La storia di Rick Fox, dal threepeat con i Lakers ai riflettori di Hollywood

3 volte campione NBA, protagonista nella dinastia dei Lakers con Jackson, Kobe e Shaq, giocatore più sexy della lega, playboy di grande fama e attore di buon livello. Tutto questo, in estrema sintesi, è stato ed è tutt’ora Rick Fox, uno di cui tutto si può dire, tranne che abbia sprecato anche solo un secondo della sua vita. Il canadese è uno che ha sempre vissuto al massimo, senza porsi limiti e mostrando una certa apertura verso altri mondi ed altre esperienze lontane dalla NBA. Lega in cui si è costruito una buonissima carriera di tredici anni: non è mai stato una stella e mai finirà nell’Hall of Fame, ma di certo nella storia dei Lakers e nel cuore dei tifosi gialloviola occuperà sempre un posto speciale.

Nato in Canada nel 1969 da Dianne Gerace, nota atleta di salto in alto, Fox si è formato cestisticamente alle Bahamas, stato da cui proviene suo padre. Ad un certo punto, però, l’isola ha iniziato a stargli stretta e così ha completato il liceo ad Indiana, prima di sbarcare in NCAA nella prestigiosissima North Carolina. Tra le fila dei Tar Heels ha attirato le attenzioni del piano di sopra, svolgendo da senior un ruolo importante nel raggiungimento delle Final Four 1991 del Torneo NCAA. L’ala canadese ha lasciato UNC con un paio di record di assoluto rispetto: nei suoi quattro anni universitari, non ha saltato nemmeno una delle 140 partite in programma ed ha firmato il record dell’ateneo per palle recuperate (197).

La sua carriera ha avuto inizio nell’estate del ’91, quando è stato scelto al Draft con la n.24 dai Celtics. A Boston non è diventato una stella, ma si è affermato in qualità di “swinger”, ovvero di giocatore in grado di fare bene in tanti aspetti del gioco. Solo che lui non si limitava al “buono”, ma spesso oscillava tra “ottimo” ed “eccellente” ed era la gioia dei suoi allenatori, che sapevano di poter sempre fare affidamento su di lui, nel caso in cui le stelle della squadra andassero fuori giri. La stagione 1996-97, l’ultima con i Celtics, è stata la sua migliore dal punto di vista prolifico, avendo chiuso con quasi 16 punti di media in partita.

Nell’offseason del ’97 da free agent è sbarcato a Los Angeles, dove non solo ha toccato il picco della sua carriera, ma ha anche iniziato a fare una più stretta conoscenza con il mondo di Hollywood, da cui è sempre stato attratto. Nella sua prima stagione con i Lakers è stato il quarto miglior marcatore della squadra (12 punti di media), dopodiché ha perso il quintetto in favore di Glen Rice nelle seguenti due annate, ma non per questo ha svolto un ruolo meno importante per il team. Infatti, nonostante una personalità molto forte ed esuberante, Fox sul campo è sempre stato il compagno perfetto, anteponendo la squadra all’individualità: e così uscendo dalla panchina ha svolto un ruolo di assoluto rispetto nel three-peat dell’era Kobe-Shaq, guadagnandosi il rispetto di tutti i gialloviola ed in particolare di Phil Jackson, che lo considerava uno degli interpreti più intelligenti del suo triangolo. Non a caso l’ex coach dei Lakers, che adesso è il presidente operativo dei Knicks, aveva pensato anche a lui come nuovo allenatore di New York, ma alla fine la scelta è ricaduta su Derek Fisher.

La carriera di Fox si è chiusa nel 2004, all’indomani delle Finals perse contro ogni pronostico per 4-1 contro i Detroit Pistons. Mentre si divertiva ad infilarsi anelli al dito, se sul campo da basket le superstar indiscusse erano Kobe e Shaq, al di fuori Rick attirava l’attenzione come pochi altri. Nonostante gli enormi impegni che comportava l’essere un giocatore della NBA, peraltro della squadra più forte di quel periodo, il canadese già nel ’97 trovava il tempo per dedicarsi alla sua seconda passione più grande, la recitazione. E’ a quell’anno, infatti, che risale il suo primo ruolo importante in “Oz”, serie tv di successo della HBO, in cui interpretava il ruolo di un ex giocatore di pallacanestro, finito in una prigione di massima sicurezza per omicidio. Fox ha preso parte a questo show fino al 2003, e nel frattempo nel 1998 è anche apparso in “He Got Game”, il capolavoro di Spike Lee con protagonisti Denzel Washington e Ray Allen. Una volta detto basta al basket professionistico, Rick si è dedicato completamente alla sua carriera hollywoodiana: a partire dal 2005, è apparso in celebri serie tv come “One Tree Hill” e “Ugly Betty” ed ha anche preso parte ad un episodio di “Big Bang Theory”, uno dei programmi televisivi più seguiti di sempre. Nel 2010 ha partecipato al “Ballando con le stelle” in versione stelle e strisce, mentre l’ultima sua comparsa risale all’anno scorso, nella serie “Hit the Floor”.