La NBA e l’alimentazione: le quattro “diete” più strane degli ultimi anni

Nel corso dell’estate abbiamo tutti potuto vedere LeBron James perdere diversi chili ed entrare in uno stato di forma pressoché perfetto. Il segreto di questa sua trasformazione? Una dieta a base di carne, pesce, frutta e verdura, senza zuccheri, latticini e carboidrati, dalla durata di ben 67 giorni consecutivi. Sono tanti i tipi di dieta seguiti dai giocatori della NBA, alcuni piuttosto efficaci, altri totalmente senza senso. Andiamo a vedere le “diete” (obbligatoriamente tra virgolette, perché alcune non rispettano proprio il significato della parola) più strane emerse negli ultimi anni all’interno della lega.

STOUDEMIRE IL VEGANO – Personalmente non sono un amante dello stile di vita vegano, e sapere che lo conduce un atleta professionista mi lascia abbastanza perplesso. Sto parlando di Stoudemire, che in diversi periodi della sua carriera ha fatto a meno di pollo, maiale, pesce e qualsiasi altro tipo di prodotto di origine animale. In questo modo ovviamente è molto più difficile ottenere le proteine di cui si ha bisogno, ma Amar’e ha dimostrato di poter sostenere un fisico come il suo con questo particolarissimo tipo di dieta.

STEVE L’INSIPIDO – La dieta di Steve Nash è probabilmente la più famosa della NBA, pur essendo all’apparenza normalissima, dato che non richiede nessuna strana regola. A parte una: bisogna rinunciare al salato ed al dolce e mangiare il più possibile “al naturale”. L’utilità della dieta di Nash è comprovata dal fatto che una volta Steve ha costretto Jared Dudley, suo compagno di squadra ai tempi dei Suns, a seguirla: il risultato è stato che Dudley da paffutello si è ritrovato in forma come non lo era mai stato prima.

ROSE L’ORSETTO – Fino a qualche anno fa, la stella dei Bulls aveva una vera e propria ossessione per gli orsetti gommosi. Pensate che ai tempi del college per poco non è stato costretto a saltare la partita per il titolo nazionale tra Kansas e Memphis, a causa di forti dolori allo stomaco dovuti all’abuso degli orsetti gommosi. Negli ultimi tempi, complici anche gli infortuni, la dipendenza di Rose dai dolci è molto più controllata, anche perché adesso ha un cuoco personale che gli cura l’alimentazione.

CARON IL FRIZZANTINO – Già di per sé il digiuno non è proprio una grande idea quando sei un atleta professionista, se poi l’unica cosa che ingerisci è una lattina dietro l’altra di Mountain Dew, hai decisamente un problema. E’ questo il caso di Caron Butler, che con una media di sei lattine da circa mezzo litro al giorno, per un periodo della sua carriera ha sviluppato una dipendenza pericolosa. Da cui è riuscito ad uscire quando si è reso conto di stare veramente male: era arrivato al punto che si svegliava alle due di notte per bersi una Mountain Dew, poi un’altra appena sveglio, un’altra prima dell’allenamento e magari due prima della partita.