Old Timers Rubriche

I Ragazzi del ’57

McGuire coi suoi Tar Heels
McGuire coi suoi Tar Heels

c2709_ncb_rosenbluth1_576Se sei un ragazzino irlandese coi classici capelli rossi e cresci nella New York della Grande Depressione puoi venirne fuori solo in un modo: con uno sguardo strafottente ed un senso innato della sfida.

Frank McGuire cresce proprio in questo modo: ultimo di ben tredici figli di papà Robert, poliziotto del NYPD scomparso quando Frank aveva soli due anni, che viene tirato su da mamma Anne e dai fratelli maggiori. Passando le giornate in strada nel Village imparando le sue leggi ed al playground giocando a basket. E diventando tanto bravo che diventa la stella della Xavier High School, un’antica istituzione situata sulla 30 West 16th Street in piena Chelsea che oggi è un quartiere alla moda ma che negli anni ’30 era decisamente meno à la page anzi era uno dei quartieri più duri della città e che poi viene chiamato alla St.John’s University situata a Jamaica nel Queens.

Quivi diventa non solo il giocatore più importante ma anche un vero leader in campo.

Abituato ad avere a che fare con tutte le etnie possibili sui marciapiedi della Grande Mela McGuire non è uno che si tira indietro se c’è da difendere un suo compagno come Java Gotkin, ragazzo di origine ebrea.

Quando gli avversari cercano di prenderlo in giro è Frank ad intervenire regolarmente affrontandoli a muso duro con la sua squadrata mascella ben serrata.

Sugli spalti c’è sempre Harry Gotkin, il fratello di Java, che diventa così come un secondo fratello per Frank e sarà in futuro lo scout più importante di New York nonchè un alleato prezioso in seguito nella sua carriera di allenatore.

Dopo essersi laureato coi Redmen McGuire parte per la guerra servendo gli Stati Uniti in Marina, al suo ritorno dalle battaglie nell’Oceano Pacifico McGuire trova ad attenderlo pure un nuovo lavoro: quello di head coach di Saint John’s, sia della squadra di basket che quella di baseball.

E con l’aiuto di Gotkin riesce a rastrellare i  migliori talenti della Big Apple portando i Johnnies alle Final Four del 1952 e vincendo 102 partite in 5 stagioni dopo aver portato pure la squadra di baseball alle college world series del 1949 diventando uno dei tre soli coach ad aver raggiunto tali traguardi nei due sport.

Lennie Rosenbluth
Lennie Rosenbluth

Nel frattempo parecchio più a Sud all’Università del North Carolina di Chapel Hill hanno deciso di provare a cambiare registro stufi del dominio dei rivali di North Carolina State guidati dal mitico Everett Case, giunto anni prima dall’Indiana e divenuto il vero padre-padrone del basket in quello stato.

Offrono così il lavoro a McGuire che già conosceva la vita dolce e tranquilla di Chapel Hill essendoci stato per alcuni mesi con la Marina al V5 training program, aveva amici là e la sua famiglia stava crescendo ed il suo figlio minore Frank jr era nato con una paralisi cerebrale infantile. McGuire accetta così convinto di portare la sua famiglia in una realtà più tranquilla e familiare rispetto a NYC.

Porta con sé anche il suo braccio destro Buck Freeman e soprattutto i suoi contatti newyorkesi.

Ad agosto del 1952 arriva in North Carolina ed al Campus diventa presto una celebrità coi suoi modi di fare cittadini e la sua simpatica arroganza. E presto, grazie anche a Gotkin, cominciano ad arrivare dalla New York anche i migliori talenti della città.

La grande svolta arriva nel 1954 quando a UNC può giocare, dopo l’anno  nel freshmen team,  il più grande talento espresso dal basket di NYC in quegli anni. Il suo nome è Lennie Rosenbluth e non a caso è ebreo. Nel suo anno da sophomore l’ala viaggia 26.7 punti a partita portando il suo golden touch ad una squadra che annoverava anche Tommy Kearns e Bob Cunningham come guardie, Pete Brennan come ala forte e Joe Quigg come centro oltre a tre buone riserve come Tony Radovich, Bob Young e Danny Lotz.

Alla stagione 1956-57 North Carolina, con Rosenbluth ormai senior, è pronta per decollare e coach McGuire già ad inizio stagione gira per il campus con una fiammante Cadillac color Blue Carolina regalatagli dagli alumni. Una tendenza ad interpretare le regole NCAA alla sua maniera che pagherà qualche anno dopo.

Ma la squadra è formidabile.

Ci sono solo un paio di piccoli problemi con Rosenbluth.

i migliori giocatori del torneo NCAA del 57
i migliori giocatori del torneo NCAA del 57

Lennie è uno dei peggior ipocondriaci mai transitati su un campo da basket tanto da avere il terrore di mangiare cibo al di fuori di Chapel Hill e di dormire negli hotel in trasferta, pena le peggior malattie in agguato. Ad una trasferta a Wake Forest la stella dei Tar Heels è pallido come un cencio e McGuire gli dice prima della gara: “Lennie… chiaramente stai per morire e non voglio che ti accada al di fuori di Chapel Hill. Allora rivestiti che ti riportiamo al Campus così potrai morire in pace…” fra le risate dei compagni di squadra. Pubblicamente umiliato Rosenbluth abbassa la testa e va regolarmente in campo segnando 30 punti e trascinando i Tar Heels alla vittoria.

L’altro problema è che il suo talento e la sua personalità erano decisamente ingombranti generando forti gelosie nei compagni di squadra. Ad inizio stagione ‘56-‘57 McGuire convoca la sua star nell’ufficio e gli parla chiaro “Ora tu vai coi tuoi compagni a cena e vi chiarite per bene. Non mi interessa cosa diavolo vi dite e come vi arrangiate a sistemare la questione. Per me potete prendervi pure a cazzotti ma da domani voglio che la squadra sia unita e tu sia il loro leader” dandogli una ventina di dollari per la cena chiarificatrice.

Il mattino dopo all’allenamento Rosenbluth va dal suo coach “Ci siamo parlati ed abbiamo sistemato tutto, alcuni problemi erano nati a causa mia ed altri a causa loro. Ma non ti devi più preoccupare di nulla, coach”.

E così fu. La squadra vola. Batte South Carolina di poco e deve lottare duramente con Holy Cross, poi spazza via Utah al Dixie Classic vincendolo superando poi Duke e Wake Forest.

North Carolina è al numero 2 del ranking perché nel MidWest c’è un vero fenomeno che sta trascinando di peso i Kansas Jayhawks. Si chiama Wilt Chamberlain.

McGuire coi suoi Tar Heels
McGuire coi suoi Tar Heels

Ma quando Kansas perde una gara a metà Gennaio, i Tar Heels ancora imbattuti diventano i numeri 1 della NCAA. Chiudono la regular season 24-0 ed al torneo della ACC vengono trascinati dalla loro star ipocondriaca coi seguenti numeri: 45 punti contro Clemson, 23 contro Wake Forest (ma col gioco decisivo da tre punti nel finale di una gara vinta 61-59) e 38 in finale contro South Carolina.

L’assalto di Rosenbluth al titolo continua al Torneo NCAA. Ne mette 29 nella vittoria contro Yale 90-74, 39 nel trionfo con Canisius 87-75 e 23 nella gara vinta contro Syracuse 67-58 che porta Carolina alla sua seconda Final Four dopo quella del ‘46.

In semifinale i Tar Heels trovano Michigan State mentre Wilt Chamberlain e Kansas hanno appena spazzato via San Francisco 80-56.

Decisamente più dura sarà la sfida cogli Spartans. Per diciotto volte i due team si sorpassano a vicenda e nessuna delle due squadra avrà mai più di sei punti di vantaggio. Alla fine dei tempi regolamentari due liberi di John Green di MSU manda le squadre ai supplementari ed alla fine del primo overtime ci pensa Brennan con un tiro in sospensione dalla media a pareggiare a tre secondi dal termine. Di nuovo Green con un tap in a sette secondi dalla fine manda le due squadre esauste ad un nuovo supplementare.

Terzo overtime e non è una sorpresa: ci pensa Rosenbluth a chiudere la questione.

Due suoi canestri dalla media chiudono infatti la gara che termina 74-70 con 31 punti di Lennie.

Ora McGuire ha 48 ore per far riposare la sua squadra e per pensare ai 213 centimetri di Wilt the Stilt a cui può opporre solo Joe Quigg alto due metri e cinque e con nemmeno un briciolo dell’atletismo di Chamberlain.

McGuire ha due idee.

Tatticamente vuole eseguire una gabbia con una difesa a zona che letteralmente collassa con quattro uomini attorno al centro di Kansas lasciando tutto lo spazio possibile agli altri quattro Jayhawks. E poi vuol metterla sul piano psicologico invitando i suoi giocatori a mostrarsi spavaldi di fronte alla stampa e mandando per la palla a due di inizio gara il suo giocatore più piccolo ovvero Kearns, solo 1.78, per mettere la star di Kansas in imbarazzo.

Ed il piano funziona perché Chamberlain fatica a ricever palla mentre i suoi compagni sparacchiano da fuori tirando col 27% dal campo nel primo tempo con UNC che conduce 29-22.

La gabbia su Chamberlain
La gabbia su Chamberlain

Nella ripresa le cose cambiano radicalmente. I Jayhawks cominciano a segnare da fuori ed a 10’ dal termine conducono 40-37 quando il loro coach Dick Harp commette un terribile errore decidendo di “congelare la palla” coi suoi uomini a passarsela senza più attaccare, sfruttando il fatto che non esisteva nessun conteggio dei 30” a quei tempi.

Harp ci fece un grande favore – ricorderà poi Rosenbluth – dopo i tre supplementari contro Michigan State eravamo sulle ginocchia. Congelando la palla Harp ci diede la possibilità di respirare e riprendere forze ed inoltre non ci caricammo di falli. McGuire ci ordinò di stare fermi e di attaccarli solo a cinque minuti dal termine” e quando McGuire alza la mano arriva il segnale di cominciare ad andare a caccia del pallone e di far fallo per mandarli in lunetta.

Ad 1 minuto e 45 secondi dalla fine Rosenbluth commette il suo quinto fallo e Kansas è ancora sopra di tre punti 46-43 tanto che Chamberlain pensò di avere il titolo NCAA in mano.

Non ancora.

Gene Eltsun, il miglior tiratore di liberi di Kansas, sbaglia un paio di uno più uno ed i Tar heels pareggiano sul 46-46 andando di nuovo ai supplementari.

Ma stavolta Rosenbluth coi suoi 28 punti di media è seduto impotente in panchina.

Senza la star si può solo battagliare e dove c’è battaglia c’è Frank McGuire.

Nel primo supplementare le due squadre segnano solo un canestro a testa, nel secondo non segna proprio nessuno ma in campo è letteralmente una guerra tanto che Chamberlain e Brennan entrano a contatto su una palla contesa cominciando un accenno di rissa. Harp si lancia in campo “Volevo fermare la rissa…” e McGuire non esita a seguirlo. Parte un alterco: McGuire insulta Harp ed una riserva di Kansas dà un pugno nello stomaco al coach di Carolina.

Ripristinato a fatica l’ordine, la gara riparte e Kearns prima segna in entrata e poi mette un paio di liberi, gli risponde Chamberlain con tre punti e dopo qualche tiro libero Kansas è ancora in vantaggio 53-52 a venti secondi dal termine del terzo overtime.

Ci vuole un nuovo miracolo.

Il miracolo dei ragazzi del ’57.

A sei secondi dal termine Joe Quigg attacca Chamberlain e si porta a casa due tiri liberi “Ero nervosissimo, non facevo altro che pensare che quei due tiri liberi potevano significare il titolo NCAA ma non potevo deludere i miei compagni…” ricorda il centro dei Tar Heels che dopo quel giorno cominciò una proficua carriera di dentista a Fayetteville.

L’assistant coach Buck Freeman lo chiama e gli mima il gesto di eseguire il tiro spezzando il polso e di seguire la palla con le dita.

Il primo tiro libero si stacca perfettamente dalle sue dita ed entra “Nel momento esatto che lasciò la mia mano capii che la palla era destinata ad entrare”.

L’arbitro gli restituisce il pallone, Quigg prende un profondo respiro e tira “Il secondo tiro fu meno difficile, avevo rotto il ghiaccio ed avevo preso le misure”.

Solo rete.

Mancano tuttavia sei secondi Kansas vuole dare palla a Chamberlain ma ancora Quigg aggira The Stilt e devia la palla verso Kearns che la lancia verso il soffitto per far morire il cronometro con la palla in volo.

Finale: North Carolina 54 Kansas 53 dopo tre supplementari.

Trentadue vittorie, zero sconfitte. Un record che solo l’Indiana di Bobby Knight pareggerà una ventina di anni dopo.

Ed il primo titolo NCAA di University of  North Carolina at Chapel Hill.

Ed ecco il film, rarissimo, della finale 1957