I Supereroi NBA – Chi è dotato di veri superpoteri?

Nel mondo NBA non ci sono esseri umani normali, lo sappiamo. Ma da qui a definirli dei veri e propri supereroi, sembra quasi esagerato. Eppure, nel 2011 la Marvel realizzò alcune copertine di ESPN che raffiguravano LeBron con lo scudo di Capitan America, i Big Five di Boston (Pierce, Garnett, Allen, Rondo e O’Neal) con la tuta di Lanterna Verde, e così via. Se veramente i giocatori NBA fossero supereroi, in quale di essi possiamo identificare Spiderman e soci? Lo possiamo sapere solo vedendo comportamenti, statistiche e percentuali dei giocatori, nel corso della stagione appena passata.

SUPERMAN – Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana.” Così, in “Kill Bill, Volume 2”, viene indicato Superman con il suo alter ego da Bill Gunn, al secolo David Carradine. Allo stesso modo, i Miami Heat di gara 5 delle Finals rappresentano la critica di LeBron James ai cestisti non comuni. Non sono certo io che do questa definizione del figliol prodigo dei Cavs, ma Flavio Tranquillo nella telecronaca di Gara 5 tra Cavs e Pistons, Finali di Conference del 2007. Anzi, a essere corretti “The Voice” aveva indicato quel ragazzo come “Superman misto ad altri supereroi”. Veloce, forte, con la corazza incorporata, leader carismatico (“Follow my lead”) e trascinatore sul campo (per il primo tempo di gara 5 ha seminato il panico tra gli Spurs). Dopo la legnata del 2011 da parte dei Mavericks è tornato pure a essere meno diva, e la lettera del 2014 era una dichiarazione d’amore verso il suo mondo. Non c’è dubbio che sia lui a impersonare il più famoso degli eroi, e non Dwight Howard, che pure ha “ereditato” il nickname di Shaq. Ora i suoi poteri tornano a casa. Sperando che l’inesperienza dei giovani Cavs e di Kevin Love non diventino la kriptonite che può contrastare la quinta finale consecutiva.

BATMAN – Misterioso, schivo, con divisa nera e dedito al bene della sua città, pur senza farsi vedere né sentire. Chi potrebbe vestire i panni dell’uomo pipistrello, se non Tim Duncan e la sua mai tolta maschera, tanto invisibile quanto impenetrabile? Il giustiziere di San Antonio si è appena infilato il quinto (!) anello della sua carriera e ha rimandato la chiusura del sipario all’anno prossimo (ammesso che sia davvero così …). Tutt’attorno, il suo mondo sembra quello costruito sul modello di tutti quelli che hanno interpretato Bruce Wayne, da Michael Keaton a Christian Bale. C’è un Robin, con le trecce e il numero 2, che presto prenderà il suo posto e c’è un Commissario Gordon, in panchina, che mantiene il suo ruolo ufficioso di comandante del team. C’è anche un Joker, assieme a Pinguino, Poison Ivey e tutti gli altri acerrimi nemici. E sono quei Miami Heat che prima l’hanno battuto nel 2013, poi sono stati da lui sconfitti a Giugno. Se non gli fanno una statua, come alla fine de “Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno”, allora qualcosa non quadra.

SPIDERMAN – Il giocatore più adattabile, acrobatico e che, da ogni posizione, può essere pericoloso. I suoi tiri possono entrare da ogni parte, con le posizioni più impensabili e sono efficaci come il veleno del ragno he ha morso Peter Parker. Parliamo dell’MVP della Lega, Kevin Durant. 32 punti a partita con il 50% dal campo e il 34% da tre punti, per uno che basta che tocchi palla e raggiunge la tela della rete come niente fosse. Le braccia lunghe e le gambe altrettanto gli permettono di essere pericoloso tanto da fuori quanto in penetrazione. Sarebbe un giocatore che meriterebbe una chance di vittoria. Ma i Thunder lo stanno rendendo solo, e l’accordo con Jay Z, nel corso di quest’anno, ha fatto uscire il Venom che c’è in lui.

IRON MAN – Nei panni di Tony Stark ci troviamo Kobe Bryant. Il personaggio gli calza a pennello, e non solo perché nelle copertine di Marvel per ESPN il Black Mamba ha un braccio bionico. Intelligenza, cestistica e non, superiore alla media dei giocatori, pubbliche relazioni buone e i fan che lo idolatrano come un dio. Una persona lavorativa, molto esigente verso sé stesso e verso gli altri al punto di preferir lavorare da solo, piuttosto che con degli incompetenti. Arrogante e borioso, pure. Vola e colpisce in ogni modo, andando a segno come gli pare e piace. Come Stark, non si pone mai limiti, puntando sempre più in alto rispetto a quello che è un livello alto, per lui “decente”. Per di più, ha iniziato a fermarsi “solo” da un anno e mezzo a questa parte dopo tutti gli acciacchi presi e sui quali irrimediabilmente ha marciato sopra con cocciutaggine e testardaggine, che non gli fanno risparmiare gli applausi. Ogni armatura diventa meno efficace, anche se ti chiami Kobe. E alla fine sei costretto a lasciarla, per tornare tra i comuni mortali.

WOLVERINE – Kevin Garnett. Barba incolta e riti tribali nel prepartita lo rendono perfetto come X-Man, così come l’aggressività in campo nei momenti fondamentali (in questa versione di Brooklyn, molto meno rispetto al passato), sfoderando la sua abilità in difesa mettendo le lunghe braccia addosso al pallone con 0.8 rubate a partita e 6.9 punti con il 52% dal campo. Facendo tutto ciò con un senso animalesco della partita che lo porta a sbranare compagni che sbagliano e avversari che si mettono in mezzo. Garnett è sempre stato un trascinatore e, al momento del bisogno, il primo a fare introspettiva e a cercare di crescere. Non sarà stato difficile vederlo allenarsi quest’estate, come James Logan, e prepararsi alla prossima grande sfida: tornare in quintetto, come gli ha confermato coach Lionel Hollins.

HULK – A contendersi il ruolo del mostro verde ci sono due bestioni di tutto rispetto, suscettibili quasi quanto lui. Sono DeMarcus Cousins e Blake Griffin, che con 16 tecnici dimostrano di non essere due stinchi di santo. Nella disputa la spunta il centro dei Kings, che commette 3.8 falli a partita, rispetto ai 3.3 del suo concorrente, aggiudicandosi così il poco onorevole titolo di giocatore più falloso di tutta la NBA. Pensate se fosse venuto anche Griffin ai Mondiali in Spagna: di Valanciunas, nella rissa contro la Lituania, sarebbe rimasto un ammasso informe!

I FANTASTICI 3 – Abbiamo la “La Cosa” e “Mr. Fantastic”. Molto amici, collaborano assieme all’interno del loro team per risolvere le avversità, con uno che compensa la forza con la sfuggevolezza e l’elasticità dell’altro. Un po’ come DeAndre Jordan e Chris Paul. Al centro dei Clippers va il merito di essere molto cresciuto rispetto al 2013, soprattutto con il suo 73% dal campo e i suoi 12.5 rimbalzi a partita nel corso dei playoff. Dobbiamo aggiungere anche le 30 schiacciate e una presenza in campo davvero unica, mix di forza bruta e potenza. Il merito è di quel playmaker che gli dà meraviglie di assist. Dei 10.3 assist di CP3 durante i playoff, molti sono andati al compagno con il numero 9. Chris è un vero e proprio MR Fantastic, perché è infferrabile, imbattibile dal palleggio e con una visione di gioco talmente ampia che anche un passaggio no look arriva come fosse occhi fissi e palla al petto.. non è che magari le ha davvero, le braccia elastiche? Chi si accende rapidamente, come la “Torcia Umana”, è invece uno dei loro ultimi avversari ai playoff. Il supereroe dato a Klay Thompson è frutto della sua statistica al catch and shoot. 9.2 punti a partita ottenuti così, con percentuali del 44.7% dal campo e 44.4% da tre punti. Una torcia incandescente che ha illuminato anche i Mondiali e contribuito alla medaglia d’oro.

THOR – Dirk Nowitzki sembra disceso da Asgard sulla Terra. Biondo, occhi azzurri, sembra non voler invecchiare, portando i suoi Mavericks fino a gara 7 contro i futuri campioni degli Spurs, a 21.7 punti di media nel corso della stagione (19 nella serie contro San Antonio). Certo, c’è quell’8.3% da tre punti e il 40% dal campo che fa da contrapposizione. Ma come il martello per il semidio, così i Mavericks prendono ordini solo da lui e non obbediranno a nessun altro finché il tedesco ci sarà.

CAPITAN AMERICA – Il fedelissimo alla maglia, il leader. Nella difficoltà, lo stratega che permette di superare le difficoltà. Capitan France, forse meglio. Perché nei panni del supersoldato c’è Joakim Noah. Il centro dei Bulls ha sempre avuto carattere ed è diventato il secondo violino alle spalle di Derrick Rose, portando i Bulls alle Finali di Conference del 2011. Dall’anno dopo, il suo ruolo è aumentato a causa di quel maledetto infortunio al ginocchio del numero 1. La vera svolta è avvenuta il 7 gennaio 2014: senza Rose e con la cessione di Deng, Joakim si è preso il team sulle spalle e ha portato Chicago al quarto posto ad Est, venendo seguito dal resto del team, come se le sue parole e i suoi gesti fossero la linfa vitale di un team voglioso del miracolo. Nonostante la dura eliminazione contro Washington, ha lottato con i suoi 10.4 punti e 12 rimbalzi di media, unico dei Bulls con doppia doppia di media.

FLASH – Il giocatore più veloce della Lega. In tanti si disputano questo appellativo: John Wall, Damian Lillard, Oladipo. Ma la vera velocità non è quella dello Skills Challenge, bensì quella ottenuta sul campo. Ed è Tony Parker, con una velocità media di 7.4 km/h, ad aggiudicarsi il Flash del 2014. Anche se il compagno di squadra Patty Mills ha registrato una media di 7.88 km/h, Parker ha coperto nei PO una distanza di 88 km, contro i 45 dell’aborigeno. Inoltre, Parker guida la postseason con 10.8 “drives” (i tocchi di palla da 6 metri dal ferro ad almeno tre), con 6.3 punti a Drive.