Lo spettacolo del derby: Orlandina-Barcellona vista da noi – Gara #2

Mettete una sera a cena. Non con una bella donna, ma con venti distinti signori in canotta e pantaloncini. Non in un ristorante chic di Parigi, ma in un palazzetto dello sport in cui ci si abbraccia, si canta e si urla tutti insieme, che voi tifiate per una o per l’altra fazione. È Capo d’Orlando contro Barcellona Pozzo di Gotto, sono due cittadine che condividono l’appartenenza alla provincia di Messina, ma che sul piano cestistico sembrano appartenere a due emisferi diversi. Da una parte c’è l’Orlandina, la squadra che ha fatto la storia recente della palla a spicchi in Sicilia e che ha dato vita a una lenta ma inesorabile risalita dopo i fasti dello scorso decennio dettati soprattutto dal lavoro metodico del presidente Sindoni e del suo staff. Dall’altra parte c’è il Basket Barcellona, che da almeno un paio di anni è al lavoro per garantire il palcoscenico della serie A al suo popolo, ma che non ha avuto nella continuità e nella costanza le proprie doti migliori, nonostante gli esborsi economici importanti di un imprenditore oculato come il patron Bonina. Ci si gioca “soltanto” un posto nelle semifinali playoff di Legadue, ma il clima che si respira al PalaFantozzi (e già il nome della location profuma di storia) è quello di una finale di Eurolega.

C’è grande attesa, c’è quasi ansia per una partita che potrebbe regalare un grosso vantaggio all’Upea nella serie, oppure potrebbe farci entrare con autorità la Sigma, nella serie. Risuona l’inno di Mameli, e l’invito, da parte dei tifosi locali nei confronti di quelli ospiti, a “fare il proprio gioco” dopo il poker servito negli ultimi precedenti, sembra essere stato raccolto da Collins e compagni. Si ha subito la sensazione che non sarà un’altra gara1, con gli ospiti costretti a capitolare. Young ha la mano rovente, Fantoni e Filloy lavorano come folli e capitan Maresca appare lucido come non mai. Dall’altra parte Capo d’Orlando fatica a costruire buoni tiri e a reagire mentalmente allo scatto d’orgoglio della banda-Calvani: Pozzecco fronteggia i problemi di falli di capitan Soragna, ma sarà capace di gestirlo alla grande. Intorno al rettangolo in parquet parte la sfida a suon di cori. Basta un cordone di steward a fare da parete divisoria tra l’iniziale entusiasmo dei tifosi di Barcellona e il graduale aumento del volume dalla parte di Capo d’Orlando. All’intervallo si va con i giallorossi avanti di 9 e con la sensazione che si possa andare al PalaAlberti, tre giorni dopo, in una situazione di assoluta parità.

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Ad uscire dagli spogliatoi, però, è un’Orlandina diversa, con coach Pozzecco e il suo staff che devono aver catechizzato a dovere i propri ragazzi. Benevelli lotta sotto canestro come un gladiatore, Basile e Soragna conducono l’esercito con saggezza e una classe tale da far pensare che, sotto al loro completo “canotta e pantaloncini”, ci sia uno smoking degno di James Bond. Il resto lo fanno i lunghi, con Nicevic che domina entrambi i tabelloni con stoppate e falli subiti con esperienza, e soprattutto Archie: un signorotto che sfora il muro dei 2 metri d’altezza, ma che tira dalla lunga distanza come una guardia, e che con tre triple da cardiopalma mandano in delirlio il pubblico del PalaFantozzi, che già pregusta la quinta vittoria consecutiva contro i rivali provinciali. E dall’altra parte? Collins sembra aver bisogno di qualcuno che lo regga in piedi, il focoso Young dei primi due quarti sembra essere rimasto in spogliatoio e aver lasciato la propria divisa al proprio parente che passava da quelle parti, un Filloy grintoso e preciso al tiro non basta ai ragazzi di Calvani. Gli uomini di Pozzecco allungano ancora, la doppia cifra di vantaggio torna a essere un dato di fatto così come in gara1, e sugli spalti parte la festa. Tra l’esaltazione per il 2-0 e gli sfottò per gli ultras rivali e per il patron Bonina, in casa Orlandina si celebra un altro tassello aggiunto al mosaico che potrebbe valere la Serie A.

A fine gara, Calvani lamenta qualche errore in fase arbitrale e fa i complimenti agli avversari per aver saputo tenere botta a una Sigma di gran lunga migliore rispetto a domenica. Pozzecco raccoglie i complimenti e li gira ai suoi ragazzi, quasi accusandoli (si fa per dire) di aver applicato una cosa a lui poco cara durante la carriera da giocatore: la difesa. L’appuntamento è a venerdì, una cinquantina di chilometri più in là, per le due gare sul parquet di Barcellona Pozzo di Gotto. E sarà, molto probabilmente, un’altra storia.

UPEA CAPO D’ORLANDO SIGMA BARCELLONA
66 54
TABELLINO COMPLETO
Serie 2-0