento di trasformare quei ragazzi, non soltanto come giocatori di basket, ma prima di tutto come persone, e lo farà imponendo una disciplina e delle regole ferree che non sempre i suoi giocatori rispetteranno, creando disagi in lungo e in largo. In questo contesto si svolgono non solo le vicende del coach, ma anche dei principali membri della squadra, che impareremo a conoscere nei loro problemi di ragazzi che in un contesto degradato come quello del quartiere dal quale provengono devono diventare al più presto uomini.

Curiosità: Il film ha incassato la bellezza di 76 milioni di dollari ed è costato 30, dunque possiamo dire che anche a livello di botteghino è stato assolutamente un successo, seppur non interplanetario. La colonna sonora è di tutto rispetto, visto che all’interno delle quattordici tracce che fanno da contorno a “Coach Carter” troviamo artisti del calibro di Trey Songz, Kanye West, Common e Mack 10, nomi che gli appassionati di rap conosceranno sicuramente e che comunque dall’altra parte dell’Oceano sono sempre in grado di smuovere grandi quantità di pubblico. Il cast inoltre è composto, oltre che da Samuel L. Jackson, da attori che probabilmente non tutti conoscono ma che forse si ricorderanno in altre pellicole. Il figlio del coach è infatti interpretato da Robert Richard, che gli appassionati di Disney Channel ricorderanno in “Alley Cats Strike”, film del 2000 incentrato sul bowling nel quale faceva la parte di un campione sportivo in erba. Il ruolo di Keyon Stone è invece affidato a Rob Brown, che aveva già recitato nei panni di un cestista con il dono della scrittura in “Scoprendo Forrester”, film sempre del 2000, al fianco di Sean Connery. Completano il cast due personaggi di spessore come Ashanti, famosa cantante rnb, che interpreta la fidanzata incinta di Keyon, e un Channing Tatum agli esordi che probabilmente sarà gradito al pubblico femminile. Concludiamo questa parte dicendo che, a differenza di “Glory Road”, dove la presenza di giocatori di basket “veri” è stata molto massiccia (come vedremo in un prossimo appuntamento) qui ne è stato preso solo uno: si tratta di Nana Gbewonyo, il quale ha giocato a livello di college a Washburn e a Henderson State; non sarà un livello altissimo, ma è bastato per rendere credibile sul parquet il suo personaggio, Junior Battle.

Recensione: In definitiva non posso dirvi di non guardare “Coach Carter”. La trama è la classica storia di sport americana, ma il fatto che sia realmente accaduta le conferisce una qual certa autorità, e le scene di basket sono generalmente ben girate, il che per chi come il sottoscritto giudica un film incentrato sulla pallacanestro anche da queste cose, è un fatto positivo. Il messaggio che vuole dare questo film non è però banale: una delle frasi più ricorrenti è infatti: “Qual è la tua paura più profonda?”, e la risposta la si avrà soltanto nel finale che non vi  sto a svelare, ma con una domanda così importante sarebbe stato facile deludere il pubblico con una banalità, che invece non troviamo. Le note negative sono sicuramente alcuni punti della storia passati con eccessiva superficialità (come ad esempio quello della scelta della squadra da parte del coach) e altri forse meno importanti in cui il regista e lo sceneggiatore si dilungano eccessivamente, inoltre il livello della recitazione, Samuel Jackson a parte, non è sicuramente tra i più stellari che si ricordino. Nonostante qualche ovvio punto debole però “Coach Carter” è un film consigliato a tutti gli appassionati di basket che vogliano passare un paio d’ore guardandosi un film non molto impegnativo, ma che allo stesso tempo lancia un paio di messaggi sociali interessanti.

Per non farci mancare nulla vi lascio con l’immancabile trailer, sperando che possiate poi gustarvi l’intero film.