Rubriche

L’allenamento del lunedì sera, tra sessioni di tiro al piattello, calcetto ed altre storie

Dal punto di vista prettamente didattico, l’allenamento del lunedì sera è un disastro. L’allenatore, come un professore in ritardo col programma, non vorrebbe perdere tempo prezioso per impartire i suoi dogmi alla squadra, però si rende conto che, non appena varcata la soglia della traballante palestra, di quello che passa il convento. Nessun giornalista ad attenderlo, nessuna fan assatanata in cerca di un autografo, bensì cinque/sei superstiti della partita del giorno prima che aspettano seduti in tribuna, facendo finta di non essere loro, sperando di passare del tutto inosservati. “E anche questo lunedì siamo in cinque!” Se ne esce così il coach, a metà tra la rabbia e lo sconforto. Questo però è solo il preambolo, perché ci sono due varianti su come sarà l’allenamento da lì a poco.

POST SCONFITTA – IL POMERIGGIO Nove volte su dieci, per non dire dieci su dieci che sembrerebbe troppo critico, in seguito ad una sconfitta segue sempre il solito copione. Alle 4 e mezza del pomeriggio arriva il primo laconico messaggio sul gruppo Whatsapp, timido, con riserbo, con l’intenzione di risultare quasi inosservato. “Scusate raga, ma stasera non ci sono. Sono a pezzi!” Quello che tutti sanno, e che nessuno ha il coraggio di ammettere, è che stavano tutti aspettando il primo coraggioso che prendesse l’iniziativa. Infatti il fenomeno che da qui ne deriva è alquanto singolare: iniziano a susseguirsi una sfilza di “neanche io, febbre”, “scusate, caviglia gonfia”, “ho mal di pancia” che farebbero invidia a qualsiasi reparto di geriatria del mondo. Dunque, dopo cinque minuti di squilli del telefono, prende in mano la situazione il coach, che cerca di dissimulare la rabbia con un “Quindi quanti siamo?”. A quel punto arriva qualcuno a cercare di salvare la situazione, il motivatore del gruppo, che in qualche modo prova a far valere il suo peso specifico nello spogliatoio. “Dai su, venite un po’, che ieri abbiamo fatto schifo!”. Puntualmente, dopo un’ora, arriva qualche convertito. Due, tre, quattro… alla fine sembra averne racattato un numero soddisfacente per far dire al coach “Va bene, allora a stasera”.

POST VITTORIA – IL POMERIGGIO Succede più o meno la stessa cosa, perché la fatica non conosce vittoria o sconfitta, con un’unica differenza: spunta l’under di turno, quello che non si ferma mai a fare il doppio allenamento, che dice “Stasera calcetto?”. Lascio all’immaginazione del lettore la trafila di risposte a questa domanda, diciamo, un po’ del “cavolo”.

POST SCONFITTA – L’ALLENAMENTO Partiamo proprio dai cinque/sei in tribuna di cui si diceva all’inizio. Hanno gli sguardi bassi, aspettano che arrivi ancora qualcuno, perché sanno che da lì a poco ci sarà il Discorso o la Sfuriata del coach. E non vogliono per niente essere loro le uniche vittime di questa ondata di impeto. Così, tra lo spauriti e l’annoiati, vanno a cambiarsi ed entrano in campo, direzione panchina. Ognuno ha la sua fasciatura, ha i segni della guerra appena persa sulla pelle, in una scena che fa il verso al time out prima della rimonta in Space Jam, con il condor interamente ingessato e Titti in incubatrice. Dopo dieci minuti che paiono secoli, arrivano gli ultimi sfaccendati, ancora in borghese, che dopo aver supplicato un perdono al coach si siedono al suo cospetto in attesa di sentire l’umiliante ramanzina. Dura mediamente dai dieci minuti (nei casi di sconfitta preannunciata) e può arrivare addirittura a coprire le intere due ore di allenamento, senza che nessuno trovi il coraggio di ricordare l’orario. Solitamente, dopo aver sfogato la rabbia per 120 minuti senza essersene minimamente reso conto, l’allenatore medio finisce il discorso dicendo “Dai, ora facciamo un buon allenamento.” Ops.

Ovviamente, una volta entrati finalmente in moto, pervade in lui la tentazione di farli correre, morire, sputare le viscere, però è un realista e si rende conto di cosa ha davanti: Raimondo Vianello e Mogol alle partite del Cuore erano sicuramente più reattivi. Il lungo fatica ad allacciarsi le scarpe, più di quanto non faccia di solito, il tiratore fa cilecca ad ogni tiro e purtroppo per questo genere di impotenze nemmeno il Viagra lo aiuterebbe, mentre il playmaker ha il palleggio in slowmotion che pare aver gonfiato il pallone ad elio. Con questa banda di scoppiati, si inizia a fare sessione di tiro, che rapidamente tramuta in sessione di chiacchiere e che inevitabilmente termina con una sessione di doccia anticipata. Per chi è sopravvissuto.

POST VITTORIA – L’ALLENAMENTO Ottenere la squadra al completo è impossibile persino dopo una vittoria, così ai cinque/sei puntuali si aggiungono un numero sufficiente di menti che facciano prontamente salire il totale a nove. “Come nove? No che sfiga, non si riesce nemmeno a giocare 5vs5.” Parole vane, perché appena finiscono di essere pronunciate, nel mentre in cui tutti si cambiano e si fasciano le solite ferite di guerra (scena vista in precedenza), un pallone spunta dal nulla ed inizia a rotolare fino al cerchio di centrocampo. Ma non è il solito Molten, bensì un vecchio Tango sgonfio. Perchè il lunedì, da che basket è basket, in caso di vittoria, si gioca a calcetto. Il decimo? Ovviamente il coach, che altrettanto ovviamente è l’esatto opposto di quello descritto precedentemente. Questo sorride, ride addirittura, e dopo un week end ad alta tensione anche lui, come i suoi giocatori, vuole solamente un pretesto per staccare la spina dalla pallacanestro. Almeno dieci minuti. Peccato però che le partite a calcetto, che iniziano nella migliore delle ipotesi con un “Facciamo dieci minuti così poi iniziamo”, rischiano di durare non solo due ore, ma anche quattro o cinque, a discrezione della tenuta muscolare dei ragazzi. Che improvvisamente sembra essere tornata quella dei giorni migliori. Quindi con il lungo a coprire la porta, il playmaker, che tendenzialmente è quello che se la cava meglio di tutti, a fare il funambolo ed il tiratore lasciato a marcire in un angolo, perché proprio coi piedi non ci azzecca, comincia la partita. Ricordate l’under che nel pomeriggio aveva chiesto se si giocasse a calcetto? Bene a lui è stato inibito il campo, è stata nascosta la borsa ed è stato ancorato al cronometro a tenere tempo e punteggio. E sia chiaro, questo non è assolutamente bullismo.

Il lunedì non è un giorno qualunque, non lo sarà mai. Sei incazzato, perché il week end è finito e perché sei tornato a lavorare/studiare. Sei incazzato perché vorresti saltare anche allenamento, ma non ci vuoi rimettere la faccia, no, e dunque ti presenti pur sapendo di andare verso una lunga serata. Magicamente però, quando entri in palestra, qualsiasi sia dei due modelli descritti quello che ti aspetta realmente, metti da parte il malumore, perché in fondo ti rendi conto che l’alternativa sarebbe stato un posticipo calcistico improbabile, davanti al divano, con una moglie/fidanzata/madre che non aspetta altra sera per trovare un pretesto per litigare. Meglio la strigliata del coach, palesemente.

P.s. I discorsi circa la presenza del roster dimezzato vanno tutti a farsi fottere nel caso in cui, per svariati motivi, qualcuno debba portare le paste. Quando si tratta di mangiare gratis, siamo un po’ tutti meno stanchi e più volenterosi. Dai che domani è martedì.