Gli Intoccabili

Gli Intoccabili – L’inarrivabile potenza di Shaq: quando distruggere i canestri è un record

Nella pallacanestro esistono due strane perversioni che colpiscono chiunque ci giochi. La prima è una perversione uditiva, ovvero derivata da un rumore particolare che solo su un campo da basket si può sentire. L’onomatopeico corrispondente sarebbe “ciuff”, ma non rende la reale idea della vertigine che parte dall’ombelico e sale fino al cervello, rapendo l’attenzione ed isolandola da ogni altro agente esterno a quel suono. Una sinfonia, una sinfonia per tutti, per la quale non servono talenti spiccati, ma solo una palla, un canestro ed ovviamente una retina. Prova e riprova e almeno una volta finirà che, anche se non hai mai preso una lezione di pallacanestro, quel pallone cadrà dentro senza toccare altro che il cotone della rete: a quel punto basta solo sintonizzarsi, come un melomane in camera d’ascolto, ed apprezzare le note che vengono fuori. La seconda perversione è invece più ricercata, meno popolare. Prevalentemente è una perversione utopistica, ma per chi nella realtà riesce davvero a realizzarla diventa tattile: è la sensazione del freddo metallo tra le mani quando si va a schiacciare, il potere assoluto di avere lo strumento di continua conquista direttamente fra le mani per la più “facile” delle conclusioni. Personalmente questa sensazione l’ho provata un paio di volte ed era sempre con una scala sotto i piedi, in entrambi i casi per riparare ai danni di chi invece a tre metri e zerocinque ci arriva saltando. Danni che accorrono spesso, dai campetti alle palestre sgangherate, soprattutto se a tentare la schiacciata è sempre lo stesso, che ci arriva, ma non così bene e finisce sempre con l’appendersi e tirare giù tutto, mentre il pallone rotola a miglia dal canestro. Situazioni paradossali, è vero, ma non del tutto estranee anche in altre condizioni ben migliori. Chissà, magari in una palestra da 25mila posti, con un canestro di ultima generazione ed in diretta nazionale. Una volta può capitare, soprattutto se ti chiami Shaquille O’Neal e sei 216 centimetri e pesi 140 chili. Se invece dovesse succedere due volte, per di più nella stessa stagione? Allora stiamo parlando di un record bello e buono.

C’È SEMPRE UNA PRIMA VOLTA – Shaquille O’Neal ama ribattezzarsi in pubblico con la sigla MDE, che non è nessuna droga particolare, ma solo le iniziali di Most Dominant Ever. Parliamo infatti di un giocatore che ama stare al centro dell’attenzione proprio per la sua superiore esplosività rispetto al resto degli umani che praticano questo sport. Se sia o meno il migliore della storia nel suo ruolo non spetta a me deciderlo (anche perché se spettasse a me risponderei con un sonoro “SI!”), ma se sia stato o meno rivoluzionario per la sua potenza fisica questo è indubbio: stiamo parlando di un giocatore che ha sempre fatto razzie in tutti i pitturati d’America, dal liceo alla NBA. Il fatto che la madre dovesse girare con un certificato di nascita sempre in borsa da esibire agli scettici, vedi controllori sui mezzi pubblici, non è puramente un caso. Infatti Shaq non passava di certo inosservato nemmeno a dodici anni, perché già era alto un metro e ottanta. Quindi direi che abbiamo inquadrato il personaggio, per capire che non stiamo parlando di un atleta comune. Non per altro quei due canestri che, come abbiamo detto, ruppe nel corso della sua prima (PRIMA) stagione in NBA, sono rispettivamente il secondo ed il terzo della sua carriera. Perché infatti già al College, con la maglia di LSU, inchiodò una bimane tanto forte da ritrovarsi il ferro in mano ed una grandinata di vetri del tabellone sulla schiena. Inutile dire che nessuno gli presentò il conto (come invece farebbero i custodi locali), ma anzi dalle tribune lo osannarono inchinandosi come davanti ad una divinità.

SULL’OLIMPO, MA NON DA SOLO – Vi abbiamo abituati finora a record fatti da persone uniche ed irraggiungibili, per questo perdonatemi se nel caso di Shaq sono andato fuori tema. Infatti O’Neal è secondo nella classifica di “backboard shattering”in NBA, perché tra gli anni Sessanta e Settanta, un tale Gus Johnson dei Baltimora Bullets ne ruppe addirittura tre, nel corso però di una carriera intera. Una particolare classifica dunque che richiama a giocatori semi sconosciuti del passato remoto, quando ancora i tabelloni erano direttamente montati ad impianti obsoleti ed i ferri erano privi di tutti gli ammortizzatori che conosciamo oggi. Motivo per cui il basket americano dovette adattarsi: inizialmente per far fronte alle troppe spese di manutenzione dei canestri proibì le schiacciate nei campionati scolastici, poi con l’avvento di nuove tecnologie iniziò a migliorare la struttura per ridare spettacolarità al gioco. Come però abbiamo visto i canestri moderni non sono indistruttibili e O’Neal ne è la prova, oltreché essere anche l’eccezione: nessuno in epoca moderna riuscirebbe a ripetere l’impresa dell’ex centro di Magic e Lakers.

LE PERSONE NORMALI SI SCAMBIANO LA MAGLIA – Shaq invece per ricordo si porta via il canestro. Il primo come abbiamo detto risale ai tempi dell’università, mandato in mille pezzi il tabellone è staccato il ferro. Il secondo invece è ancora più incredibile, se possibile. Gli Orlando Magic sono in casa dei Phoenix Suns, a quasi metà partita O’Neal salta lateralmente per andare a correggere in tap-in un tiro sbagliato del compagno. Preso il pallone in volo si appende, schiaccia e se ne va. Nel frattempo l’intera struttura del canestro ha una specie di convulsione, si muove in maniera innaturale e piano piano si richiude su se stessa. Shaq, già arrivato nella sua area vede le risate dei compagni di squadra, si volta e capisce anche il perché: ha appena pressato il canestro come se fosse una fisarmonica. Al replay possiamo ammirare tutta la potenza di O’Neal, che prende l’ascensore per andare in orbita e ricade con tutta la sua mole a terra, lasciando il ferro solo dopo averlo piegato di almeno 45 gradi. La rottura era solo una conseguenza inevitabile. La struttura viene portata via e riparata all’istante dai tecnici con tanto di fiamma ossidrica, mentre la regia americana ci offre un primo piano di O’Neal con il solito riquadro delle statistiche sotto, che però recita curiosamente: 6/6 FG, 14 PTS, 1 BROKEN BACKBOARDS.

Shaquille O’Neal abbiamo imparato ad apprezzarlo per la sua simpatia, ma attenzione alle apparenze, perché se per caso si dovesse arrabbiare potrebbe risultare alquanto pericoloso. Lo sa bene Derrick Coleman, causa scatenante delle ire di Shaq, e lo sanno bene gli operai della Continental Airlines Arena che hanno nuovamente dovuto riparare i danni del nostro protagonista. Coleman, in un precedente incontro tra i Magic ed i suoi New Jersey Nets, azzardò una schiacciata in faccia ad O’Neal, il quale non la prese affatto bene, motivo per il quale giurò vendetta contro l’avversario. L’occasione si presentò nella successiva gara tra le due franchigie: il gigante dei Magic entra in area, piazza un arresto sotto il ferro e salta per schiacciare a due mani. Questa volta il movimento è ben più violento, perché Shaq prova volontariamente a disarcionare il canestro, per scatenare tutta la sua furia vendicatrice. Infatti anche i danni saranno peggiori, poiché questa volta non li limita né a rompere il vetro né a richiudere la struttura, bensì a spaccare in due il tutto facendo così crollare sulla sua schiena il tabellone con annesso cronometro dei 24 secondi. Un boato sovrumano, un esempio di brutalità che come detto non sempre appartiene ad O’Neal, ma che vi lascia immaginare cosa sarebbe potuto essere nella sua carriera (oltre a tutto quello che è stato) se solo si fosse iniettato la stessa cattiveria un pochino più spesso, se solo solo avesse passato qualche estate in più in palestra anziché a giocare a fare lo sceriffo (o il rapper). Queste però sono fantasie che distruggerebbero il fascino del personaggio, fantasie che per altro mi porterebbero a conclusioni ancor più fantasiose, perché alla fine il palmares di Shaquille O’Neal è il palmares di un grande campione, è il palmares di un vincente: 4 titoli NBA, 1 MVP della Regular Season, 3 MVP delle finali, un oro olimpico, Rookie dell’anno nel ’93, 28596 punti segnati (6º nella storia) e la bellezza di due, 2, DUE canestri spaccati in carriera da professionista. Non sarà il migliore di sempre, ma di sicuro il più potente. O come direbbe lui il più dominante. Ladies and gentleman, Shaquille O’Neal.