Dimmi dove giochi e ti dirò chi sei. Quando umanità e contesto costruiscono un giocatore

Non so perché, forse sono malato di basket, ma ricordo un’intervista a Bj Elder dopo una vittoria dell’allora sua Lauretana Biella ai microfoni di Sky: “Qui mi trovo davvero bene, mi alleno duramente anche 3 volte al giorno e penso solo a migliorare il mio gioco. Anche perché qui non c’è niente da fare.” Per me è la dichiarazione perfetta per aprire un discorso che spesso non viene considerato ma risulta fondamentale per la crescita di un giocatore. Quanto conta l’ambiente e il contesto in cui si cala un giocatore? Vediamo alcuni esempi.

andrea meneghinANDREA MENEGHIN – E’ forse il caso più spietato di tutti, e anche il più complicato. Non si discute di un contesto cittadino ma di una situazione umana. A Varese Meneghin era a casa, giocava con i suoi amici, senza alcun tipo di pressione e con un allenatore che quasi esaltava la follia dei vari Pozzecco, Vescovi, Mrsic (perché Mrsic era pazzo eh) e De Pol. Da lì è nato un anno magico, dove Meneghin ha infilato l’accoppiata scudetto-Europei e giustamente vinto il premio Mr Europa. Tutto questo in mezzo a feste, continui scherzi tra giocatori, sorrisi e tanto cuore. Ripeto, in un anno. Un anno o poco più, la durata della sua carriera. Perché dopo è arrivata la Fortitudo, sono arrivate le prime brutte prestazioni, i cicchetti tra il primo e secondo tempo dei derby per sopportare i fischi, le critiche della Fossa, gli infortuni.
Meneghin è un caso di come la fiducia di un ambiente influisca in maniera determinante sulle prestazioni di un atleta già “problematico” di suo.

david mossDAVID MOSS – Sono le 23.30 del 29 Maggio 2010, la Virtus Bologna di Sabatiniana proprietà ha appena perso contro Cantù gara 5 dei quarti di finale, affondata dall’intramontabile Mazzarino. La partita di David Moss: 28 minuti giocati, 5 punti, 2/5 al tiro, 2 rimbalzi, 7 perse, -3 di valutazione. Moss di ritorno da Cantù scrive ai suoi amici bolognesi per sapere se c’è serata in Capannina (storico locale sui colli) e per confermare la sua presenza, carico come non mai. Io da quel momento da virtussino ho sempre odiato Moss. Ed è incredibile pensare che adesso è probabilmente una delle migliori 5 ali piccole in Europa. Cosa è successo? Bologna è così una tentazione per un giocatore? O conta la società?
Se ci facciamo caso, una percentuale straordinaria di stranieri che sono venuti alla Virtus e hanno deluso è poi diventata giocatori di valore internazionale (altri esempi Alan Anderson, Keith Langford, in modo minore Aaron Jackson per citarne solo alcuni). A Siena invece è sempre successo il contrario. Nella città del palio c’è una passione quasi maniacale per la propria squadra, dove i giocatori devono rispondere in prima persona dei risultati. Per cui chiunque vada lì è protagonista assoluto di una città. Esattamente come lo era nell’epoca della Virtus pigliatutto o della Fortitudo seconda in tutto ma sempre presente.
Moss è un caso di come la società di appartenenza e l’aria di basket che si respira in quel momento possa condizionare le prestazioni e l’atteggiamento di un giocatore anche nei momenti decisivi della stagione.

sergii-gladyr_sport-ua-300x201I GIOCATORI NELLE NAZIONALI – Gli Europei di basket sono sempre un evento eccezionale perché si sa fin dall’inizio che ci saranno giocatori sconosciuti pronti a portare la propria nazionale a traguardi insperati o intere nazionali che si fermeranno davanti alle imprese della propria squadra.
Da queste competizioni esplodono proprio nuovi giocatori: Gladyr dell’Ucraina quest’anno in un sistema meraviglioso come quello di Mike Fratello è riuscito a fare un Europeo straordinario come tutta la sua nazionale, e proprio ieri ha portato a scuola una squadra come il CSKA Mosca. E’ un esempio di come una competizione internazionale giocata a livello eccezionale abbia poi una ripercussione positiva nell’immediato sulla carriera del giocatore.
Alessandro-Gentile5Altro caso un po’ più complicato è Alessandro Gentile. La mia domanda è: perché nel nostro campionato oggettivamente sembra il Balotelli del caso ed in Europa fa furore? Ecco, questo non me lo so proprio spiegare. Non è una pallacanestro differente, al massimo un po’ più fisica in Europa… agli Europei sembrava un Carmelo Anthony versione bianca, ieri è stato l’unico a salvarsi nella solita Milano versione Europea. A Brindisi invece una tragedia, lasciandosi innervosire da arbitri e ambiente.
Ci sono infine intere nazionali i cui giocatori fanno faville e poi nei club sono un mezzo disastro. La Lettonia è andata ad un passo dall’arrivare nei quarti di finale con un grandissimo Freimanis, che a Montegranaro sembrava un under 13. Altro esempio è Blums (a Napoli un pianto). Sono casi in cui queste nazionali hanno modo e tempo di lavorare di più insieme per cui costruiscono un sistema eccellente andando a colmare alcune lacune tattico/tecniche che poi inevitabilmente balzano all’occhio non appena il livello si alza.

Mi fermo qui con i casi, anche se ce ne sarebbero a bizzeffe e di tipologie diverse (perché Ress anno scorso dominava e adesso gioca pochissimo pur segnando sempre? Perché qualsiasi allenatore vada a Milano si trova invischiato in un vortice di “agonia cestistica”?). Uno degli aspetti più affascinanti di questo gioco è che le carriere dei giocatori, degli allenatori, dei club si costruiscono fuori dai 28 metri x 15, nel bene o nel male. Ci sono stagioni che cambiano in bene o in male per un’inezia, spesso addirittura per qualcosa che non c’entra col basket.

Quando si gioca non scende in campo solo il giocatore, o l’allenatore, o i tifosi… i protagonisti sono gli uomini, con le loro storie.