Cantù-Milano, sempre un gran derby – L’analisi di coach Baldiraghi

Il derby lombardo tra Cantù e Milano è una delle partite di maggiore fascino del nostro campionato, una rivalità storica che risale alle fine degli anni ’50 e che ha avuto il suo apice nella finale di Coppa Campioni del 1983 a Grenoble dove Cantù si issò sul tetto d’Europa vincendo 69-68 una meravigliosa partita contro i “cugini” di Milano (e sì, miei giovani lettori…in quegli anni le squadre italiane dominavano in Europa!).

L’ultima puntata di questa sfida si è giocata a Desio nella 29° giornata di campionato, ha vinto Milano 79-68, piazzandosi così al 4° posto in classifica e condannando Cantù alla quinta sconfitta nelle ultime 6 gare. La squadra di Scariolo è stata avanti sin dall’inizio, lanciata da un 1° quarto stellare di Alessandro Gentile autore di 16 punti (saranno 25 alla fine) e tenuta in linea di galleggiamento dalle bordate di Langford, gestendo poi nel finale il veemente tentativo di rimonta di Cantù affidato al cuore di Pietro Aradori (17 punti per lui).

Assolutamente opposto l’approccio, soprattutto offensivo, delle due squadre alla gara:

Cantù è forse (insieme a Siena) la squadra che gioca con le migliori spaziature del campionato, in particolare nelle situazioni di pick’n’roll in cui, grazie ad un assetto con Leunen da #4 a giocare fuori dalla linea dei 3 pt per sfruttare il suo tiro ma anche in qualità di “facilitatore” (termine coniato a proposito di Gasol nei Lakers e magistralmente interpretato in Italia da Stonerook a Siena; quasi un playmaker aggiunto pronto a giocare situazioni di alto-basso con l’altro lungo o a cambiare il lato per un nuovo pick’n’roll), riesce a posizionare benissimo tutti i giocatori (4 esterni + il rollante dentro l’area) creando spazi per attaccare con penetro-e-scarico e per trovare il più possibile tiri aperti. Nascono così situazioni di 1c1 per Aradori, tiri da 3 pt “da libero” per Tabu e Mazzarino, e schiacciate o tiri facili per Tyus e Brooks bravi a farsi trovare “al ferro” con il loro atletismo ma anche a punire le rotazioni difensive che l’ottima gestione dello spazio e l’idea di “cercarsi” irrimediabilmente vanno a creare: il “cercarsi” produce passaggi, costringe la difesa “a rincorrere” e la squadra di Trinchieri è bravissima, con pazienza e con precisa esecuzione, a trovare “il passaggio in più” (extrapass) che possa far tirare il compagno più libero.

Milano invece tende in attacco a “fidarsi” un po’ di più delle sue ottime individualità: molte situazioni di isolamento per la squadra di Scariolo, che, nel reparto esterni, sfrutta al meglio le capacità di 1c1 frontale di Green e soprattutto di Langford, e porta spesso a giocare i #3 spalle a canestro (molto cavalcato il gioco con blocco orizzontale sulla linea di fondo di #5 per #3, utilizzato da Ettore Messina nel CSKA per Siskauskas) puntando sulla fisicità e sul talento di Gentile e sull’atletismo di Hairston. Anche nella gara di ieri, soprattutto nei primi due quarti, Gentile è andato molte volte a giocare in pivot basso (soprattutto quando Cantù ha schierato il quintetto con i tre piccoli) trovando soluzioni per sè ma anche creando tiri facili per i compagni (Mensah-Bonsu da sotto e Green da 3 pt sul lato debole). Un po’ meno coinvolti offensivamente i lunghi (vista anche l’assenza di Bourousis) ma molto importanti, nell’ultima frazione, sono risultate un paio di giocate di Melli, certamente migliorato sia nelle letture che nel “mettere palla a terra” per attaccare frontalmente dal palleggio dopo finta di tiro e sfruttare la sua maggiore mobilità nei confronti degli avversari diretti.

Già detto del 1° quarto mostruoso di Gentile che ha dato un consistente vantaggio a Milano, credo che gli altri passaggi salienti del derby siano stati:
-la zona 2-3 di proposta da Trinchieri, che ha messo inizialmente in difficoltà Milano, consentendo a Cantù di recuperare il primo gap, anche grazie all’impatto notevole che Tyus ha avuto sulla gara alla sua prima apparizione in campo
-la fisicità messa in campo da Milano soprattutto con l’ingresso di Mensah-Bonsu
-le troppo palle perse anche banali di Cantù, con la squadra di Scariolo attenta a “sporcare” le linee di passaggio dell’attacco dei padroni di casa
-l’inizio dell’ultimo quarto, quando i canturini hanno schierato un quintetto con 3 lunghi (Brooks da #3, Mancinelli #4 e Tyus da 5) ed hanno avuto la possibilità di rientrare in partita con rimbalzi in attacco e quindi extrapossessi ma hanno sprecato l’occasione facendo 0/10 dal campo…
-la bravura nel finale di Milano a contenere le folate di Aradori, l’ultimo ad arrendersi, ed a gestire il vantaggio mettendo la palla nelle sapienti e sicure mani di Langford.

Ad una giornata dalla fine, con Milano al 4° posto e Siena al 5°, si prospetterebbe un primo turno di playoff interessantissimo con due delle aspiranti al titolo pronte a “scannarsi” già nei quarti di finale. Cantù, proprio in vista dei playoff, si deve ritrovare…certo che aver dovuto rinunciare a Markoishvili…