Gli occhi del derby #1 – Cantù vs Milano

My-Basket apre la sua rubrica “Gli occhi del derby” in occasione di Lenovo Cantù vs EA7-Emporio Armani Milano. Due nostri collaboratori, il milanese Marco Arcari ed il canturino Luca Ngoi, non sono certamente indifferenti alle due formazioni lombarde ed hanno analizzato punto per punto il big match della 14a di ritorno di Serie A Beko.

LA PARTITA
Luca Ngoi: Per vincere un derby ci vuole intensità, e Cantù inizia la gara quasi svogliata, senza la giusta energia e convinzione, venendo travolta dai 14 punti di Gentile in un primo quarto da sole 11 marcature. La Trinchieri band ha il merito di crederci per tutto l’arco del match rimanendo a contatto, e anche quando va sotto in doppia cifra trova i guizzi giusti per rientrare. Il tecnico ad Aradori in piena rimonta nel terzo quarto taglia le gambe ai padroni di casa, che imbarcano acqua e faticano in attacco prima di tentare un ultimo ma vano assalto ed uscendo dal campo sconfitti di 9 punti.

Marco Arcari: . Cantù-Milano non è stata certo una delle partite più belle della stagione, ma la tensione si è sentita eccome per la posta in palio. L’ha vinta, meritatamente, l’Olimpia di Scariolo, che ha finalmente dimostrato di poter mettere in campo 35’ di ottima difesa collettiva. Milano conquista 2 punti con l’11° vittoria esterna, rilanciandosi in ottica quarto posto. Cantù esce sconfitta da un derby casalingo in cui è stata troppo confusionaria, sbagliando troppi liberi e tirando malissimo da 3 punti.

COS’HA FUNZIONATO
L. N.: Ben poche le note liete nel derby canturino. I lampi di Aradori, solido, preciso e per larghi tratti l’unico a tirare la carretta in attacco. Da sottolineare il ritorno su buoni livelli anche di Alex Tyus, concreto soprattutto in difesa e incisivo in attacco con i consueti zompi di atletismo che lo caratterizzano e un Mancinelli non da buttare, importante per le giocate di puro talento come l’appoggio a canestro dopo essersi fatto passare la palla dietro la schiena: non è ancora un Mancio a pieno regime, ma sembra esserci tornato vicino.

M. A.: Difficile trovare pecche in un derby vinto meritatamente, al di là di quanto piccolo possa essere lo scarto con cui si è vinto. Milano ha ben poco da rimproverarsi, in una serata in cui anche Fotsis è tornato a fare il Fotsis con rimbalzi, stoppate e triple importanti da distanze siderali. Scariolo ha gestito saggiamente i cambi, soprattutto tra i 2 centri causa falli commessi, ma ha anche saputo dare lo spazio giusto al tempo giusto a giocatori come Melli e Gentile. L’Olimpia ha difeso con ordine e intensità per 35’ buoni, fatta eccezione per quei 3-4 minuti di inizio 4° quarto in cui Cantù ha preso 10 tiri grazie a rimbalzi offensivi regalati dalla truppa milanese. In questo upgrade difensivo, grandi meriti vanno sicuramente a Pops Mensah-Bonsu che, nonostante i 5 falli commessi, si fa sentire con grande presenza sotto i tabelloni, grazie alla dose di atletismo in più che mancava alla stagione biancorossa. Inoltre, Marques Green ha fatto la sua figurona anche come tiratore (6/12 dal campo per lui), gestendo però con la solita abilità la fase offensiva.

IL CLIMA
L. N.: Infuocato come al solito. Eagles scatenati in curva a sostenere per 40 minuti una squadra che francamente per gran parte del tempo avrebbe meritato tutt’altro che elogi. Pianella riempito in ogni ordine di posti, neanche uno sgabello vuoto, a testimoniare la grande affezione della città per la propria squadra di basket, sempre e comunque grande orgoglio della provincia comasca.

M. A.: Che sia Pianella o PalaDesio, giocare contro Cantù è sempre difficile, grazie anche all’apporto del pubblico di casa. Eroica la spedizione di tifosi milanese che ci ha creduto fin da subito, cantando per tutta la partita e non lasciandosi intimorire dall’inferiorità numerica, in uno dei palazzetti più caldi d’Italia. Insomma, lo spettacolo nelle rispettive curve c’è stato, ed è stato forse anche più bello di quanto hanno espresso i giocatori in campo.

IL MIGLIORE
L. N.: Tra le file di Cantù direi Pietro Aradori. 17 punti e 9 rimbalzi sono cifre da trascinatore vero. Uno dei pochi a tirare decentemente, almeno da due (5-9), ma soprattutto grande terminale e riferimento offensivo in una partita nella quale Cantù non è mai riuscita ad avere continuità nella metà campo avversaria. Peccato per il tecnico con conseguente quarto fallo a metà terzo quarto che ha lasciato i suoi in braghe di tela: probabilmente è mancata un po’ di lucidità nel contenere la protesta.

M. A.: Credo sia indiscutibile il migliore di questa partita: Alessandro Gentile. Il ragazzo si prende la scena, mettendo in ombra anche un fenomeno come Langford, giocando una partita spaventosa. 25 punti con 8/16 dal campo e 7/7 ai liberi, una prestazione monstre nel 1° quarto che ricorda tanto la produzione di Carmelo Anthony a NY, con 16 punti in 10’ senza errori al tiro, ma soprattutto un carattere combattivo da vincente. Gentile è l’uomo cui affidare qualche tiro vincente in questo momento della stagione; si prende responsabilità e sfrutta la sua capacità di subire falli per spezzare le partite. Finalmente maturato, conscio delle sue potenzialità e del suo immenso talento, ora deve solo limare un aspetto: la voglia di strafare. Anche ieri ha preso tiri in transizione che non ha nel suo repertorio, e che forse avrebbe potuto e dovuto evitare, nonostante fosse in serata di grazia. A 21 anni, comunque, rimane uno dei migliori talenti italiani, e Milano dovrà far tesoro nei playoff di un Gentile formato Mvp biancorosso.

CHI HA DELUSO
L. N.: Jeff Brooks. Era stato uno dei migliori nel derby d’andata, non ha mai inciso in quello di ritorno, dimostrandosi poco utile in una partita che richiedeva disperatamente l’aiuto del suo atletismo e della sua mobilità in difesa, soprattutto visto e considerato il grande inizio di Gentile che iniziava a dilagare. L’ala ex Jesi non è mai entrato in partita, accontentandosi di conclusioni che non gli appartengono e alzando l’asticella del Telepass a chi cercava di bucarlo nella propria metà campo. Inconsistente.

M. A.: In una partita in cui tutti hanno fatto bene, le delusioni sono Leon Radosevic e Malik Hairston. Il croato non riesce proprio a entrare in partita, tanto che in 19’ commette 3 falli banali e segna solo 2 punti. A rimbalzo, nonostante il grande atletismo, si fa mettere sotto prima da Cusin e poi da Tyus, tanto che Scariolo è costretto a inserire un Mensah-Bonsu gravato di falli o a giocare senza centri di ruolo, con Melli e Fotsis ad alternarsi da 5. Una piccola delusione, sia chiaro, ma comunque una delusione. Il ragazzo deve sfruttare l’assenza di Bourousis per dimostrare di essere maturato rispetto alla scorsa stagione. Hairston, invece, è semplicemente irriconoscibile, lontano parente del giocatore che dominava il Forum nella scorsa stagione. 0/4 al tiro in 19’ la dicono lunga sulle difficoltà.

UN GIUDIZIO SULL’AVVERSARIO
L. N.: Obiettivamente se Milano è questa Varese e Sassari hanno di che preoccuparsi in vista degli imminenti playoff. La favorita sulla carta, la squadra accusata da tutti di essere soltanto una raccolta di figurine e di contratti onerosi sta pian piano diventando un gruppo unito, un po’ come era successo anche l’anno scorso, quando tra la fine della regular season e i playoff i ragazzi di Scariolo erano riusciti a compattarsi raggiungendo la finale. Avere aggiunto il miglior attaccante in isolamento del campionato, Keith Langford, permette alle Scarpette Rosse di avere qualcuno che risolva le questioni più spinose nei finali di partita. L’impressione è che Milano sia in velocissima ascesa proprio nel momento più importante della stagione, e i margini di miglioramento sono ancora molti.

M. A.: Mi aspettavo una Cantù battagliera, e così è stato, senza sorpresa alcuna. Tuttavia, la truppa di Trinchieri paga ancora troppo pesantemente la perdita di Manuchar Markoishvili, che ha inevitabilmente cambiato le alchimie di squadra e le responsabilità individuali. Mancinelli è ottimo per il campionato italiano, e anche ieri ha dimostrato di poter fare cose importanti, ma non è in grado di dare ciò che dava il georgiano, semplicemente perché si tratta di due giocatori diversi. Inoltre, a Cantù serve un play che sopperisca al ritardo di condizione di Jerry Smith, ieri onestamente inguardabile. Note liete vengono da Tyus e Tabu, e soprattutto Aradori, che hanno cercato di tenere in piedi la baracca da soli. Il centro ha fatto tutto da solo, senza alcun aiuto da parte di un Cusin spaesato che non ha nemmeno provato una conclusione. Tabu e Aradori hanno forse sparacchiato un po’ troppo da 3 punti, ma entrambi hanno comunque segnato i canestri del riavvicinamento, e in stagione sono i migliori di Cantù. In ottica playoff la Lenovo ha sicuramente bisogno di un’alternativa in regia e di ritrovare un po’ di freschezza atletica, valorizzando anche un grande talento qual è Jeff Brooks. Non facciamoci però ingannare, quella di ieri non è la squadra che battaglierà nei playoff.

LA MOSSA VINCENTE
M. A.: La scelta di schierare Fotsis titolare ha pagato. Il greco ha un plus/minus di 14, ma soprattutto ha battagliato come un tempo sul parquet. È sicuramente un giocatore da recuperare in ottica playoff, sia perché nel tiro pesante è una sentenza, ma anche perché difensivamente può dare ordine a questa Olimpia. Inoltre, è stata ottima la lettura di Scariolo nell’alternare i centri, gravati di falli, oppure nel giocare senza centro ma con Melli da 5 per dare più dinamismo e possibilità offensive nel contropiede.

FOTO: Alessia Doniselli // Olimpiablog