Gli Intoccabili

Gli Intoccabili – Lo strano caso di Charles Barkley, il miglior rimbalzista più basso di sempre

Quando da bambino mia madre mi prese di petto e mi disse “non sarai mai un giocatore di serie A” io versai molte lacrime. Quindi mi chiusi in camera, smaltii il trauma e cercai di analizzare i motivi per i quali fosse arrivata a stroncare, a questa tenera età, i miei sogni di gloria: eppure a otto-nove anni non me la cavavo male, avevo buona tecnica, passavo la vita in palestra, quindi perché arrivare a tanto? I più prenderanno questo gesto come barbaro, atto a denigrare la psicologia di un bambino, ma io avevo dalla mia una buona dose di intuito che mi portò a formulare alcune considerazioni. La prima è la più lampante, quella più evidente e nulla ha a che fare con la pallacanestro: avere “il cuore troppo vicino al buco del …”, come direbbe De Andrè (non DeAndre, Jordan, che il cuore lo tiene ben lontano da queste zone infami) è una grossa croce da portare se giochi a basket. La seconda ricalca un problema che mi affligge ancora oggi, anche questo ben lontano dal palazzetto, ma molto più vicino alla tavola. Diciamo, con un eufemismo, che sono di buona forchetta ed ho una poco adeguata assimilazione dei carboidrati, ergo mangiare un piatto di spaghetti vuol dire ritrovarmelo subito in massa grassa fin sui lobi delle orecchie. Sarebbero però danni collaterali se non avessi, per concludere in bellezza, una certa propensione alla staticità piuttosto che al movimento e dunque capite bene che non sono un animale sportivo, in nessuna circostanza. Ho però anche anticipato, che le prime due problematiche sarebbero state di “poco” conto se unite alla voglia di sudare il doppio degli altri. Perché nella storia della pallacanestro ne sono passati di giocatori apparentemente fuori forma, fuori quota, fuori tutto, meno che fuori dal parquet perché malgrado tutte queste debolezze hanno fatto prevalere la loro voglia (ed il loro talento) per arrivare ai vertici. Charles Wade Barkley a sedici anni è 195 centimetri, non proprio 160 com’era il sottoscritto, ed a basket ci potrebbe giocare benissimo, magari come guardia o ala. La particolarità di Chuck è che, come al sottoscritto, piace “assaggiare” almeno due volte i piatti che ci sono in tavola, motivo per il quale risponde ai 195 centimetri con 136 chilogrammi (ecco, non assolutamente come il sottoscritto). Solo che Charles a questo sport ci vuole giocare, quindi cosa fa? Si reinventa ala forte, talvolta centro. In un’America cestistica in costante evoluzione fisica, spunta fuori un alieno che se ne infischia delle convenzioni e pur di giocare si adatta a quello che il suo fisico gli permette di fare. E lo fa anche bene, al punto che per lui iniziano ad aprirsi alcune prospettive di futuro (vedi NBA). Perciò, non essendo uno sprovveduto, limita ad uno gli assaggi a pranzo e magari aumenta i carichi di lavoro per smaltire. Non ne esce una silhouette, non cambia il suo ruolo né il suo modo di giocare, ma si accorge che ora è diventato una vera e propria macchina da guerra. Perché Charles Barkley, nel suo peso forma di 114 chilogrammi e malgrado l’altezza, non ha nulla da invidiare a tutte le altre ali grandi o centri della lega. Perché Charles Barkley non è solo Charles Barkley, ma è Sir Charles Barkley, un baronetto (non “barilotto”) in grado di tirare giù 14,62 rimbalzi a sera ed essere il più basso “Miglior Rimbalzista della NBA” nella storia, il primo della classifica a non superare i due metri.

THE ROUND MOUND OF REBOUND – Non credo sia traducibile alla lettera, senza snaturarne la bellezza. Questo è il soprannome che al college danno a Charles, che intanto, da buona “collina tonda del rimbalzo”, domina i pitturati americani portando la sua Auburn alla prima apparizione NCAA. Il carattere, per sopportare le prese in giro, è temprato ed alquanto esuberante e che sia una difesa intrinseca o semplicemente il suo modo di essere, Barkley in campo non le manda a dire a nessuno. Ha la lingua lunga il ragazzo ed una personalità istrionica che lo porta spesso ad esagerare, perché d’altronde la sua vita si è sempre svolta vicino ai limiti: dal peso, all’altezza, al temperamento. Arriva in NBA col Draft ’84 (quello di Jordan) a Philadelphia, dove c’è un certo Moses Malone (hall of hamer, tra i migliori centri di sempre) a tenerlo al guinzaglio, assicurandosi insieme a Julius Erving che il filo non si allunghi più del dovuto. Charles però fa da spalla a Moses e Doctor J solo per tre stagioni, poi qualche trade e gli anni che avanzano lo portano ad essere l’indiscusso padrone della squadra. Ed è proprio nella stagione ’87 che intasca il titolo di Miglior Rimbalzista della lega. Fermare però la carriera di Barkley al 1987 è tanto sacrilego quanto guardare Batman Begins senza considerare Il Cavaliere Oscuro: non si può proprio, eticamente parlando.

CHARLES DUE FACCE – Dopo un rimbalzo di Sir Charles non era del tutto fuori luogo che lo stesso prendesse la carica e, armato di palleggio, arrivasse col suo passo felpato dall’altra parte del campo concludendo con due punti facili o un assist dietro schiena. Queste cose, fatte dal tuo quattro titolare non erano proprio tra quelle che normalmente potevi ammirare ovunque, ma solo a Phliadelphia o ovunque i Sixers giocassero. Queste ed altre cose, perché il pacchetto non è ancora completo. Ad esempio, la sera del 26 marzo ’91, Phila gioca in trasferta a New Jersey contro i Nets. Ad un certo punto, un vecchio in terza fila comincia ad insultare il numero 34 con l’appellativo neutro di “stronzo”. Sir Charles sopporta da gran signore, finché il vecchio non arriva alle parole pesanti che lo fanno sbroccare. “Ciccione”, parola pesantissima, gli urla. Allora il nostro si gira, raccoglie la saliva come un lama, prende la mira e scocca uno sputo all’indirizzo del suo “hater”. Fosse stato un canestro, difficilmente avrebbe sbagliato, ma nel caso specifico mancò di qualche centimetro il bersaglio, colpendo tale Lauren Rose, di anni otto. Chuck però non è cattivo e finisce la partita porgendo sentite scuse: inutile dire che Lauren Rose e la sua famiglia sono finite col fare amicizia con Barkley. Questi però sono solo casi episodici, le amicizie dico. A Boston rispose a suon di “Piantala, cortigiana” (per esser gentili) ad un’altra ultrasettantenne inferocita, un’altra volta, dice la leggenda, partì addirittura uno schiaffo ad uno in prima fila. Nel frattempo però che il Barkley “allegro” propina la sua “allegria” in giro, il Barkley giocatore spiega al mondo come si faccia a giocare così maledettamente bene pur essendo così maledettamente fuori forma. Chris Mullin racconta la prima volta che lo incontrò, nel 1982 a New York, per una selezione giovanile: “Quando mi vide sul letto della mia stanza mi fece un sacco di domande. Si dimostrò quasi un tifoso, giuro su Dio che credevo fosse uno dell’organizzazione. Poi il giorno dopo ci dividono in due squadre e con chi trovo nella mia? Quel ciccione comincia a schizzare a destra e a manca alla velocità della luce, mai visto nulla di simile.”

IL PIÙ GRANDE A NON AVER MAI VINTO? – Il più grosso forse sì, ma su grandezza in termini cestistici mi astengo dalla disputa. Barkley è uno dei tanti rispediti al mittente da Micheal Jordan ad un passo dal Paradiso. Da Philly passa a Phoenix e con i Suns trova la formula giusta per arrivare in alto. Nel ’94 è MVP della Stagione Regolare, record di vittorie, tutto sembra lanciato verso la consacrazione. Arriva alle Finals e trova contro i Bulls del primo Threepeat, i Bulls del suo amico Mike, con il quale aveva condiviso due estati prima la magnifica esperienza del Dream Team a Barcellona e con il quale avrebbe condiviso, due estati dopo, parte del set per il capolavoro Space Jam. Nemmeno la sua mole, nemmeno le sue prestazioni da urlo, nemmeno i rimbalzi tirati giù, nemmeno il nuovo numero 32 in onore a Magic riescono a spodestare l’assoluto Re della NBA. Eppure Charles ha dato prova che con pazienza e talento si può arrivare più lontano della (cattiva) fama che ti precede. La fine di questa storia arriva in un modo epico, come la chiusura di un ciclo di imprese eroiche d’altri tempi.

L’ULTIMA VOLTA – L’ultima partita di Charles Barkley avrebbe dovuto essere l’8 dicembre 1999. Si è trasferito a Houston, per giocare al fianco di Drexler e Olajuwon, per formare un trio che qualche anno prima forse avrebbe messo in discussione l’egemonia dei Bulls. I tempi però sono cambiati, gli anni trascorsi ed iniziano a farsi sentire, soprattutto quando hai dovuto trascinare un peso simile su e giù tutte le sere a 3 e 05 per strappare rimbalzi e segnare. Le ginocchia sono la prima vittima sacrificale ed infatti quell’8 dicembre succede che, nel campo dove tutto ebbe inizio, tutto finì. A Philadelphia Barkley viene trascinato di peso fuori dal campo, a 36 anni, con il tendine del quadricipite della gamba destra andato in frantumi. Si sarebbe spenta una stella, a meno che non ti chiami Charles Barkley e non vuoi che l’ultima immagine di te su un campo sia trascinato dai compagni, zoppicando. Così dopo quattro mesi torna in campo, contro i Vancouver Grizzilies, per giocare gli ultimi sei minuti della sua vita professionistica. Giusto il tempo per prendere un rimbalzo offensivo e segnare due punti con tiro libero supplementar, tanto per cambiare. Poi fu solo l’ovazione, per uno dei più grandi giocatori degli ultimi trent’anni, per il Rimbalzista più basso della storia della NBA. “Sir” Charles Barkley, chapeau.

5 di commenti

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  • Ho letto l’articolo ed è molto bello e scritto bene, mi ha tenuto incollato allo schermo per tutto il tempo della lettura. Mi permetto, però, di segnalare alcune imprecisioni:
    1) Barkley, neanche a Phoenix, ha mai giocato col 32 (ha però avuto il 4 a Houston poiché il 34 era di Olajuwon).

    2) Barkley è stato MVP nel 1992-93, hanno in cui perse la finale contro i Bulls di Jordan, e non nel 1994 (anno in cui MJ si era già ritirato).

    Saluti e ancora complimenti

  • Molto bello, ma ‘miglior rimbalzista sotto i 2 metri’ e non si cita il verme? Non voglio entrare nel paragone, ma qualche titolo della categoria lo vinse e si parla di un 6′ 6″…
    Grazie per la lettura ben scritto.

      • ok, meglio fare un po di chiarezza: nella traduzione tra piedi pollici e cm Rodman è riportato tra i 201 e i 203 cm (circa 10 cm piu di Sir C. e…20 Kg in meno)
        il primo (tra le altreo cose) ha vinto il titolo di miglior rimbalzista 7 volte, è stato eletto 7 volte nel primo quintetto difensivo NBA, aveva un carattere sopra le righe e ha vinto 5 titoli.
        il secondo invece…non era secondo ne in questa particolare graduatoria ne in generale ( His Airness escluso) perchè giocatori cosi nascono una volta sola
        nato in un contesto di straordinari ed epocali talenti, stesso ruolo di Sua Maestà, aveva anche lui una personalità a dir poco “eccessiva”, “poteva giocare di fino o di potenza” (cit.), prendeva la palla ai 215 ( e li intimoriva abbastanza da non riprovarci nell’azione successiva) è stato uomo squadra, piu volte uomo partita, campione olimpionico, 11 volte all star, mvp All Star Game ed mvp regular season….era un nano tra i giganti (lui stesso ha dichiarato di essere sotto i 6′ 5″) ma quando era nel pitturato riusciva a farli sembrare tutti…piccoli