Dan Dickau e Jonathan Bender: da grande farò il…

Di Andrea Dell’Acqua, fondatore di Vite dietro una palla a spicchi

Quante volte vi sarete fatti questa domanda da bambini, cambiando idea un giorno sì e l’altro pure? Ecco, se la risposta é almeno un centinaio di volte, allora avete qualcosa in comune con i nostri due personaggi di oggi, Dan Dickau e Jonatahn Bender. Oddio, loro qualche idea sul proprio futuro se l’erano anche fatta e possiamo dire che c’entrava qualcosa con la NBA, ma diciamo che non tutto, anzi, praticamente niente, andò come previsto. Vediamo di scoprire la loro storia.

Daniel David “Dan” Dickau nasce il 16 settembre 1978 a Portland, nell’Oregon. É un ragazzo smilzo, alto 183 cm per 78 kg, capelli a spazzola, veloce, buone mani e un discreto passatore. Nella sua carriera universitaria ha giocato per l’Università di Gonzaga dove nel suo ultimo anno è stato inserito nel primo quintetto degli All-American, una onorificenza che non era mai stata raggiunta da nessun giocatore di Gonzaga prima di lui, neppure da un certo John Stockton, non proprio l’ultimo pesce lesso che passava da quelle parti. Il ragazzo sapeva giocare e gli occhi della NBA se ne accorsero. Fu draftato con la numero 28 dai Sacramento Kings nel 2002.

La sua carriera da professionista però, nonostante le buone premesse, non é stata proprio scintillante. Semplicemente potrebbe essere riassunta nel fatto che in sei anni nella massima lega americana Dan ha cambiato più squadre di quanti allenatori abbia licenziato Zamparini (beh ok, adesso ho un po’ esagerato, ma avete capito il concetto). Neanche il tempo di provare la casacca dei Kings che subito viene spedito ad Atlanta, per poi passare da Portland Trail Blazers, Dallas Mavericks, New Orleans Hornets, Boston Celtics, ancora Portland ed infine Los Angeles Clippers. L’unica stagione degna di nota fu quella del 2003/04, dove in maglia Hornets chiuse con 13,2 punti e oltre 5 assist a partita, ma purtroppo da quel momento la discesa fu rapidissima.

Il 17 dicembre 2005, mentre giocava una partita con i Boston Celtics contro i Chicago Bulls, si è infortunato procurandosi la rottura del tendine di Achille. Dopo quel giorno viaggiò tra New York e Portland per poi firmare un contratto con i Los Angeles Clippers. Complessivamente, ha giocato 300 partite nell’NBA con una media di 5,8 punti, 1,4 rimbalzi, 2,5 assist per un utilizzo medio di 15,4 minuti per partita. Ormai la sua carriera era agli sgoccioli, tentò la fortuna anche in Italia con la maglia di Avellino ma la sua esperienza nel bel paese durò poco più di un mese e così nel 2010, a soli 32 anni, decise di appendere le scarpe al chiodo.

E ora che si fa? Dopo una stagione da vice a Portland ecco che trova la sua vera ispirazione: il parrucchiere! Sì avete capito bene, quello che taglia i capelli alla gente! Dan raccolse i risparmi della sua carriera cestistica, prese pettine e forbici e in poco tempo aprì una barberia a Spokane, piccolo paese nello stato di Washington. Se percorreste la North Newport Highway non potrete non imbattervi nel suo negozio, caratterizzato dall’insegna “The Barber” appena sopra l’ingresso. Insomma se passate da quelle parti, concedevi un taglio.

La seconda storia é molto simile a quella di Dan, con la solo differenza che Jonathan Bender sfrutta le sue sfortune per diventare milionario pur non calcando più i parquet NBA. Jonathan Bender nasce il 30 Gennaio 1981 nel Mississippi. É un ragazzone di oltre 210 cm ma allo stesso tempo agile, esplosivo e con anche una manina niente male, un antenato di Kevin Durant per intenderci, uno che sarebbe potuto essere quello che ora é il 35 di Oklahoma, se le cose non fossero andate come sono andate.

Il ragazzo si mette subito in mostra sin dal liceo tanto che il 24 marzo del 1999, durante il McDonald’s All-American Game, mette a referto 31 punti con 10 assist e 3 rimbalzi battendo il precedente record realizzativo di un certo Michel Jordan e vincendo l’MVP della gara. Tutti i fari della NBA erano puntati su di lui ed erano troppo invitanti per essere rifiutati. Fa il grande salto senza passare dal college, viene scelto con la numero 5 da Toronto ma subito viene girato ad Indiana, fortemente voluto da Larry Bird. Pronti via e segna 10 punti in 13 minuti al debutto, diventando il primo giocatore draftato dalla High School ad andare in doppia cifra al debutto in NBA.

Ma da quel giorno non troveremo più il Jonathan Bender che tutti si aspettavano. Martoriato da due ginocchia di burro, sono più le partite guardate dalla panchina (o tribuna) che quelle in cui ha giocato realmente. L’unica stagione in cui trova un po’ di costanza é quella del 2000/01 che chiude con 78 partite giocate a 7,4 punti di media in poco più di 20 minuti per gara. Dopo aver giocato solo 9 partite (?!?!) dal 2004 al 2006 decide di smettere. Tenta il ritorno nella stagione 2009/10 con i New York Knicks ma non va meglio: fa in tempo a segnare il suo season high di 16 punti in 19 minuti ma in totale chiude la stagione con sole 25 partite giocate e così opta per il ritiro definitivo.

Stessa domanda che si é posto Dan: ora che si fa? Anche Jonathan non si piange addosso, anzi, sfrutta le sue disgrazie e mette su un’azienda che produce e studia pesi per le gambe che rinforzano la muscolatura senza caricare i tendini, in modo tale da rendere gli arti inferiori più resistenti agli infortuni. Ci investe 80 mila dollari perché vuole evitare in ogni modo che altri giocatori talentuosi come lui facciano la sua stessa fine. L’idea va alla grande e ora Bender a soli 33 anni é più che milionario. Oltre a questo, nel 2007, Jonathan fondò un associazione no profit per aiutare le vittime dell’uragano Katrina che colpì New Orleans nell’agosto 2005 mietendo più di 1800 morti. Grande uomo e grande cuore.