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Il codice di Michael Jordan e il motivo per cui non parla più con Charles Barkley

Terzo appuntamento con la rubrica dedicata agli aneddoti e agli episodi meno conosciuti riguardanti Michael Jordan, che ci servono per comprendere il più possibile la psicologia di un uomo tanto vincente quanto complesso. Nelle precedenti puntate abbiamo parlato della volta in cui distrusse la fiducia di Muggsy Bogues e di quando tentò di sviluppare Kwame Brown con il suo particolarissimo modo di fare, ottenendo però l’effetto contrario.

Oggi, invece, ci occuperemo di quello che viene definito “il codice di MJ” e della sua violazione da parte di Charles Barkley. Innanzitutto, in cosa consiste questo famoso codice? In parole povere, per entrare a far parte della sua strettissima cerchia di amici o di collaboratori, non devi mai permetterti di sfidarlo o criticarlo, ma devi sempre e ciecamente fidarti di lui. Insomma, Jordan ama circondarsi di sostenitori più che di veri e propri amici, di gente che riesca a vedere un lato positivo anche quando difficilmente possa esserci.

Per quanto riguarda Barkley, invece, stiamo parlando di un giocatore che può vantare un’amicizia lunga decenni con His Airness, forse una delle più documentate e dettagliate nella storia della NBA, assieme a quelle tra Wilt Chamberlain e Bill Russell e tra Larry Bird e Magic Johnson. Da diverso tempo, però, Jordan non parla al suo vecchio amico di gioco, a cui ha tolto la gioia di un titolo quando nelle Finals del 1993 i suoi Bulls s’imposero per 4-2 sui Suns, nonostante Charles gli avesse confidato che sentiva che era destinato a mettersi al dito quell’anello.

Il motivo di questo silenzio da parte di MJ è da ricercare nel fatto che Barkley, come commentatore di TNT, qualche tempo fa aveva espresso delle critiche obiettive riguardo all’operato della leggenda dei Bulls in qualità di general manager prima e di proprietario di Charlotte poi. “Dissi che Michael non stava facendo un buon lavoro e che ritenevo che fosse circondato da persone non molto capaci – ha dichiarato Charles in una recente intervista all’interno del Seth Davis Show – Dato che mi era stata posta una domanda, non potevo esimermi dal rispondere con sincerità e di certo non potevo dire che Jordan stava operando bene, perché i risultati erano sotto gli occhi di tutti”.

Impossibile dare torto a Barkley. Tralasciando le varie scelte toppate da His Airness in sede di Draft e di mercato (Adam Morrison vi dice qualcosa?), sotto la sua proprietà i Bobcats sono diventati lo zimbello della NBA, quando nella stagione 2011-12 hanno perso 59 delle 66 partite disputate. Certo, negli ultimi anni le cose stanno cambiando e Charlotte si sta facendo un buon nome (anche se la squadra di quest’anno sta rendendo ben al di sotto delle aspettative), ma era impossibile non criticare l’operato di MJ in quel momento.

Jordan, però, ha quella natura ipercompetitiva che a volte gli annebbia la mente e gli impedisce di avere una quadro oggettivo delle situazioni, ma che soprattutto non gli permette di ammettere gli errori neanche col senno di poi. E così Michael ha preso molto sul personale le critiche di Barkley, che tra l’altro stava semplicemente facendo bene il suo lavoro. Torneranno amici in futuro? Chi lo sa, con MJ tutto è possibile…

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