Il vento è cambiato: è la volta buona per Milano? – L’angolo di coach Baldiraghi

Sarà la volta buona per Milano? Riuscirà l’Armani Jeans a riportare a Milano il titolo italiano dopo 18 lunghi anni di astinenza? L’ultimo scudetto in casa Olimpia è datato 1996: era la Stefanel (che sconfisse 3-1 in finale la Teamsystem Bologna di Myers e Djordjevic) guidata in panchina da Boscia Tanjevic e che schierava in campo Nando Gentile e Gregor Fucka, Rolando Blackman e quell’incredibile genio del gioco che risponde al nome di Dejan Bodiroga.

Poi il dominio della Virtus e della Benetton, il canestro di Douglas allo scadere in un Forum stracolmo a regalare lo scudetto alla Fortitudo e, per finire, la straordinaria “saga” della Montepaschi Siena, hanno costretto Milano a un lungo periodo di amarezze. Ora il vento sembra finalmente cambiato: in un periodo in cui la crisi economica mondiale si è fatta sentire moltissimo anche nel mondo dello sport (sponsorizzazioni in tono minore, società che chiudono), l’unica realtà della pallacanestro italiana veramente solida è l’Olimpia di Giorgio Armani. Il patron milanese ha investito parecchio negli ultimi anni, facendo spesso però scelte tecniche discutibili e senza riuscire a portare a casa titoli o risultati significativi: in questa stagione invece sembra che l’impianto della squadra sia davvero indovinato, vuoi perché le contendenti probabilmente non hanno avuto il potere economico per competere con Milano a livello di mercato, ma soprattutto per le ottime scelte operate in fase di costruzione della squadra.

A partire dal coach, Luca Banchi, l’allenatore Campione d’Italia in carica, che è sicuramente una pedina fondamentale del progetto Armani: è riuscito a dare alla squadra una precisa impronta di gioco (dopo un primo breve periodo di rodaggio) e un sistema basato su molti concetti risultati vincenti lo scorso anno con Siena. Innanzitutto in attacco molte situazioni di isolamento che vanno ad esaltare le caratteristiche individuali dei giocatori: 1c1 frontale di Gentile e di Langford (devastante quando riesce a “buttarsi dentro” in palleggio con la mano sinistra), 1c1 spalle a canestro per Samuels ma anche per Hackett, spesso marcato da avversari più piccoli.

Altra peculiarità importante del playbook offensivo dell’Armani è l’uso del pick’n’roll, giocato per trovare al più presto un vantaggio che vada a punire le scelte difensive: soprattutto quando gioca senza Samuels o Lawal, quindi senza un vero centro, Milano può piazzare sul perimetro tutti giocatori pericolosi nel tiro da 3 pt. Ma la cosa che più mi ha impressionato ultimamente dell’Olimpia di coach Banchi è stato l’atteggiamento difensivo: aggressività e ferocia incredibili, durezza nei contatti, rotazioni perfette e close out efficaci, alternanza delle difese (uomo-contro-uomo, zone pari e dispari, zone pressing) a seconda dell’avversario e del momento della gara. David Moss è il simbolo di questa mentalità: sempre concentrato in difesa, sempre piegato sulle gambe e con le braccia aperte, pronto ad anticipare o ruotare o scalare.

Il sistema è ben costruito e davvero forti sono gli interpreti che lo giocano: Milano ha una squadra lunga, duttile e con giocatori complementari, ha talento, forza fisica e mentalità e ad una squadra già forte in partenza si sono aggiunti in corsa Lawal e Hackett. Proprio l’arrivo di Danny Boy credo che sia stata la vera svolta di Milano: al di là delle straordinarie qualità individuali dell’americano di Forlimpopoli, il suo inserimento ha elevato alla grande il rendimento dei compagni. Ad esempio Jerrells, sollevato dal fardello di “regista titolare”, si è scoperto elemento di rottura importantissimo entrando dalla panchina, facendo un gran lavoro di pressione difensiva e ritrovando un tiro micidiale da 3 pt; gli 1c1 di Hackett (sia in palleggio che spalle a canestro) e le sue letture sul pick’n’roll, inoltre, aprono spazi incredibili per i compagni sia per situazioni di penetrazione che per il tiro da 3 pt.

Un altro giocatore che ritengo fondamentale in questo momento per l’Armani è Niccolò Melli, cresciuto moltissimo soprattutto dal punto di vista mentale: sono sempre più rari gli errori banali e le disattenzioni e sempre più frequenti le sue giocate decisive, sia di talento (tiro da 3 pt da scarico, 1c1 in palleggio) sia appunto “di testa” (una gran difesa, uno sfondamento preso, un rimbalzo strappato). E poi che dire di Langford, realizzatore pazzesco soprattutto “quando conta”, o di Alessandro Gentile, anche lui straordinario talento offensivo; abbiamo già detto di Jerrells e di David Moss, icona della difesa ma anche spesso decisivo (vedi gara al Forum contro Siena) con i suoi canestri da 3 pt da scarico dagli angoli. E poi i lunghi… oltre a Melli, sono sempre utili l’intensità di C.J. Wallace, la presenza dentro l’area di Samuels, la conoscenza del gioco di Kangur e lo straordinario atletismo di Lawal.

Insomma, Milano è la favorita d’obbligo per lo scudetto 2014. Ma, considerando il fatto che la Final Four di Eurolega si giocherà al Forum, non è che per caso i milanesi vogliono provare a dire la loro anche nel massimo torneo europeo?! Beh, sino ad ora il cammino nelle Top 16 è stato positivo (e lo sarebbe stato ancora di più senza il canestro di Planinic alla scadere da 3/4 campo a Istanbul!) e la vittoria nettissima sui campioni in carica dell’Olympiakos (proprio al Forum) mi fa pensare che Milano possa davvero giocarsi fino alla fine tutte le sue carte per cercare di guadagnarsi l’accesso alla Final Four, che da troppi anni non vede protagonista una squadra italiana: il cammino è ancora lunghissimo e le avversarie da battere davvero molto forti, ma l’opportunità di giocare le finali di Eurolega sul proprio campo l’Armani Jeans proprio non se la deve fare scappare! Alla prossima!

FOTO: Alessia Doniselli