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L’etica del lavoro di Bryant: i 65km notturni in bici di Kobe che ossessionarono Griffin

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Dopo le puntate dedicate alle testimonianze dirette del duo Wade-Bosh e di Michael Cooper e alla storia di un preparatore atletico del Team USA 2012, il nostro viaggio alla scoperta degli aneddoti più interessanti e meno conosciuti riguardanti l’etica del lavoro di Kobe Bryant continua, stavolta con un episodio confermato ufficialmente da Ramona Shelburne, nota giornalista di ESPN. La quale, in un focus risalente a maggio 2013, incentrato sulla voglia matta di Blake Griffin di crescere e di imparare dai migliori, ha raccontato un episodio che ha letteralmente ossessionato la stella dei Clippers: ecco la traduzione della parte che ci interessa ai fini della nostra rubrica.

“Blake Griffin aveva bisogno di sapere se una storia che girava su Kobe fosse vera. Da quando l’aveva sentita, era stata un’ossessione per lui. «Quando ero a Las Vegas per il training camp del Team USA (si riferisce all’estate 2012, ndr), mi è stato riferito che Bryant la prima notte l’ha trascorsa facendo circa 65km in bici, tra l’altro nel deserto. 65km? Di notte? Io il giorno dopo morivo dalla voglia di sapere se fosse vero, ma soprattutto ero tentato di chiedergli se la prossima volta sarei potuto andare con lui».

La storia che Griffin aveva sentito era vera ed era andata più o meno così: Kobe disse al suo trainer di fiducia, Tim Grover, che voleva aggiungere l’allenamento in bici alla sua preparazione estiva; il buon Tim noleggiò quindi tre bici – una anche per la guardia del corpo di Bryant – utilizzate già nella notte precedente al primo giorno di allenamento. Il trio fece ritorno dopo le due del mattino, con la stella gialloviola che poi alle 7.30 era già in palestra, pronto a lavorare.

Dopo aver raccontato i dettagli, Griffin non era più in sé e voleva saperne sempre di più: quanto forte Kobe avesse pedalato, con che frequenza faceva cose del genere e quali altri workout estremi aveva già sperimentato. «Personalmente adoro queste cose – disse Blake – e soprattutto questo tipo di storie». Per lui, e per gran parte della NBA, queste erano storie. Per Bryant era solo una normale notte di allenamento.